Chiusura Giugiaro, c'è l'accordo. Ma resta confermato il licenziamento per alcuni dipendenti

L'azienda ha accettato di ricollocare alcuni lavoratori a Verona e in una nuova sede genovese che si occuperà di ricerca e sviluppo. L'attività produttiva, però, non verrà portata avanti in territorio ligure

Si conclude con 18 licenziamenti su 32 la vertenza Giugiaro, l’azienda di Bolzaneto per cui a inizio febbraio era stato annunciato un trasferimento che si è trasformato in una procedura di licenziamento collettivo.

In mattinata i rappresentanti sindacali e i vertici dell’azienda hanno partecipato a un incontro in Regione cui hanno partecipato anche le istituzioni, in un ultimo tentativo di trovare un accordo. Nonostante le speranze di riuscire a salvare tutti i 32 dipendenti, il bilancio finale è di 15 lavoratori licenziati e 3 contratti a termine che non verranno rinnovati: i dipendenti restanti verranno in parte ricollocati a Verona, dove l’azienda ha trovato un nuovo sito produttivo, e in parte (5 in totale) in una nuova sede genovese che si occuperà di ricerca e sviluppo.

«L'ennesima gestione aziendale che ha portato alla delocalizzazione di un'altra azienda del territorio genovese - è stato il commento di Alessandro Tanda, segretario Fim Cisl Genova - Se ci fosse stata la volontà da parte dell’azienda di dialogare ben prima di quanto accaduto con le parti sindacali e con le istituzioni si sarebbero potuti aprire molti più scenari di quelli tristemente noti. Lo dimostra anche il fatto che le istituzioni, in primis il sindaco Bucci e l'assessore Vinacci, non appena chiamati si sono resi subito disponibili per mediare e/o trovare soluzioni per l'azienda e i suoi dipendenti. Resta il fatto che, bene aver ridotto i licenziamenti, ma male per gli altri 18 lavoratori/trici e le famiglie che avranno necessità di trovare subito una nuova collocazione».

«Quando è arrivata la notizia che Giugiaro avrebbe chiuso, abbiamo subito espresso la nostra contrarietà e abbiamo proclamato diversi giorni di sciopero - ha aggiunto Ivano Mortola di Fiom Cgil - A fronte delle nostre richieste di non cessare l’attività, l’Azienda ha proposto ai dipendenti una buona uscita di 2 mila euro a persona: in tanti anni di attività sindacale una proposta così al limite della decenza non l’avevo mai ricevuta. Ora, grazie alla caparbietà dei dipendenti e alle azioni che abbiamo messo in campo, siamo riusciti a raggiungere questo faticoso accordo che rispetto alle premesse mitiga in parte il dramma dei dipendenti».

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