"Buio a Mezzogiorno", le tragedie dei totalitarismi al Teatro della Tosse

Debutta in Prima nazionale l’8 marzo, ore 20.30 Buio a Mezzogiorno la nuova produzione del Teatro della Tosse in collaborazione con Teatro Cargo.

Lo spettacolo tratto dal romanzo di Arthur Koestler con la regia di Laura Sicignano resterà in scena fino al 20 marzo.

Buio a Mezzogiorno è uno spettacolo sul tema dei totalitarismi, della rivoluzione, della manipolazione delle masse, della strumentalizzazione degli ideali, della guerra come strumento di liberazione, sul capro espiatorio sociale, sui meccanismi del potere.

Come può un uomo arrivare ad uccidere, farsi uccidere, tradire, distruggere, in nome della salvezza dell'umanità? Il fine giustifica i mezzi.

Lo spettacolo è tratto dal famoso romanzo dello scrittore ungherese Arthur Koestler, e racconta la detenzione dei nemici o presunti tali del partito guidato da Numero 1, un chiaro riferimento al partito comunista nella Russia stalinista degli anni trenta.

Protagonista della vicenda è Rubasciov, importante membro del partito, che nel corso degli anni ha portato a termine diversi incarichi fuori dai confini nazionali. Accusato ingiustamente di essere oppositore della politica del regime, viene arrestato e condotto in carcere.

Buio a mezzogiorno inizia così, con l’incarcerazione del protagonista in una prigione russa, una piccola cella spartana in cui le guardie lo spiano costantemente per studiare ogni singolo gesto accrescendo il suo senso di disagio, e insicurezza.

La sensazione di paura aumenta durante gli interrogatori portati avanti da Gletkin, simbolo del totalitarismo di regime, che depone una cieca e acritica fiducia nel sistema.

Un confronto impietoso che evidenzia tutta la frustrazione di un uomo dinnanzi al suo personale fallimento.

Laura Sicignano mette in scena uno spettacolo che riflette sulle tragedie dei totalitarismi e su come una generazione fosse convinta “di cancellare il privato, l’Io, a favore dell’Idea, del Noi. Fino alle estreme conseguenze. Questo estremismo,questa devozione all’Idea Rivoluzionaria è qualcosa che oggi, nel nostro Primo Mondo, in un tempo effimero e individualistico, in un tempo del virtuale e del relativo, mi appare di grandezza mitologica e meravigliosa, pur nella catastrofe che ne conseguì”.

Rubasciov nella sua cella avrà modo di ricordare il passato, gli episodi cruciali della sua esistenza e militanza all’interno del partito e trarre così un amarissimo e personale bilancio.

Laura Sicignano dirige un cast tutto al maschile composto da Aldo Ottobrino che da voce ai tormenti di Rubasciov tormentato protagonista di questa terribile vicenda. Gianmaria Martini è invece Gletkin il granitico funzionario fedelissimo di Numero 1 e simbolo della cieca dottrina del partito.   

Pietro Fabbri interpreta Ivanov un tempo amico di Rubasciov ma ora suo carceriere, il ruolo di Riccardo giovane dissidente anti regime è affidato a Matteo Sintucci, impegnato anche nel doppio ruolo dell’accusatore di Rubasciov, mentre Nano Loewy un tedesco a capo di un gruppo di lavoratori portuali è interpretato da Massimiliano Caretta.

La scena, una prigione russa degli anni trenta con quattro enormi cancelli di ferro battuto, che delimitano lo spazio scenico è firmata da Emanuele Conte.

Le musiche originali dello spettacolo sono state scritte dal musicista Edmondo Romano, e accompagnano le varie fasi del tormento di Rubasciov.

I costumi sono di Francesca Marsella e sono stati realizzati dalla sartoria del Teatro della Tosse.

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Stalin

Le Purghe e il grande terrore.

Dopo la morte di Lenin nel 1924 Stalin gli succede consolidando nel corso degli anni il suo potere soprattutto nei confronti degli avversari interni al suo partito.

Stalin è convinto di poter costruire “il socialismo in un solo paese” e alla fine degli anni ’20 vara il primo piano quinquennale, che avvia l’industrializzazione pesante dell’Unione Sovietica.

Nel 1933 Stati Uniti e altri paesi occidentali riconoscono l’URSS, che entra a far parte della società delle 6 nazioni.

Il periodo più buio, le purghe staliniste o il grande terrore, inizia a metà degli anni ‘30 con i grandi processi  agli oppositori di Stalin e la loro conseguente deportazione nei Gulag.

