Corteo 30 giugno, Garassino: «Estromettere le zecche»

L'assessore comunale ha invitato la Cgil a tenere alla larga alcuni personaggi dalla manifestazione del 30 giugno. Pronta la replica della Camera del Lavoro di Genova, che se la prende con chi "nulla fa per chiudere le sedi di chiara ispirazione fascista"

Durante il question time in occasione della seduta di Consiglio comunale di martedì 26 giugno 2018, il consigliere di Fratelli d'Italia, Sergio Gambino, si è rivolto alla giunta per sapere se sono in corso indagini per risalire all'identità dei soggetti che hanno imbrattato i muri della città con scritte antifasciste, girando un video, postato sulla pagina Facebook di Genova Antifascista.

«Mi piacerebbe che tutti i partiti prendessero le distanze da questi vandali in maniera chiara e univoca, compresa la non partecipazione a cortei e quant'altro. Chiedo anche alla Cgil che organizza il corteo del 30 giugno di estromettere questi personaggi che vengono definite zecche, che in fondo zecche è anche un complimento, si potrebbe anche scendere ad animali anche meno decorosi», la risposta dell'assessore Garassino.

Appena appreso delle dichiarazioni dell'assessore, la Camera del Lavoro di Genova è intervenuta sulla questione con una nota. «L'evento - si legge -, orgogliosamente organizzato dalla Cgil insieme ad altre associazioni democratiche e antifasciste, parte dalla rievocazione dei fatti del giugno 1960 per confermare lo spirito antifascista della nostra città. A maggior ragione con quanto sta accadendo in Italia c'è bisogno di una forte partecipazione che confermi come una parte maggioritaria del nostro Paese creda fermamente nei valori della democrazia, dell'antifascismo, della solidarietà, dell'accoglienza e della tolleranza».

«Non abbiamo - conclude la Camera del Lavoro - chiesto il patrocinio di nessuno se non dei cittadini che verranno, pacificamente e festosamente, a manifestare con noi. Nessuno può permettersi di insegnare alla Cgil come deve comportarsi e con quali compagni intraprendere qualunque iniziativa. La nostra storia di difesa delle istituzioni e dell'ordine democratico parla per noi: chi non la conosce se la vada a leggere. Certe considerazioni sono di difficile comprensione per chi pensa di risolvere i problemi prendendo a calci gli immigrati, ed ha come compagni di viaggio chi, da rappresentante delle istituzioni ed avendo giurato sulla Costituzione, si permette di celebrare i caduti di Salò e che nulla fa per chiudere le sedi di chiara ispirazione fascista. Ma questo momento storico ci insegna come la decenza fatichi a trovare ospitalità in certa politica».

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