In giro a Genova: la via dell'acquedotto storico

I segni dell’acqua nel paesaggio italiano sono diversi e straordinariamente affascinanti grazie al suo incessante scorrere, alle sue luci, alla sua voce. L’acqua insieme all’opera dell’uomo modella il paesaggio e condiziona la storia delle persone e della società, un’evoluzione naturale e culturale che ritroviamo anche quando camminando si è prossimi alla città.

La “Via dell’Acquedotto storico” – dopo il successo registrato da “I Forti della Superba” – è la seconda iniziativa del programma “Genova a Piedi” . Domenica 3 febbraio 2019 si camminerà lungo l’imponente opera architettonica che per quasi nove secoli ha garantito il rifornimento di acqua al capoluogo ligure.

L'approvvigionamento idrico della Superba e del suo porto, in epoca medievale, era limitato ai rii delle vallecole laterali al Bisagno. Solo nei secoli successivi, soprattutto nel Seicento, rispondendo alle nuove esigenze imposte dallo sviluppo economico e dalla crescita demografica, la Repubblica Marinara si adoperò per prolungare il tracciato e aggiungere altre prese più a monte.
Questo fino all’anno 1917, quando venne ratificato l’atto di non potabilità dell’acqua che fluiva nell’antico acquedotto civico di Genova, segnando così un rapido declino del condotto per assenza della necessaria manutenzione.

Ancora oggi il canale, a pendenza costante, si sviluppa a mezza costa per circa 25 chilometri, sul versante idrografico destro della val Bisagno, iniziando la sua corsa a nord della città.

Lungo il condotto sono ancora visibili mulini, chiuse, fornaci, ponti e opere che testimoniano stratificazione strutturali dall'epoca romana sino ai primi del Novecento.

L’esempio più imponente lungo questo monumento architettonico è rappresentato dai ponti-sifone e dai ponti-canale e proprio da uno di quest’ultimi, quello di Cavassolo, che con sei arcate scavalca il torrente Canate, ha inizio l’itinerario a piedi che terminerà presso il ponte-sifone di Molassana.

È proprio vero, l’approssimarsi della città non cancella la strana sensazione che si prova percorrendo la via dell’acquedotto: l’essere ancora in campagna, nonostante tutto.

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