Ogni critica rivolta al partito era considerata un tradimento da punire. Quasi sempre i fermati non conoscevano il motivo dell’ arresto, era il temuto art.58 che stabiliva le colpe che venivano punite nei campi di lavoro o con la pena di morte. Dopo l’arresto si inventavano spesso i capi d’accusa e si estorcevano le confessioni attraverso la tortura.

Durante le Grandi Purghe i campi di concentramento erano circa 200, al cui interno vennero rinchiusi tra i 10 e i 20 milioni di prigionieri, la maggior parte dei quali non sopravvisse.

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NOTE DI REGIA

Laura Sicignano

Il teatro mi porta sempre lontano nel tempo o nello spazio, alla ricerca di storie vere, grandiose come miti, che possano illuminare il nostro presente attraverso la luce delle complessità del passato.

Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler è un romanzo, notissimo alla generazione del dopoguerra, ancora di potente attualità: è il ritratto di un’epoca leggendaria e feroce, il periodo più cupo dello stalinismo; ma è anche il ritratto di un uomo, Rubasciov, che, dopo aver speso tutta la propria vita in lotta per l’ideale magnifico della salvezza dell’umanità attraverso la Rivoluzione, si trova a fare i conti con il fallimento. Fallimento della Grande Idea. Fallimento personale. La sua radicale scelta di vita fu quella di cancellare il privato, l’Io, a favore dell’Idea, del Noi. Fino alle estreme conseguenze. Questo estremismo,questa devozione all’Idea Rivoluzionaria è qualcosa che oggi, nel nostro Primo Mondo, in un tempo effimero e individualistico, in un tempo del virtuale e del relativo, mi appare di grandezza mitologica e meravigliosa, pur nella catastrofe che ne conseguì.

Questa è una storia scomoda ed emblematica, che l’autore ha scritto ispirandosi ai tanti rivoluzionari della prima ora, falcidiati dal furore del N. 1 con modalità che ricordano in modo inquietante quelle dell’Inquisizione e della caccia alla streghe: Stalin alla fine degli Anni Trenta è riuscito a conquistare un potere enorme e ad esercitarlo impietosamente per la conservazione del Partito. Fu imbalsamato, dopo morto, come una sacra reliquia.

Nonostante le stragi e i terribili sacrifici che impose al suo popolo, i suoi funerali furono fra i più solenni mai tributati ad un capo di stato; durarono tre giorni e la ressa provocò persino dei morti. Era morto un Dio tirannico, ma pur sempre un Dio. Il fine giustifica i mezzi? Un individuo è soltanto il risultato di una massa di un milione diviso un milione? E pertanto può essere sacrificato in nome del Bene collettivo? Perché ogni società ha sempre bisogno di un capro espiatorio? Il popolo è un’entità da governare con la propaganda e il terrore perché non è pronto a prendere in mano il proprio destino?

Oppure ad esso va lasciato comunque il potere di autodeterminarsi? Come può un’idea di salvezza universale, nata per redimere enormi masse di diseredati dalla miseria materiale e spirituale, trasformarsi in una delle più feroci dittature autoritarie?

“Abbiamo gettato a mare tutte le convenzioni. La nostra sola guida è la logica. Navighiamo senza zavorra etica. Forse è qui l’errore: la ragione da sola è una bussola difettosa che ci porta nella grande tenebra” riflette il protagonista alla fine del proprio calvario. Accanto a lui, grandi personaggi emblematici: uomini che hanno creduto fermamente nella Rivoluzione e da essa sono stati schiacciati in nome di un Bene Superiore; uomini che in nome della Rivoluzione schiacciano fino a distruggere altri uomini. Quanti equivoci sono stati deliberatamente alimentati anche dall’intellighenzia e dalla politica europea per insabbiare le stragi staliniste?

Voglio realizzare uno spettacolo sui grandi interrogativi del potere in rapporto all’individuo. Uno spettacolo tutto al maschile, con interpreti di potente intensità espressiva, in uno spazio astratto, visionario, animato da suoni e immagini che dialogano con il testo, dove si consuma l’ultimo atto di un martire silenzioso, sconfitto, ma titanico.

Biglietti:

PRODUZIONE TEATRO DELLA TOSSE € 14

GIOVANI FINO A 28 LA SERA DELLA PRIMA € 10

SCUOLE €  8

ORARI

Dall’8 al 12 marzo, ore 20.30

13 marzo e 20 marzo, ore 18.30

Dal 15 al 19 marzo, ore 20.30

Lunedì riposo

MATTUTTINE

11 e 18 marzo, ore 10.00

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