Referendum legge elettorale "Inammissibile", scontro tra Toti e il Pd

Bocciatura da parte della Corte Costituzionale per il quesito referendario proposto dalla Lega di Salvini e appoggiato anche dalla Regione Liguria (insieme ad altre 7 Regioni guidate dal centro-destra), volto a trasformare il sistema elettorale in un maggioritario puro

È stata bocciato dalla Corte Costituzionale il quesito referendario proposto dalla Lega di Salvini e appoggiato anche dalla Regione Liguria (insieme ad altre 7 Regioni guidate dal centro-destra), volto a trasformare il sistema elettorale in un maggioritario puro attraverso l'abolizione della parte proporzionale dell'attuale legge elettorale, il "rosatellum". Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro il 10 gennaio. 

Referendum Lega, cosa prevedeva?

Cercando di evitare il "politichese", il referendum proposto dalla Lega di Salvini eliminava la parte proporzionale dell'attuale legge elettorale trasformandola, di fatto, in un sistema maggioritario puro, ovvero con collegi uninominali all'interno dei quali si potevano trovare diversi candidati. Il seggio in palio sarebbe andato al candidato in grado di aggiudicarsi la maggioranza relativa dei voti, come accade nel Regno Unito e nella maggior parte dei Paesi anglosassoni, secondo il classico criterio "First past the post system", ovvero "Il primo prende tutto". Gli scienziati politici critici nei confronti di questo sistema sollevano il classico problema dei voti in senso assoluto. Ovvero, non è detto che chi prenda più voti nel Paese prenda anche più seggi e quindi la maggioranza in Parlamento. Paradossalmente un partito potrebbe arrivare secondo in tutti i seggi (o nella stragrande maggioranza) e totalizzare più voti di un altro, in grado invece di aggiudicarsi la maggioranza degli scranni del Parlamento, ma di prendere meno voti in termini assoluti perché privo (o quasi) di consensi in molti altri collegi (come accadde nel 1951 nel Regno Unito, il Partito Laburista pur classificandosi primo con il 48,8% dei voti perse le elezioni avendo raccolto solo 295 seggi contro i 321 del Partito Conservatore che si fermò invece al 47,9%) . Il problema sollevato dalla Corte Costituzionale, che ha quindi portato alla bocciatura del referendum, riguarda invece la creazione di una legge elettorale inapplicabile in tempi brevi, per la mancanza dei necessari collegi elettorali.

La Corte Costituzionale: «Inammissibile per eccessiva manipolatività»

La Corte costituzionale ha giudicato il quesito "inammissibile" per "l’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al Governo". Di fatto il quesito avrebbe lasciato in campo una legge elettorale attraverso la quale non sarebbe stato possibile votare subito, se necessario, proprio per la mancanza dei collegi elettorali.

Matteo Salvini, leader della Lega e principale promotore del quesito ha definito la decisione "Una vergogna". Intanto prosegue a livello nazionale il dibatitto sulla nuova legge elettorale. Movimento 5 Stelle e Partito Democratico puntano a un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5%, sul modello tedesco. La Lega invece pensa al vecchio "Mattarellum", un sistema elettorale misto con il 75% dei seggi assegnati in maniera maggioritaria attraverso collegi uninominali (in parole povere, chi prende la maggioranza relativa dei voti nel collegio si aggiudica il seggio) e il 25% assegnato con sistema proporzionale alla Camera e con un recupero proporzionale dei più votati non eletti al Senato, attraverso il meccanismo di calcolo dello "scorporo".

Referendum bocciato, Toti: «Torniamo alla Prima Repubblica»

La decisione della Corte Costituzionale non è piaciuta al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, che ha commentato:  «La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum, richiesto anche dalla Regione Liguria, per una legge elettorale maggioritaria. Gli elettori avrebbero finalmente potuto scegliere i propri parlamentari, le alleanze, il Governo del Paese prima del voto. Ora il rischio è che la maggioranza parlamentare voti una legge proporzionale, che ci riporterà alla Prima Repubblica, consentendo ai partiti di accordarsi dopo il voto, alle spalle dei cittadini, mandando a Roma una serie di raccomandati senza nessuna esperienza sul territorio». «La Consulta - ha concluso Toti - ha definito “eccessivamente manipolatorio” il referendum – continua Toti - Per noi eccessivamente manipolatorie sono solo le manovre di palazzo per non far votare e decidere i cittadini. Ma ormai va tutto al contrario».

Il Pd: «Giunta Toti non nuova a brutte figure»

Il gruppo regionale del Partito Democratico ha invece attaccato il governatore: «Come avevamo preannunciato sin dall’inizio la proposta referendaria della Lega sulla legge elettorale è stata giudicata inammissibile dalla Corte Costituzionale. Il referendum, se fosse passato, avrebbe dovuto essere auto applicativo, ma a quel punto sarebbero mancati i collegi elettorali. Purtroppo anche il nostro Consiglio regionale è stato coinvolto da questa operazione di propaganda, perché Toti si è sottomesso alle operazioni del suo principale alleato, Salvini. E così è stata forzata ancora una volta la mano e si è utilizzata l’Aula per approvare un provvedimento incostituzionale. D’altra parte la maggioranza di centrodestra ligure non è nuova a questo genere di brutte figure, visto che Toti e co. vantano il record assoluto di leggi bocciate dalla Consulta (dalla legittima difesa alle case popolari). Tutte norme fatte per solleticare il proprio elettorato, ma palesemente in contrasto con la Costituzione. Vorremmo sapere quanto è costata ai cittadini liguri quest’ennesima farsa. E soprattutto ci preme sottolineare, ancora una volta, come il centrodestra utilizzi le istituzioni per fare campagna elettorale. Toti è sempre di più lo zerbino della Lega e ancora una volta la nostra Regione ha fatto una brutta figura per compiacere le smanie elettorali di Salvini».

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