«No agli allevamenti intensivi», la protesta in piazza di Greenpeace

I volontari del gruppo di Genova hanno manifestato in piazza Banchi con lo slogan “All you can M-Eat”, invitando i passanti a provare il “Menu degli allevamenti intensivi”: una lista di specialità invisibili di cui ci “nutriamo”, dall’insalata di nitrati alla zuppa di liquami

I volontari di Greenpeace del gruppo di Genova hanno manifestato sabato 30 marzo 2019 in Piazza Banchi con lo slogan “All you can M-Eat”, invitando i passanti a provare il “Menu PAC-co degli allevamenti intensivi”: una lista di specialità invisibili di cui ci “nutriamo”, dall’insalata di nitrati alla zuppa di liquami. L'obiettivo della manifestazione era denunciare un sistema di produzione alimentare insostenibile foraggiato anche dai soldi pubblici della Politica Agricola Comune, che rappresenta circa il 40 per cento del bilancio annuale europeo.

Iniziative analoghe si sono svolte contemporaneamente in 25 città italiane. L’Europa e i Governi stanno discutendo come sarà la nuova Pac dei prossimi sette anni e il 2 aprile a pronunciarsi sarà la Commissione Agricoltura europea. «Le istituzioni nazionali ed europee non possono più ignorare gli impatti ambientali dei prodotti di origine animale provenienti dagli allevamenti intensivi e alimentare un sistema altamente inquinante a scapito delle piccole aziende che continuano a scomparire», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura Greenpeace Italia. «Con il “menù creativo” proposto oggi alle persone - continua Ferrario - chiediamo loro di unirsi a noi per chiedere lo stop dei fondi pubblici agli allevamenti intensivi e il sostegno a modelli produttivi sostenibili».

Le grandi quantità di ammoniaca provenienti dagli allevamenti intensivi e i residui di pesticidi e fertilizzanti chimici legati alla produzione mangimistica, inquinano acqua, terra e aria. Recentemente l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha individuato negli allevamenti intensivi la seconda fonte in Italia per contributo all’inquinamento da “polveri fini”, più del settore industriale e del trasporto privato, indicando nella riduzione del numero dei capi e della loro densità una soluzione.

Anche il ricorso agli antibiotici, nonostante le tante dichiarazioni contrarie, istituzionali e non, continua ad essere elevato e comporta un rischio per la salute pubblica, come conferma un recente rapporto dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare sull’aumento della resistenza agli antibiotici in Europa. Per questo motivo a Roma i volontari hanno portato in Piazza San Cosimato anche una gigantesca bistecca con dentro una siringa di antibiotici.

«Come voteranno i parlamentari della Commissione, di cui l’italiano De Castro è Vicepresidente? Europa e Italia si sono impegnati per combattere il cambiamento climatico. Per farlo realmente e proteggere l’ambiente, la salute e lo stesso comparto produttivo devono avviare un processo di transizione verso una produzione sostenibile, rispettosa dell’ambiente, della salute e dei lavoratori», conclude Federica Ferrario.

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