Negozi e uffici: crollano le compravendite di immobili non abitativi

A Genova e provincia il dato è ancora più rilevante, con un crollo del mercato intorno al 28 per cento, mettendo a confronto il terzo trimestre del 2018 con il corrispondente periodo del 2017

Immagine di repertorio

In un anno le compravendite di immobili a uso artigianale, commerciale, industriale e ufficio sono diminuite del 27,1 per cento. Il dato è contenuto nel rapporto sul mercato immobiliare diffuso oggi dall'Istat e mette a confronto il terzo trimestre del 2018 con il corrispondente periodo del 2017.

In particolare, nel Nord-Ovest il calo è stato del 26,6 per cento, nel Nord-est del 41,1 per cento, nel Centro del 22,1 per cento, nel Sud del 13,7 per cento e nelle Isole del 17,1 per cento. A Genova e provincia il dato è ancora più rilevante, con un crollo del mercato intorno al 28 per cento.

«Il dato è gravissimo: con questo trend e l'incompetenza permanente dei politici si rischia veramente la bancarotta del settore immobiliare», conferma Vincenzo Nasini, presidente di Confedilizia Genova e vice presidente nazionale.

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«Si tratta di numeri - ha commentato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa - che confermano come vi sia urgente necessità di attuare politiche in grado di restituire vitalità a un comparto, quello degli immobili a uso diverso dall'abitativo, che soffre particolarmente a causa di mille fattori, non ultimo quello della asfissiante tassazione. L'avvio della cedolare secca per le locazioni di negozi, che pure necessita di miglioramenti, è un primo passo in questa direzione. Ma occorre fare di più. È necessario - e il discorso vale anche per moltissimi immobili residenziali - incentivare il ritorno di interesse degli investitori su uno sterminato patrimonio edilizio che rischia di essere condannato all'estinzione. E lo si può fare, da un lato, rimuovendo i vincoli legislativi sui contratti di locazione commerciale, risalenti addirittura a quarant'anni fa, e, dall'altro, varando misure di forte sgravio fiscale condizionate all'effettuazione di interventi di ristrutturazione e riqualificazione di questi beni, tali da consentirne il riutilizzo in tempi ridotti. Gli effetti virtuosi così generati sarebbero estesi all'intera economia e a migliorare sarebbe anche l'aspetto delle nostre città e delle nostre zone rurali».

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