Da Genova a Roma in bicicletta e ritorno, la piccola grande impresa di un genovese

Un ragazzo di 23 anni ha attraversato la penisola fino alla Capitale: «Viaggiare "lenti" entrando in contatto con la natura ti permette di conoscere persone e luoghi meravigliosi»

Genova-Roma in bicicletta e ritorno, sembra follia, ma non lo è. Un ragazzo genovese di 23 anni, Simone Patrone, ha deciso di trasformare questa pazza idea in realtà partendo da San Lorenzo della Costa, sopra Santa Margherita Ligure, in direzione Capitale, attraversando l'Italia solo con la sua bicicletta, la forza delle proprie gambe e soprattutto della propria testa, una tenda in cui dormire e tanta voglia di avventura, con l'obiettivo di far conoscere un nuovo modo di viaggiare molto”green” che sta prendendo piede anche in Italia e che ha già una definizione ad hoc: “Cicloviaggiatori”.

La sua avventura è iniziata giovedì 17 novembre e dopo sei tappe (una in più del previsto a causa di una deviazione obbligata per la chiusura dell'Aurelia) passando da La Spezia, Livorno, Grosseto, Tarquinia e Civitavecchia è arrivato nella “Città eterna” mercoledì 23. Dopo essersi fermato qualche giorno nella Capitale è ripartito per tornare a Genova attraversando nuovamente la penisola in direzione nord.

Lo abbiamo rintracciato a Fonteblanda, frazione di Orbetello in provincia di Grosseto, dove ha piantato la sua tenda per la decima tappa del suo viaggio, attualmente di ritorno in direzione Genova e ci ha raccontato alcune curiosità, ma anche i motivi che lo hanno spinto a compiere questa piccola grande impresa.

LE MOTIVAZIONI «Da almeno due anni progettavo questo viaggio e finalmente sono riuscito a realizzarlo, tra i motivi che mi hanno spinto a partire ovviamente la voglia di mettermi in gioco e di vivere un'avventura a contatto con la natura, ma decisivo è stato anche l'incontro a Genova con Elis, una “cicloviaggiatrice” conosciuta per caso e attualmente in giro per l'Italia in sella ad una bicicletta insieme al fidanzato» dice a GenovaToday.

100 KM AL GIORNO «Avevo pianificato dieci tappe tra andata e ritorno – racconta Simone - tenendo una media di 100 chilometri al giorno in sella alla mia bici, ma poi a causa dell'interruzione di un tratto di Aurelia all'andata ho dovuto farne sei quindi, a meno di ulteriori imprevisti nella risalita verso Genova dovrei chiudere con undici tappe totali. L'idea di partenza era quella di dormire, ove possibile, nella mia tenda fino all'arrivo a Roma».

LE TAPPE «Sono partito da San Lorenzo della Costa e la prima sera sono arrivato alla Spezia dove sono stato ospitato da un amico, poi sono ripartito alla volta di Livorno dove ho piantato la mia tenda in una pineta a Castiglioncello, frazione di Rosignano Marittimo. Il giorno successivo sarei dovuto arrivare a Grosseto ma a causa dei lavori sulla Strada Aurelia sono finito a Coltano, in provincia di Pisa, un paesino dove sono stato accolto con grande entusiasmo dagli abitanti che si sono mobilitati per trovare un posto dove potessi dormire con la mia tenda, alla fine sono stato ospitato da un uomo di nome Guido che mi ha permesso di piantare la tenda nel suo giardino e colpito dalla mia storia mi ha anche fornito alcune provviste per i giorni successivi. La notte non è stata delle migliori a causa della forte pioggia che ha colpito la zona, ma fortunatamente il maltempo è cessato la mattina successiva permettendomi di ripartire in direzione Roma cercando di recuperare qualche chilometro sulla tabella di marcia. Le due notti successive le ho passate sempre in tenda, la prima in un oliveto a Follonica e la seconda in un campo di ortiche ad Ansedonia entrambe località in provincia di Grosseto, ma non sono state semplicissime sempre a causa del maltempo quindi prima di arrivare a Roma, stremato dai 400 chilometri già percorsi e soprattutto da fango e pioggia, ho passato l'ultima notte a Civitavecchia dove ho affittato una stanza per la notte. Il giorno successivo, sono così arrivato nella Capitale anche se ad appena due chilometri dall'arrivo in città a causa di una buca ho rotto un supporto del portapacchi e un raggio della ruota, ma essendo vicino al traguardo ho proseguito avendo poi tutto il tempo a disposizione per ripararlo. A Roma ho trovato ospitalità proprio dal papà di Elis, la ragazza conosciuta a Genova che mi ha fatto conoscere meglio questo modo di viaggiare, lei ovviamente non c'era essendo in giro per l'Italia con la sua bici, ma ancora una volta è stata decisiva nella realizzazione della mia avventura».

I CICLOVIAGGIATORI «La cosa che più mi ha colpito nel corso del mio viaggio in bicicletta è stata l'umanità delle persone che ho incontrato, sempre disponibili a darmi una mano, ma anche tanti altri “pazzi” come me, o forse più di me. Per esempio un ragazzo conosciuto a Forte dei Marmi che sta andando a Berlino a piedi, un francese che sta effettuando il giro dell'Europa in bicicletta incontrato a Roma e la stessa Elis che ha dato un po' il via a questa mia nuova passione che da Roma è arrivata fino in Sicilia e presto partirà per girare tutto il mondo solo con la sua bici, probabilmente potrei accompagnarla anche io almeno per un tratto. Viaggiare, e viaggiare “lenti” entrando in contatto con la natura ti permette di conoscere persone e luoghi meravigliosi si tratta di un'esperienza che consiglierei davvero a tutti».

LE DIFFICOLTÀ «Ovviamente – conclude Simone – bisogna essere preparati fisicamente e mentalmente per intraprendere un'esperienza di questo tipo e bisogna essere consapevoli che le distanze che si possono coprire a un livello comunque amatoriale, non possono andare oltre i 100/120 chilometri al giorno, non più di 70 in caso di tratti ricchi di salite. E dopo tutta la fatica accumulata durante il giorno bisogna avere ancora le forze per montare la tenda dove passare la notte. Nel corso di questo viaggio ho iniziato a pedalare ogni mattina intorno alle 9 e mezza e non ho mai spesso fino al calar del Sole; ovviamente fermandomi per il pranzo o per uno spuntino e per visitare i paesi che ho incontrato chilometro dopo chilometro, ma senza esagerare con le pause perché spezzare il ritmo rende tutto molto più difficile. Il fattore mentale in un viaggio così impegnativo è fondamentale per arrivare in fondo».

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