When Forms Become Attitude, la mostra

When Forms Become Attitude – un paradigma rovesciato. Inaugura venerdì 12 luglio la prima mostra collettiva di Mixta, una galleria fluida di arte contemporanea gestita da artisti, a Genova, che ha l'intento di mescolare le idee e le persone favorendo uno scambio artistico ricco, che dia vivacità e respiro al panorama genovese.

L'inaugurazione, a ingresso gratuito, il 12 luglio presso lo spazio 21 dell'Ex Ospedale Psichiatrico di Quarto. Dalle 18 apertura spazio espositivo, dalle 19 live musicale.

Quando le forme diventano atteggiamento.
Questa formula descrive il processo dell'operazione artistica, riducendola in due fasi, una conseguente all'altra. La direzione del processo è determinata dalla parola become (diventano) che implica necessariamente un prima e un dopo. Tra le due fasi dell'operazione artistica, quindi, precisamente delimitate dal become, quella che viene prima corrisponde a un'analisi personale di qualcosa di indefinito, e si può concepire come una sorta di elemento anticipatore della comunicazione. Quella che viene dopo, invece, è la realizzazione di tale comunicazione, che si concretizza in un vero e proprio dispositivo, e che rende possibile lo scambio linguistico tra l'artista e il suo interlocutore.
In che modo la prima fase corrisponda alla forma e la seconda all'atteggiamento - come suggerito dal titolo della mostra - stiamo per scoprirlo.
Veniamo al paradigma rovesciato. Nella primavera del 1969, a Berna, venne inaugurata una delle mostre di arte contemporanea più significative dell'ultimo secolo: Live in your head: when Attitudes Become Form, a cura di Harald Szeemann; questa esposizione è stata un importante catalizzatore delle innovative sensibilità artistiche del tempo, europee e statunitensi, dalla Minimal Art all'Arte Povera, dall'Arte Concettuale alla Body Art. Quando gli atteggiamenti diventano forme, dice, identificando in questo modo le due fasi dialettiche del processo artistico sopra citato: nella prima fase, come indefinito campo di indagine artistica che anticipa la comunicazione, gli atteggiamenti; e poi a costituire la seconda fase, come dispositivo oggettuale della comunicazione artistica, le forme. Ecco, noi diciamo il contrario. Mantenendo la stessa dialettica, rovesciamo il paradigma: prima le forme, e poi gli atteggiamenti.
È necessario fare chiarezza sui termini utilizzati, che, sebbene siano gli stessi usati da Szeemann, corrispondono per noi a campi semantici largamente differenti, con differenti implicazioni, relative a un ragionamento che cerca di aprirsi verso un orizzonte più contemporaneo, cioè più adeguato al nostro tempo.
Per forme intendiamo innanzitutto le immagini della nostra cultura contemporanea in cui Internet ricopre un ruolo preponderante: forme che si sovrappongono tra loro e si confondono con le informazioni, creando una rete pluridimensionale fatta di continui collegamenti (links) e sovrapposizioni in perpetuo movimento; un ambiente virtuale in cui siamo costantemente immersi, che alimenta il nostro immaginario. Oggi sono queste forme che condizionano e dettano il fare artistico, che lo vogliamo o no. La prima fase, dunque, quella che anticipa la comunicazione artistica, è proprio relativa al confronto con il dato indefinito delle forme in cui viviamo: è questo il nostro universo di partenza.
Per concepire cosa intendiamo per atteggiamento, è necessario nuovamente riferirci al contesto contemporaneo, laddove si manifesta la comunicazione artistica. C'è un certo orientamento, nell'arte contemporanea, che prende in prestito le forme dei linguaggi non propri, il che comporta una progressiva perdita della dimensione oggettuale, per un'arte sempre più dispersa nell'aria, come il pensiero, come il linguaggio verbale. Questo punto è di notevole interesse, e lo assumiamo come elemento costitutivo del nostro operato.
Anche nel caso della realizzazione di opere evidentemente oggettuali - come quelle esposte qui - quello che conta davvero e che nobilita l'installazione è il richiamo a quel processo specialissimo delle pratiche di ciascun artista, quel processo che è diventato esso stesso il dispositivo di comunicazione artistica, traducendosi in atteggiamento.
Pertanto, in conclusione, l'oggetto-opera si pone come un tentativo tra molti, o più semplicemente come una traccia, a testimonianza dell'atteggiamento dell'artista; il quale atteggiamento si configura come un irrisolto tendere-verso-qualcosa, e parte dal dato incognito delle immagini e informazioni virtuali in cui siamo immersi quotidianamente.

 

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