In Afghanistan con Silvia Dallatomasina: incontro con la capomissione genovese di Medici Senza Frontiere

Giovedì 12 luglio, il Gruppo di volontari di Genova di Medici Senza Frontiere (MSF) organizza un incontro con la dottoressa Silvia Dallatomasina, genovese, chirurgo e operatrice umanitaria che racconterà la sua esperienza con MSF con un focus particolare sulla sua missione in Afghanistan, un contesto molto complesso dove da un anno e mezzo lavora come capomissione. Incontro con ingresso libero aperto al pubblico.

In Afghanistan il 40% delle donne non riceve assistenza in gravidanza e ogni anno centinaia di donne muoiono a causa di una complicanza durante la gravidanza o il parto. "Il parto dovrebbe essere un momento di gioia, non di tristezza. Ma i rischi di partorire un bambino in questo paese, tra le condizioni di sicurezza, la mancanza di accesso alle cure, i problemi di genere, restano inaccettabilmente alti. Nessuna donna dovrebbe morire di parto. Ecco perché siamo qui", racconta Silvia. MSF, presente nel paese dal 1980, oggi è impegnato in quattro strutture ospedaliere fornendo assistenza ostetrica e neonatale, vaccinazione dei neonati, trattamento contro la malnutrizione, promozione della salute e cura delle vittime di violenza sessuale.

"Lavorare con Medici senza Frontiere è stato il mio obiettivo fino dai primi anni dei miei studi in medicina. Ero già consapevole di voler mettere le competenze che avrei acquisito al servizio di una organizzazione con una forte capacità di agire nelle più gravi emergenze umanitarie mondiali “, sottolinea Silvia che negli ultimi nove anni con MSF ha lavorato in diversi contesti come la Siria, dove migliaia di civili sono intrappolati da una guerra infinita che non risparmia nessuno e il Sud Sudan dove l’azione umanitaria deve fare i conti ogni giorno con complesse sfide logistiche, carestie, violenze senza quartiere.

Durante la serata, con l'ausilio dei visori a 360°, si potrà vivere la #MSFExperience: un viaggio virtuale attraverso il quale il pubblico potrà immergersi nelle drammatiche condizioni di chi è costretto a fuggire da guerre, epidemie e catastrofi naturali, dagli estenuanti viaggi via terra e via mare che dalla Siria portano in Grecia e lungo i Balcani fino alle baracche fatiscenti dei campi profughi del Sud Sudan.

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