Da De André agli operai dell'ex Ilva: l'abbraccio di Vinicio Capossela a Genova

Sul palco, le canzoni del suo ultimo album, "Ballate per uomini e bestie", vincitore della Targa Tenco 2019, ma anche grandi successi di sempre

È iniziato dal principio, dalla storia dell'umanità - con "Uro" - il concerto di Vinicio Capossela di mercoledì 13 novembre 2019 al teatro Carlo Felice di Genova. Sul palco, le canzoni del suo ultimo album, "Ballate per uomini e bestie", vincitore della Targa Tenco 2019, ma anche grandi successi di sempre come "L'uomo vivo" e "Ovunque proteggi", per un concerto caleidoscopico, ricco di colori, maschere e animazioni, e l'accompagnamento di un'orchestra di polistrumentisti. Il pubblico genovese si è lasciato contagiare dall'entusiasmo, iniziando seduto e finendo a ballare in piedi, come una grande festa in pieno stile Capossela, un po' concerto e un po' circo.

Durante l'esibizione non sono mancati i riferimenti all'attualità e al forte legame del cantautore con Genova, basti pensare che sui social fin dal pomeriggio giravano le sue foto ai Giardini Luzzati. E così, tra una canzone e una riflessione (d'altronde lo stesso artista dal palco lo ha definito uno spettacolo di «poesia, filosofia e denunzia») sono stati ricordati tra gli applausi due nomi celebri della Superba: Fabrizio De André e Don Gallo. Per quanto riguarda De André, Capossela si è esibito in "Valzer per un amore", ricordando come Dori Ghezzi lo avesse incoraggiato a omaggiare così Faber. E poi Don Andrea Gallo, "prete degli ultimi", in occasione della canzone "Il povero Cristo".

Di Genova ha parlato anche in occasione di un altro album che con la Superba ha molto a che fare perché dal capoluogo ligure ne ha immaginato la partenza: "Marinai, profeti e balene", viaggio immaginifico nel mondo delle leggende del mare, con "Pryntyl", "La Madonna delle conchiglie" che «è arrivata restituita dal mare senza carte, senza la scorta, senza permesso, senza passaporto» e "Le Pleiadi".

E poi l'attualità: si parte sempre dal capoluogo ligure, con la condizione dei lavoratori - tra esuberi, instabilità e mancanza di tutele - e "I musicanti di Brema" che per l'occasione è diventata "I musicanti di Zena", dedicata agli operai dell'ex Ilva. Infine, il cantautore ha spaziato tra diverse tematiche, sempre con il suo stile allegro e bizzarro, come un moderno cantastorie tra leggende, risate, travestimenti e animazioni: una delle sue nuove canzoni più emblematiche, "La peste", è stata dedicata a Tiziana Cantone, che si tolse la vita dopo che alcune sue immagini hot avevano fatto il giro del web. La pestilenza, in questo caso, è il lato "oscuro" della rete fatto di revenge porn, fake news, disconnessione dalla vita reale, «meravigliosa peste virale». E poi un lungo applauso per Liliana Segre (che arriverà a Genova il 24 novembre), di cui Capossela ha parlato mentre indossava uno de suoi cappelli con la testa di un "capro" (espiatorio) prima di cantare "Suona Rosamunda", «fino nel fondo della notte che qui ci inghiotte e non tornerà, il passo d'oca che mai riposa, spinge la giostra, spinge la ruota». Una nota di tenerezza è arrivata con "La giraffa di Imola", tratta dalla storia vera di una piccola giraffa che nel 2012 scappò dal circo: sognava la libertà, ma venne abbattuta.

Insomma, c'è ancora speranza? Per Capossela sì, e il concerto si chiude con due grandi classici: "L'uomo vivo", che ha fatto scatenare il pubblico, e "Ovunque proteggi", inno all'amore e alla delicatezza del prendersi cura gli uni degli altri.

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