West Side Story, Lo schiaccianoci, La traviata: la stagione 2017/2018 del Teatro Carlo Felice

Classici del melodramma, musical famosi a livello mondiale e intramontabili balletti per la stagione 2017/2018 di opera e balletto del teatro Carlo Felice, con orchestra, coro, e coro delle voci bianche del teatro genovese.

West Side Story

Si parte a ottobre (19, 20, 21, 22, 28 e 29) con West Side Story, capolavoro di Leonard Bernstein.

Con questo musical Bernstein ha compiuto un miracolo: essere colto e popolare insieme. Citazioni da Beethoven e passaggi moderni si fondono con melodie be-pop e ritmi latini.

La vicenda sentimentale contiene un chiaro messaggio umano e sociale: l'amore è una forza trasversale, capace di andare oltre la rivalità di parte. Come in "Romeo e Giulietta", i Capuleti e i Montecchi si sono reincarnati nelle due bande rivali che si contendono l'Upper West Side di Manhattan: i portoricani Sharks e gli americani Jets. Ai primi appartiene Maria, ai secondi Tony, destinati a innamorarsi.

Rigoletto

Questo classico del melodramma di Giuseppe Verdi approda al Carlo Felice il 6, 8, 10, 12, 22, 23, 27 e 29 dicembre.

Rigoletto è, certo, l’opera di “La donna è mobile”, “Questa o quella, per me pari sono”, “Bella figlia dell’amore”, pagine popolarissime, ma è anche uno dei titoli più scabrosi nella storia del melodramma, che la censura cercò in ogni modo di ammorbidire e rendere più presentabile. Verdi fu irremovibile e Rigoletto rimase tale e quale fin dalle prime recite, che entusiasmarono il pubblico e scandalizzarono la critica: un’opera con protagonisti un vecchio deforme, un killer, una fanciulla innocente rapita, violata e infine uccisa e chiusa in un sacco da cronaca nera.

Situazioni estreme e dinamiche psicologiche ancora attuali che la musica estrinseca con pienezza e verità: il rancore del diverso emarginato e deriso, la scissione irrisolvibile tra padre amorevole e buffone cinico, gli impulsi incontenibili di un giovane dongiovanni nostrano, il ritrovarsi vittima quando si voleva essere carnefice. E un vecchio che piange, come mai aveva pianto e mai più piangerà in musica. 

Lo Schiaccianoci

L'ultimo appuntamento del 2017 è con il balletto sulle note della musica di Čajkovskij, il 16, 17, 19 e 20 dicembre.

Gli oggetti e le persone della vita diurna abitano anche quella notturna. Ma i sogni li trasformano: deformati, ingigantiti o rimpiccioliti, spesso riconoscibili solo da pochi dettagli, a volte spaventano e altre fanno ridere per la loro assurdità. E questo fin da bambini.

Lo Schiaccianoci è il balletto che apre il sipario sul vivace e fantasioso mondo notturno infantile: è il sogno che una bambina, Clara, fa la notte di Natale, trasfigurandone tutti gli elementi, dagli invitati alla festa ai regali. Le gioie, i desideri e le paure dell’infanzia danzano su una musica di perfezione e trasparenza mozartiane, colorata di timbri fatati: raramente Čajkovskij è stato così elegante, raffinato, ironico, inventivo, leggero.

Norma

Il 2018 del Carlo Felice si apre con la Norma di Vincenzo Bellini, in scena il 24, 27, 28, 30 e 31 gennaio.

La Grecia e la Sicilia: una tradizione millenaria di scambi culturali ereditata da Bellini, catanese, nel suo capolavoro, Norma, opera intrisa di tematiche e atmosfere da tragedia greca. Tragico nel senso classico è il conflitto della protagonista, divisa tra il ruolo – oggi si direbbe istituzionale – di sacerdotessa dei Druidi e quello di madre e di donna innamorata e abbandonata. L’oggetto del suo amore, il padre dei suoi figli che l’ha lasciata e ora ama la giovane novizia Adalgisa, è il proconosole Pollione, un nemico del suo popolo (siamo ai tempi delle Gallie invase dai Romani): un sentimento, dunque, che mette in crisi la sua vita e la sua identità.

L’altezza del soggetto si riflette nella musica: recitativi maestosi, solenni cori religiosi, violenti cori guerreschi e un canto sublime che spesso è sospeso nello spazio e nel tempo, come nell’aria più famosa, “Casta diva”.

Miseria e nobiltà

L'opera comica del compositore contemporaneo Marco Tutino parte dal Carlo Felice con la sua prima esecuzione assoluta, commissionata dal teatro stesso, il 23, 25 e 27 febbraio e 1 marzo 2018.

La scelta del soggetto è caduta su un classico della comicità napoletana (Napoli, dove l’opera buffa è nata), la commedia di Eduardo Scarpetta Miseria e nobiltà (1887), portata al cinema, con grande successo, da Mario Mattioli nel 1954, protagonisti Totò e Sophia Loren. Chi ama la commedia originale e la pellicola ne ritroverà gli equivoci e il clima da farsa, ma anche qualcosa di diverso: meno personaggi-maschere, più psicologia e un contesto politico e culturale più definito (l’azione è stata spostata nel 1946, nei giorni del referendum tra monarchia e repubblica). Perché, come osserva giustamente Tutino, anche il nostro gusto comico è cambiato: «Il nostro sguardo è ormai irrimediabilmente influenzato e corrotto dalla varietà dei generi di spettacolo leggero che da più di cento anni hanno cambiato profondamente le nostre esigenze e aspettative: chi ha conosciuto Falstaff, l’operetta, il musical, Nino Rota, Totò, Mel Brooks, e così via fino a Maurizio Crozza, non si accontenterà più dei meccanismi teatrali e del linguaggio di Rossini e Donizetti, seppure sublimi e unici».

