Alluvione: respinte le mozioni contro Burlando e Paita

Due mozioni, promosse dopo la recente alluvione, una che chiedeva le dimissioni di Burlando e l'altra di censura nei confronti dell'assessore Raffaella Paita, sono state respinte dal consiglio regionale della Liguria

Con 19 contrari (Centro sinistra e Nuovo Centro Destra) e 9 a favore (Forza Italia, Lega Nord e Lista Bisotti) è stata respinta la mozione che chiedeva le dimissioni del presidente della giunta regionale, Claudio Burlando, con riferimento alla recente alluvione che ha colpito Genova e il suo entroterra.

Respinta (con 18 voti contrari e 8 a favorevoli) anche la mozione di censura nei confronti dell'assessore Raffaella Paita. Prima della votazione si è tenuto un ampio dibattito.

Matteo Rosso (Forza Italia), uno dei sottoscrittori delle mozioni di sfiducia, ha chiarito che in questo momento, sul piano politico «sono da pretendere le dimissioni di Burlando» ribadendo che proprio mentre si sta discutendo «ci sono centinaia di persone che sollecitano queste dimissioni». H puntualizzato: «La gente vuole le dimissione di Burlando e Doria: di chi amministra questa città e questa Regione. La rabbia non è rivolta nello specifico verso un partito, ma contro chi amministra». Rosso ha continuato il suo intervento dicendosi «preoccupato per il fatto che l'attuale assessore Paita «possa in futuro governare la Regione per 5 anni». Ha chiarito che il suo è un giudizio di tipo strettamente politico. «Il ministro dell'ambiente ha detto che responsabilità cadono su chi ha gestito la protezione civile» ha detto Rosso spiegando anche che nei giorni dell'emergenza sono arrivate squadre di Protezione civile dalla Spezia, poi rispedite nella loro provincia perché anche lì c'era da fronteggiare l'emergenza. Citando un articolo di stampa, il consigliere ha inoltre voluto rimarcare che nei giorni dell'emergenza Paita ha taciuto. Poi, rivolgendosi nuovamente a Burlando, il consigliere ha ribadito che il presidente ha ricoperto numerosi incarichi in città e in ambito regionale e nazionale. «In trent'anni – ha detto – avrebbe ben potuto fare qualcosa per prevenire simili disastri». Ha quindi concluso che le dimissioni di Burlando e la revoca delle deleghe all'assessore Paita costituirebbero un atto di rispetto verso Genova e verso la Regione.

Massimo Donzella (Pd) ha detto che c'è sempre un limite invalicabile: la verità del fatto storico. E ha giudicate le due mozioni inconsistenti. Ha ricordato che il presidente Burlando aveva chiesto al Governo di finanziare integralmente una sola opera pubblica, il rifacimento del letto del Bisagno e che ad agosto ha scritto al presidente Renzi per sbloccare il contenzioso.

Luigi Morgillo (FI) ha annunciato che non avrebbe partecipato alla votazione e solo in parte alla discussione. «Stiamo attenti a quello che facciamo come centro destra e come Forza Italia, non si può chiedere alla giunta di fare delle cose e poi chiedergli di dare le dimissioni. Forza Italia deve darsi una linea e, se politicamente spara, deve sparare con pallottole vere perché quelle finte tornano al mittente. Le motivazioni infondate, come quelle che stanno alla base delle due mozioni, avvantaggiano il centro sinistra».

Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha detto che l'intervento di Morgillo testimonia la grande difficoltà del centro destra e ha ribadito la responsabilità di Burlando e del centro sinistra per l'emergenza alluvionale e per il mancato coordinamento della protezione civile che «ha funzionato peggio che nel 2011. Genova è stata trattata come una città di serie b. L'esercito non ha fatto la sua parte. Questo è dovuto anche al fatto che l'assessore Paita ha un cumulo esagerato di deleghe politiche».

