Cervelli in fuga, Istat: al nord la percentuale più alta è in Liguria

La Liguria, con il 10,5 % dei neolaureati che si trasferisce all'estero, raggiunge il peggior risultato del nord Italia mentre il numero di persone che raggiungono la laurea continua a salire

Tra dicembre 2009 e febbraio 2010 l’Istat ha realizzato la prima indagine totale sui dottori di ricerca che avevano conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006 al fine di analizzarne la condizione occupazionale a, rispettivamente, circa cinque e tre anni di distanza.

In Italia, nell’ultimo decennio, si è verificata una crescita costante dell’offerta formativa di corsi di dottorato di ricerca, cui ha fatto seguito un altrettanto continuo aumento di giovani che hanno portato a termine gli studi in questo segmento formativo, il più elevato del sistema d’istruzione italiano. Infatti, da circa 4.000 persone che hanno conseguito il dottorato nel 2000 si è passati a oltre 12.000 nel 2008. In tale ambito, l’analisi della mobilità territoriale dei dottori di ricerca rappresenta un’importante base informativa per lo studio delle migrazioni altamente qualificate. La cosiddetta fuga dei cervelli e la mobilità internazionale dei lavoratori ad alta qualificazione (high skilled) costituiscono temi di rilevante interesse in una società della conoscenza sempre più competitiva e dinamica.

Emerge il dato della Regione Liguria che è tra le regioni con minore capacità di trattenimento (meno del 70%), sullo stesso trend del Mezzogiorno e che, ad esclusione della Valle d'Aosta, è la regione settentrionale con la più elevata percentuale (10,5%) di neolaureati che abbandonano la terra natia dopo il conseguimento della laurea.

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Sulla pubblicazione dell'indagine Istat è intervenuto il candidato sindaco di Genova Enrico Musso che ha commentato così i risultati: “Genova ha enormi potenzialità che oggi non sono valorizzate: è la città dell'high tech e della cultura, ha il centro storico più grande d'Europa ed è sede dell'Istituto italiano delle tecnologie. Puntare sull’economia della cultura, della conoscenza, della ricerca, della creatività e dell’arte, giocando sul patrimonio culturale, storico e identitario di Genova e del suo centro storico è fondamentale per trattenere e attirare i giovani, oggi tanto più in fuga quanto più sono qualificati. Per invertire la tendenza di questi ultimi anni e trasformare Genova in catalizzatore di cervelli è necessario che il Comune attui una sistematica collaborazione con Università e Iit, offra una migliore accoglienza agli studenti Erasmus, e utilizzi al massimo le tecnologie telematiche (WiFi e WiMax)”.

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