La rondine

Bella ed elegante, Magda de Civry - protagonista dell'opera di Giacomo Puccini, al Carlo Felice dal 21 al 25 marzo 2018 - è una protagonista della vita mondana della Parigi del Secondo Impero e ha un ricco protettore, Rambaldo.

Ma una sera conosce Ruggero, giovane aristocratico di provincia, ed è subito amore. Magda, per paura che la sua fama di donna frivola allontani Ruggero, si finge di umili origini (una grisette, una Mimì). Abbandona il lusso dei salotti parigini e si rifugia con l’amato in un angolo remoto della Costa Azzurra. Ma quando Ruggero ottiene dalla famiglia il permesso di sposarla, Magda non ha il coraggio di ingannarlo e gli rivela la verità sul proprio passato. E per non costringerlo a un matrimonio sconveniente, lo lascia, pur soffrendone, tornando alla vita di prima. Se Traviata non fosse un dramma, ma una commedia sentimentale con finale amaro, non c’è dubbio: sarebbe La rondine di Puccini.

Un’opera scandita dal ritmo del valzer, come un’operetta, dai balli americani allora di moda (fox-trot, one-step), come un musical, e con un profumo sonoro “francese” degno di Ravel.

La traviata

Dopo l'opera sentimentale con finale amaro La rondine di Puccini, torna La traviata di Giuseppe Verdi al Carlo Felice, dal 2 al 6 maggio 2018.

Come Rigoletto, anche La traviata nasce dal bisogno verdiano di mettere in scena situazioni e sentimenti veri, al di là del bene e del male. E anche in questo caso al centro della vicenda è un personaggio che la società accetta solo in un ruolo marginale e definito: là un buffone di corte, qui una prostituta.

Il vero scandalo dell’opera, coperta di fischi alla prima veneziana del 1853, non è però la professione di Violetta, ma il fatto che una prostituta possegga più umanità ed etica dei personaggi perbene che la circondano, la corteggiano, la ammirano e al tempo stesso la rifiutano. Negativa per la morale comune, la donna traviata è in realtà l’unica figura positiva della storia: non ne esce bene il suo amato Alfredo, impulsivo, infantile, orgoglioso e persino vendicativo e aggressivo, e ancora meno il padre di lui, Giorgio Germont, esempio di moralismo velato da complessi di colpa. Un’opera unica nel suo genere, che segna un prima e un dopo nella storia del melodramma: le grandi passioni dei personaggi nobili, eroici, tutti d’un pezzo, lasciano il posto a uomini e donne reali, quotidiani.

Lucia di Lammermoor

Il 29, 30, 31 maggio e 1, 3 e 5 giugno 2018 arriva l'opera di Gaetano Donizetti ambientata nella Scozia del XVI secolo: Lucia, costretta, su pressione del fratello, a rinunciare a Edgardo, il suo vero amore, precipita nella follia, assassinando il marito il giorno delle nozze e morendo di dolore.

Nessuna delle tante “scene della pazzia” che si incontrano nel teatro d’opera è realistica e toccante come quella del terzo atto della Lucia di Lammermoor, ispirata a un romanzo di Sir Walter Scott. Donizetti va oltre la convenzione, dando voce a quel disagio psichico che la psicoanalisi, poco più di mezzo secolo dopo (l’opera è del 1835), cercherà di comprendere e guarire.

Una pazzia moderna: non quella epica di Orlando, iraconda, fatta di sguardi infuocati, urla animalesche e capelli strappati con le mani, “maschile” e a suo modo eroica; una follia al femminile, che si manifesta in insistiti gorgheggi, esili e filiformi. Come ha scritto Alberto Savinio, la pazzia di Lucia «è il soffio più sottile, più leggero, più aereo che si possa dare, e il più gelido, pure».

Don Quixote

Il balletto del Teatro Nazionale di Belgrado arriva al Carlo Felice dal 14 al 17 giugno 2018.

Don Quixote rappresenta una svolta nella storia del balletto classico: i protagonisti della vicenda non sono più personaggi fiabeschi come nella Bella addormentata o creature sovrannaturali ed eteree come nel Lago dei cigni, ma i popolani di un villaggio. Dopo le fantasticherie che segnano la nascita della danza sulle punte e in tutù di mussola bianca, con Don Quixote il balletto ottocentesco torna alla realtà. Il soggetto è tratto da un episodio della seconda parte del Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, in cui si narra dell’amore tra due giovani del villaggio, Quiteria e Basilio, ostacolato dal padre della ragazza, che vuole darla in sposa al ricco Camacho. E in mezzo a loro, il visionario “cavaliere dalla trista figura” accompagnato dall’inseparabile, e ben più pragmatico, Sancho. Nuova versione coreografica, a partire da quella originale di Marius Petipa, di Vladimir Vasiljev, leggendario ballerino e coreografo russo. 

In allegato il pdf con il programma della stagione.

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