Edoardo Rixi (Lega Nord - Liguria Padania) ha sostenuto che le mozioni presentate hanno un fondamento nel denunciare gli errori fondamentali fatti dall'amministrazione e fra questi lo spacchettamento delle deleghe nel settore ambiente. «Se si fosse tenuto conto delle piene centennali non si sarebbero costruiti mostri di cemento come la Coop e il Brico in val Bisagno. Durante l'alluvione per quasi 24 ore Genova è stata abbandonata e si è verificata una totale scollatura fra popolazione e istituzioni locali».

Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha rivendicato il fatto che solo il suo gruppo si è battuto per ladifesa del suolo e contro la legge che riduce le distanze delle costruzioni dai fiumi e ruscelli. Siri ha poi aggiunto che la cementificazione dei ruscelli e dei fiumi è un fatto bipartisan e che il vicepresidente Morgillo di Forza Italia non avrebbe votato la mozione di censura nei confronti dell'assessore Paita perché, come lui, è originaria della Spezia.

Antonino Miceli (Pd) ha giudicato le mozioni molto generiche e vaghe. «Cosa si imputa all'assessore Paita? Che i bollettini meteo fossero imprecisi? » Miceli ha aggiunto: «Del resto le mozioni di sfiducia hanno ottenuto 8 firme in un Consiglio di 40 membri, il minimo per necessario per esser presentate». Secondo Miceli «Forza Italia si sta facendo dettare la linea politica dal Fatto Quotidiano solleticando le reazioni più emotive dell'opinione pubblica».

Marco Melgrati (FI): «Se laminoranza oggi è rappresentata da 8 persone siamo orgogliosi di essere fra quei otto. La gestione regionale dell'emergenza è stata un disastro e non solo in questo caso. Basti ricordare che quando è crollato il ponte di Carasco non era stato dato l'allerta 1».

Alessio Saso (Ncd) ha detto: « È contraddittorio chiedere a qualcuno difare delle cose e dopo due ore chiedergli di dimettersi. E chiederglielo dopo che è stato votato quasi unanimemente un programma di cose concrete. Io nella minoranza non mi colloco. E' inelegante - ha aggiunto - il trattamento riservato a Gino Morgillo. Dire che non firma perché è della stessa zona dell'assessore Paita è ridicolo». Saso ha definito Forza Italia «un'accozzaglia di incoerenti politici e ha annunciato che il gruppo del Nuovo centro destra cambierà nome.

Alberto Marsella (Percorsi in Liguria) ha detto che le ragioni tecniche di queste due mozioni si sono sbiadite e che non ci si può arrogare di essere portavoce della popolazione: «Paita non si è presentata davanti alle Tv e ha fatto bene. La pressione dei mass media non riesce ad aiutare i cittadini».

Il presidente della Giunta Claudio Burlando ha ricordato che in caso di sfiducia si darebbe sciolto il Consiglio e sarebbe rimasto in carica solo il presidente della Giunta per gestire l'ordinaria amministrazione e questo per la durata di cinque mesi – il tempo che ci separa dalle elezioni - e in una situazione di emergenza economica e sociale. In questi mesi è meglio mettere da parte le divisioni e cercare di alleviare la sofferenza dei cittadini». Burlando ha ricordato le risposte che sono state date, attraverso una serie di opere, per la difesa del suolo. «Questo paese ha bisogno di una rivoluzione che si basi sulla realtà e non sulla demagogia. All'inizio la gente applaude chi vuole demolire, ma poi vuole delle risposte concrete».

Parlando della vicenda di Primocanale Burlando, si è scusato per l'errore fatto, frutto della tensione del momento. «Ho sbroccato e ho sbagliato a farlo però dietro all'attacco che si sta conducendo c'è un'operazione politica, la volontà di giocare legittimamente un ruolo politico. Ma è chiaro che questa operazione rischia di non fare un bel servizio ad una grande tv che ha al suo interno ottime professionalità. Quello che io temo è che le vittime di questa operazione saranno proprio le persone più deboli e i precari».

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Visto il risultato della prima votazione e il numero ridotto dei membri di maggioranza presenti Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria Padania) ha chiesto di rinviare la votazione della mozione di censura nei confronti dell'assessore Paita ma la proposta non è stata accolta e la mozione è stata votata e respinta a maggioranza.

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