Porto, dagli spedizionieri una class-action contro Autostrade e Ministero

Spediporto presenterà una causa collettiva per chiedere risarcimenti per i danni subiti dopo il crollo del ponte. Toti: «Se non sarà pronto quello nuovo entro il 2020, qualcuno ne risponderà»

Una causa collettiva contro Autostrade per l’Italia e Ministero dei Trasporti per i danni provocati alle attività con il crollo del ponte Morandi: la decisione arriva a margine dell’assemblea straordinaria di Spediporto, l'associazione degli spedizionieri genovesi, che ha approvato all'unanimità il via libera al ricorso alle vie legali attraverso una class action.

I dati presentati da Spediporto parlano di un calo dell’import/export di oltre l’8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente: «Il confronto tra i dati del 2017 e quelli del 2018 segna una marcata flessione del traffico che non può che preoccupare - conferma il presidente di Spediporto, Alessandro Pitto - per quanto la comunità degli operatori si stia adoperando a ridurre difficoltà e costi, le stime parlano, purtroppo, di un sensibile calo di traffico».

«Rispetto ai dati registrati nel mese di settembre - ha aggiunto Giampaolo Botta, direttore generale dell’associazione - possiamo solo confermare un trend negativo che si è accentuato sull’export, che è arrivato a toccare anche un -12,5% (dato 2018 su 2017 di Ottobre) rispetto al -5% (2018 su 2017 del mese di Settembre) registrato nei 30 giorni precedenti».

Da qui la decisione di procedere con una class action, appoggiata all’unanimità dai soci, con gli avvocati e consulenti dell’associazione che non escludono di procedere anche in via amministrativa chiamando in causa anche Antritrust, Anac e Autorità di Regolazione dei Traporti: «Il mandato che intendiamo farci assegnare dovrà essere ampio e consentirci di agire ad ampio spettro - prosegue Botta - Non è un percorso semplice, siamo consapevoli delle complessità, ma siamo determinati a portare avanti con questa iniziativa un’azione pilota che possa tutelare non solo gli spedizionieri del Porto di Genova ma tutta la logistica del Nord-Ovest».

Toti: «Se il ponte non sarà pronto nel 2020, qualcuno se ne prenderà la responsabilità»

Calano i traffici nel porto, aumenta quello sulle strade cittadine, e a tre mesi dal crollo il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha così deciso di alzare i toni: «Quel ponte deve essere finito nel 2020 o qualcuno dirà a Genova per quale ragione non è pronto. Quando tutto è cominciato - ha detto il commissario per l’emergenza all’inaugurazione di Orientamenti - ho detto che il percorso che la Regione aveva intrapreso avrebbe consentito di avere un ponte al massimo in 15 mesi. Il governo ha scelto un'altra via, la clessidra corre, c'è chi si assume la responsabilità delle proprie scelte ma noi siamo qui a collaborare in ogni modo possibile».

Soltanto ieri il sindaco e commissario per la ricostruzione, Marco Bucci, ha annunciato l’intenzione di iniziare la demolizione il 15 dicembre e di avere un nuovo ponte sul Polcevera entro massimo la prima metà del 2020. Anche lui presente a Orientamenti, il primo cittadino ha chiarito che «i decreti sono già pronti, devono solo partire» e che l’elenco delle ditte che saranno invitate a partecipare ai lavori è già pronto. L’attesa, adesso, è soltanto per il decreto Genova, che a tre mesi dal crollo non è ancora stato tramutato in legge. 

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