Aids: calano i casi in Liguria ma cresce la trasmissione per via sessuale

Nel 2018 nella regione il virus Hiv è stato diagnosticato a 99 persone, 58 delle quali a Genova. Oltre 3700 i casi dal 1984 a oggi

A 37 anni dal primo caso documentato, anche in Liguria si torna a parlare di Aids in occasione della giornata mondiale istituita il primo dicembre  per sensibilizzare sul rischio di contrarre il virus  Hiv  e sulle conseguenze di questa malattia auto-immune.

Nel 2018, in Liguria i casi totali di Hiv sono stati 99, 58 dei quali a Genova. A Imperia se ne sono registrati 14,11 a La Spezia, 8 a Savona e 8 fuori regione. Nel 2017 il totale dei casi registrato è stato pari a 110 casi (57 residenti a Genova, 11 a Imperia, 16 a La Spezia, 17 a Savona e 9 fuori Regione).

Dal 1984, anno in cui si è verificato il primo caso di Aids in Liguria, le notifiche provenienti dalle strutture cliniche liguri sono state 3.723, 3.310 dei quali riguardano persone residenti in Liguria. L’andamento dell’incidenza osservato nel corso degli anni tra i residenti liguri mostra una costante crescita sino al 1995, anno in cui si è raggiunto il picco epidemico (16,9/100.000 ab), cui fa seguito una netta e progressiva riduzione sino a 3,8 casi per 100.000 abitanti nel 2000.

Negli anni successivi l’andamento è stato oscillatorio, con valori di incidenza in riduzione compresi tra il 5,2/100.000 casi nel 2001 e l’1,9/100.000 nel 2015, anno in cui è stato raggiunto il minimo storico. Negli ultimi 6 anni la media, costante, è di 2 casi ogni 100mila abitanti. Il tasso di incidenza più alto è rilevato a Genova e provincia, con 2,5 casi ogni 100.000 abitanti, seguito dalla Spezia con 2,3 casi, Savona con 1,5 e Imperia con 1 caso ogni 100.000.

Analizzando a fondo i dati, dibattuti nel corso dell’annuale convegno di Anlaids, nel periodo 2001-2018 sono state notificate in Liguria 2.007 nuove diagnosi di infezione da Hiv, di cui 1.830 (91,2%) relative a soggetti residenti in Liguria e 178 (8,8%) in individui non residenti. Il che significa che, considerati i 1.986 casi segnalati, si può dire che in Liguria si sono presentate nei centri clinici, mediamente 2 persone la settimana cui è stata diagnosticata per la prima volta una positività al test sull’Hiv.

Le fasce d’età più interessate dal fenomeno risultano quelle 35-44 e 25-34 anni con valori, rispettivamente, del 32,3% e del 25,1%; seguono poi le classi 45-54 anni (21,0%) e gli over 55 (13,6%). Globalmente, tra i 25-54 anni, le 1.574 segnalazioni rappresentano la maggior parte dei casi (78,4%). Per quanto riguarda il sesso, le nuove diagnosi hanno riguardato, nel 28,3% dei casi segnalati tra il 2001 e il 2018, soggetti di sesso femminile, soprattutto nella fascia 15-19 anni (36,8%), seguita da quella 20-29 (33,8%). Globalmente le femmine eterosessuali costituiscono il 24,3%. 

Analogamente, tra gli eterosessuali maschi, le più alte proporzioni si osservano tra gli over 60 (47,3%) e 50-59 anni (45,2%). Complessivamente i maschi eterosessuali rappresentano il 31,0% delle nuove diagnosi in tutte le fasce d’età. Nei soggetti di sesso femminile, negli anni considerati, la trasmissione eterosessuale costituisce circa l’87,8% delle nuove diagnosi, seguita dalla tossicodipendenza con valori intorno al 7,0%.

Anche negli individui di sesso maschile i contatti sessuali rappresentano la principale categoria d’esposizione, con valori intorno al 81,0% del totale, seguita da tossicodipendenti per via endovenosa (IDU  11,3%). Preoccupante l’aumento dei casi di infezione dovuti alla trasmissione per via sessuale, che nel 2001 costituiva circa il 56,6% dei casi diagnosticati mentre nell’ultimo quinquennio si è attestata su valori pari all’84,6%.

Altro dato preoccupante, il fatto che il 45,2% dei casi di nuova diagnosi (36,0% nelle femmine e 52,3% nei maschi,) dichiarino di non conoscere lo stato del/i partner nei confronti dell’infezione da Hiv, elemento che suggerisce come spesso l’argomento non sia neppure menzionato nonostante i rischi e che spesso si traduce in una diagnosi tardiva: il 56,1% di tutte le nuove diagnosi da Hiv sono classificabili come late presenter (LP).

«Per poter identificare il maggior numero di persone positive al virus HIV, di recente è stata approvata, con deliberazione di Alisa, la possibilità di proporre alle persone ricoverate in ospedale, nella fascia 18/65 anni che vengono sottoposte a prelievo ematico, il test Hiv – ha spiegato Sonia Viale, vicepresidente e assessore alla Sanità di Regione Liguria - Si auspica, in tal senso, di poter riuscire a identificare il maggior numero di persone sieropositive, più precocemente possibile, per avviarle al trattamento, favorendo un’aspettativa di vita pressoché normale. L’Hiv è diventata ormai una malattia cronica, per questo motivo, bisogna consentire a chi è affetto da questa patologia una qualità di vita paragonabile a quella di altri pazienti cronici. Non bisogna abbassare il livello di attenzione, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e comunicazione».

La Liguria è inoltre eccellenza nella gestione dei casi e nell’efficacia della terapia: oltre il 90 % delle persone con infezione da Hiv non presenta Hiv-Rna rilevabile nel sangue, grazie all’efficacia della terapia, raggiungendo quindi l’obiettivo individuato dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Da circa un anno, inoltre, all’Ospedale Policlinico San Martino, ai bambini che nascono da madre Hiv in condizioni ostetrico-infettivologiche ottimali, non viene somministrata la chemioprofilassi con zidovudina, poiché le più recenti evidenze mettono in luce che, se il virus non è rilevabile nel sangue, non è possibile la trasmissione. Il Policlinico San Martino è tra i primi in Italia ad applicare questa strategia.

La seconda novità è che in questi mesi, nelle strutture di Malattie infettive delle Liguria, si sta introducendo la strategia di chemioprofilassi in grado di impedire l’infezione in oltre il 95% dei casi.

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