"L'Expo delle meraviglie" in scena al teatro di Sori

La Stagione 2019/2020 di Soriteatro, diretta da Sergio Maifredi e prodotta da Teatro Pubblico Ligure nell’ambito della rete Teatri del Paradiso, prosegue giovedì 20 febbraio 2020 (ore 21) al Teatro di Sori con L’Expo delle Meraviglie di e con Massimo Minella, accompagnato sul palco dal fisarmonicista Franco Piccolo. Il sottotitolo spiega quale fatto storico artistico viene raccontato: l’esposizione internazionale del 1914 a Genova e il futuro della memoria. In un’Italia a cavallo tra l’euforia della Belle Époque e il trauma della prima guerra mondiale, a Genova nel maggio del 1914 c’è stato un momento breve come un soffio in cui il progresso ha mostrato il suo volto pacifico ed esaltante. Arte, scienza e tecnologia nelle loro espressioni più avanzate e innovative sono state l’oggetto di un’Esposizione Internazionale così straordinaria da fare nascere il desiderio di riproporre, a Genova, una nuova Expo Internazionale aggiornata, che riunisca con altrettanta fiducia i risultati raggiunti negli anni Duemilaventi unendo creatività, conoscenza e coraggio. Per lo spettacolo è previsto il servizio bus Atp gratuito, organizzato e offerto da Teatro Pubblico Ligure, una linea ad hoc dedicata al teatro: andata e ritorno da Genova, Bogliasco, Pieve, Recco e Camogli. Spettacolo: biglietto intero 15 euro, ridotto 12 euro.

Ventidue anni dopo l’Expo del 1892, assegnato per celebrare i quattrocento anni della scoperta dell’America, il Regno d’Italia affida nuovamente a Genova il compito di realizzare una grande esposizione internazionale da inaugurare nel maggio del 1914. Sarà proprio durante i giorni di questa Expo sensazionale e avveniristica, che trasforma Genova in una città delle Meraviglie, che quel periodo magico finirà, lasciando campo alla tragedia del primo conflitto mondiale. Ma nel maggio del 1914 c’è ancora tempo per sognare. A firmare l’esposizione è uno degli architetti più geniali del Paese, Gino Coppedé, che a capo di un team di professionisti esalta l’evento attraverso un crogiolo di stili, reso possibile da un’architettura effimera che dà libero sfogo alla creatività, realizzando i padiglioni in legno e cartongesso. In pochi mesi, dall’autunno del 1913 al maggio successivo, migliaia di operai realizzano fra la stazione Brignole e piazza di Francia, l’attuale piazza della Vittoria, uno spazio espositivo di oltre settantamila metri quadrati che si allunga fino al porto e alla collina di Carignano, con l’impiego di infrastrutture totalmente innovative in Italia come una monorotaia e una funivia e la realizzazione di un grande “Stadium” in stile neoclassico.

Il via ufficiale all’Expo è il 23 maggio 1914, mentre ancora gli operai sono al lavoro per completare gli ultimi dettagli dei padiglioni. Costo del biglietto, una lira, orario dalle 9 alle 19. A inaugurare l’evento sono i Reali d’Italia, il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena che arrivano alla Stazione Brignole accolti dalle autorità e da centomila persone che si sono date appuntamento fin dalle prime ore del giorno.
Nata inizialmente per concentrare la sua attenzione sui temi dell’Igiene, l’esposizione allarga i suoi interessi all’economia del mare, al colonialismo e ai rapporti con le Americhe, con un intento non solo celebrativo, ma strettamente collegato alle opportunità commerciali che si possono creare per l’Italia. Allora come oggi, c’erano le grandi aziende manifatturiere italiane a esporre i loro prodotti, ma c’era soprattutto una comunità pronta a rischiare e a mettersi in gioco. Una sfida ancora possibile?

Massimo Minella, vicecaporedattore dell'edizione genovese de “la Repubblica”, è autore di numerose pubblicazioni di narrativa per l'infanzia e di argomento storico-economico. Si occupa di economia marittima, industria e finanza, ma nel tempo libero ama sconfinare nella storia o, meglio, nelle storie, soprattutto quelle dimenticate e meno note. Dai suoi libri nascono mostre fotografiche e racconti teatrali messi in scena dal Teatro Pubblico Ligure. Ha fornito la consulenza storica e preso parte al docufilm Il nostro Papa, prodotto da Red Film e Lazos de Sangre in collaborazione con Rai Cinema.

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