“Shoah. Il dovere della memoria", incontro e mostra a palazzo Doria Spinola

Prosegue lunedì 27 maggio (ore 17, largo Eros Lanfranco 1) con “Shoah. Il dovere della memoria – Dal Nobel di Imre Kertèsz all’Oscar di Làszlò Nemes” la serie di iniziative dell’undicesima edizione di “Arte e Cultura a Palazzo Doria Spinola”. Protagonisti Pino Petruzzelli, Aldo Padovano e Giuseppe Giacomini che, attraverso le opere di Imre Kertèsz (Nobel per la letteratura nel 2002) e Làszlò Nemes (Premio Oscar per il miglior film straniero nel 2016), raccontano la Shoah nella cultura contemporanea. Nell’occasione inaugura “Shoah. Il dovere della memoria”, mostra curata da Daniele Grosso Ferrando che comprende opere di Geppo Monzio Compagnoni, Franco Buffarello, Enrico Merli e Corrado Leoni. L’esposizione è visitabile dal 27 maggio fino al 30 maggio e dal 7 giugno al 14 giugno, nel Loggiato Superiore di Palazzo Doria Spinola.

«L'Ungheria è stato un paese duramente colpito dalla Shoah – spiega Pietro Bellantone , organizzatore della manifestazione e Presidente delle associazioni Liguria-Ungheria e EventidAmare – con oltre cinquecentomila vittime. Attraverso le voci e l’esperienza di Pino Petruzzelli e Aldo Padovano, e tramite le opere di Imre Kertész, premio Nobel per la letteratura nel 2002, e László Nemes, Premio Oscar per il miglior film straniero nel 2016, vogliamo trasmettere testimonianze di coraggio e di speranza di uomini e donne che non si sono fatti piegare dalla furia distruttrice, contribuendo alla memoria collettiva in modo che il sacrificio di tante vite innocenti non sia stato vano». Dopo l’introduzione di Giuseppe Giacomini, Pino Petruzzelli leggerà alcuni tratti di “Essere senza destino” di Imre Kertèsz; dopo l’approfondimento di Aldo Padovano delle tecniche di ripresa del film “Il figlio di Saul” di Làszlò Nemes, Daniele Grosso Ferrando inaugura la mostra “Shoah. Il dovere della memoria”, visitabile dal 27 maggio fino al 30 maggio e dal 7 giugno al 14 giugno, nel Loggiato Superiore di Palazzo Doria Spinola. «Nulla come l'arte può abbattere le distanze – aggiunge Laura Repetto, Delegata per le Relazioni Esterne della Città Metropolitana di Genova – e trasmettere l'urgenza doverosa della memoria a chi non c'era: solo così si può guardare al passato per costruire un futuro di pace. Intendiamo ringraziare tutti gli organizzatori di quest’evento, che ci supportano nel nostro impegno attraverso le voci autorevoli di Imre Kertèsz e di Làszlò Nemes, coinvolgendo anche i nostri cuori con i dipinti di Geppo Monzio Compagnoni, Franco Buffarello, Enrico Merli e Corrado Leoni».

Si comincia alle 17, con la presentazione di Pietro Bellantone, Presidente delle associazioni culturali Liguria-Ungheria ed EventidAmare, alla quale seguono i saluti di Laura Repetto, Delegata del Sindaco per le Relazioni Esterne della Città Metropolitana di Genova. Alle 17.15 il Console Onorario di Ungheria per la Liguria Giuseppe M. Giacomini presenta il libro “Essere senza destino” di Imre Kertèsz, Premio Nobel 2002 per la letteratura. Segue la lettura di alcuni tratti del Romanzo a cura del regista, autore e attore Pino Petruzzelli. Alle 17.45 lo storico Aldo Padovano approfondisce la tecnica di ripresa del film “Il figlio di Saul” di Làszlò Nemes, Premio Oscar 2016 come miglior film straniero. Conclude l’evento l’inaugurazione, da parte dello storico dell’Arte e curatore Daniele Grosso Ferrando, della mostra “Shoah. Il dovere della memoria”, con opere di Geppo Monzio Compagnoni, Franco Buffarello, Enrico Merli e Corrado Leoni. L’esposizione è visitabile dal 27 maggio fino al 30 maggio e dal 7 giugno al 14 giugno, nel Loggiato Superiore di Palazzo Doria Spinola. «Quest’evento – conclude Giuseppe M. Giacomini, Console Onorario di Ungheria per la Liguria – mette in luce due eccellenze assolute della cultura ungherese contemporanea che, nel segno della Shoah, hanno reso la loro sublime testimonianza artistica. Mai come nel nostro tempo occorre essere testimoni e difensori militanti di questi valori che l’Europa migliore ha saputo conquistare alla fine di un tunnel d’orrore».

“Shoah. Il dovere della memoria – Dal Nobel di Imre Kertèsz all’Oscar di Làszlò Nemes” è organizzato da EventidAmare, Liguria-Ungheria e dal Consolato Onorario di Ungheria per la Liguria con il patrocinio del Consolato Generale di Ungheria Milano, dell’Accademia di Ungheria di Roma, Regione Liguria, Città Metropolitana di Genova, Comune di Genova, Camera di Commercio di Genova.

APPROFONDIMENTI

Imre Kertész (Budapest, 1929-2016) è stato deportato nel 1944 ad Auschwitz e liberato a Buchenwald nel 1945. Tornato in Ungheria, ha lavorato prima come giornalista, poi per mantenersi ha iniziato a tradurre (tra gli altri Freud, Nietzsche, Canetti, Wittgenstein). Il libro Essere senza destino (Feltrinelli, 1999; premio Flaiano 2001) per molto tempo non ha trovato un editore in Ungheria, una volta uscito è stato ignorato e il suo autore messo al bando. Kertész, che ha dovuto attendere il crollo del muro di Berlino per vedere riconosciuta la propria opera, ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2002. Feltrinelli ha pubblicato anche Fiasco (2003), Liquidazione (2005), Kaddish per il bambino non nato (2006), Storia poliziesca (2007) e Dossier K. (2009).

László Nemes è figlio del regista ungherese András Jeles, nasce a Budapest nel 1977 e si trasferisce presto a Parigi, dove studia storia, relazioni internazionali e sceneggiatura. Entra nel cinema come assistente alla regia, lavorando per due anni anche con Béla Tarr, mentre inizia a dirigere dei cortometraggi che ottengono un grande successo in molti festival internazionali: With a Little Patience (2007), presentato alla Mostra di Venezia e candidato agli EFA, The Counterpart (2008), in anteprima al Gijon International Film Festival, e The Gentleman Takes His Leave (2010), che fa incetta di premi in patria. Dopo essersi trasferito a New York per studiare regia, torna in Francia dove, grazie a una borsa di studio di Cinéfondation, sviluppa con Clara Royer la sceneggiatura de Il figlio di Saul. Nel 2012 entrambi continuano a lavorare sul copione del film per 7 mesi al Jerusalem International Film Lab. Il figlio di Saul segna infine l'esordio nel lungometraggio di Nemes e, grazie all'Oscar, al Gran Premio della Giuria a Cannes, al Golden Globe e a una trionfale accoglienza di pubblico e critica, lo impone da subito come uno dei più importanti autori della sua generazione.

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