Carige, nel piano strategico tagli a sportelli e personale

Il Piano Strategico 2019-2023 del Gruppo Carige prevede il ridimensionamento dell'organizzazione di circa 1.050 dipendenti a tempo pieno e di oltre 100 sportelli tradizionali

Giovanni Toti e i commissari straordinari Pietro Modiano e Fabio Innocenzi

Oggi, mercoledì 27 febbraio 2019, i commissari Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano hanno presentato il Piano Strategico 2019-2023 del Gruppo Carige, dagli stessi elaborato secondo le linee condivise con il management della Banca. «Il piano - si legge in una nota dell'istituto - riduce strutturalmente il profilo di rischio della Banca, rivede integralmente il modello di business di Carige al fine di assicurarne la sostenibilità in ottica stand alone e consente la generazione di una soddisfacente remunerazione del capitale».

«Al tempo stesso - prosegue la nota - il piano è la base cui sommare i benefici addizionali che potenziali partner e investitori, sia industriali che finanziari, potranno ottenere da una business combination con la Banca in funzione delle proprie caratteristiche. La rivoluzione lean consente il ridimensionamento dell'organizzazione di circa 1.050 dipendenti a tempo pieno e di oltre 100 sportelli tradizionali».

Il piano si snoda attraverso tre fasi, finalizzate all'obiettivo di un reale risanamento dei fondamentali della Banca:

  • nell'immediato (2019): il definitivo derisking degli attivi e il rafforzamento patrimoniale
  • nel breve termine (fine 2019-inizio 2020): il raggiungimento del pareggio di bilancio
  • nel medio-lungo termine (2020-2023): una profittabilità sostenibile.

Il piano industriale di Carige nel dettaglio

Entro il primo semestre dell'anno si realizzerà il rafforzamento della struttura patrimoniale mediante l'iniezione di nuovo capitale per 630 milioni di euro grazie al quale nello stesso lasso temporale potrà essere finanziato lo smaltimento dello stock di credito deteriorato fino a minimizzarne l'incidenza a un livello da best practice di Sistema (e pari al 6-7% circa del portafoglio crediti lordo) e l'integrale rimborso del titolo subordinato T2 emesso a fine novembre 2018 (nell'ipotesi di ripristino delle modalità di sostituzione previste dall'accordo originario).

Il definitivo derisking, la stabilizzazione della struttura di liquidità che ne conseguirà e il nuovo rafforzamento patrimoniale, la cui entità è stata determinata per costituire adeguati buffer di sicurezza sui requisiti patrimoniali regolamentari, farà di Carige una Banca dal profilo di rischio assolutamente contenuto, con CET1r e Tcr stabilmente superiori al 14%.

Le azioni già realizzate e la cessazione di tutti gli effetti straordinari legati alla crisi consentono altresì di prevedere il break-even dell'attività ricorrente già nella seconda parte del 2019 e il conseguimento del pareggio di bilancio nel 2020.

L'offerta si concentrerà esclusivamente su servizi dedicati a specifici segmenti di clientela quali la gestione del risparmio delle famiglie e i servizi alle piccole e medie imprese per accompagnarle nella crescita. Il modello di business verrà radicalmente trasformato mediante massicci investimenti in tecnologia e competenze nella rivoluzione lean/digitale. La rivoluzione lean consente di stimare l'abbattimento del cost/income ratio di un terzo: dall'attuale 94% al 60% circa nel 2023.

Irrobustita nell'immediato la struttura patrimoniale, l'implementazione del piano, che prevede un Roe del 7% nel 2023, presenta un oggettivo basso rischio di execution, con crescita dei ricavi contenuta (CAGR3 2018 – 2023: +5,5%), riduzione certa dei costi (CAGR: -5,0%) e costo del rischio marginale (50 bps4 nel 2023).

Le assunzioni alla base del Piano sono necessariamente conservative e non valorizzano in pieno il potenziale insito nella Banca. A titolo di esempio, a livello patrimoniale: l'add-on sul Capitale (Pillar 2 Requirement) è mantenuto stabile al 3,25% in tutto l'arco Piano nonostante già entro il 2019 il profilo di rischio della Banca muti radicalmente; nessuna assunzione in termini di minore ponderazione dei crediti (Rwa) è stata fatta in relazione ad un possibile riconoscimento dei modelli di valutazione interni (Airb); l'asset fiscale rappresentato dalle imposte differite (Dta) è solo in minima parte fattorizzato.

Una business combination potrebbe invece liberare tali poste, con un vantaggio patrimoniale variabile in relazione al tipo di investitore, nonché altri vantaggi di carattere economico, che sono solo marginalmente inclusi nell'esercizio prospettico stand alone, rappresentati da sinergie operative in termini sia di ricavi che di costi, e dall'abbattimento del costo del funding.

Descrizione di dettaglio del Piano Strategico

Il rafforzamento del bilancio prevede i seguenti elementi:

  • la massiva riduzione dei crediti deteriorati con l’obiettivo di portare l'Npe Ratio Lordo al 6-7% nel 2019 (rispetto al 22,0% attuale) attraverso la cessione di circa €2,1 miliardi di posizioni classificate in sofferenza e inadempienza probabile; di 3 Compound Annual Growth Rate (CAGR) 4 Basis Points (bps) 5 Risk Weighted Assets (RWA) 6 Advanced Internal Rating-Based (Airb) 7 Deferred Tax Assets (DTA) 8 Non Performing Exposures (NPE) queste circa €1,9 miliardi già definite come da binding offer ricevuta in data 22 febbraio u.s. e i restanti €0,3 miliardi nel quadro di un’operazione di sistema, nonché la ristrutturazione di circa €0,7 miliardi di altre posizioni deteriorate (di cui €0,5 miliardi già definite);
  • la normalizzazione del costo del rischio verrà ottenuta attraverso la rimozione di potenziali effetti straordinari, nonché per effetto di azioni manageriali proattive destinate ad allineare la performance gestionale del rischio di credito a quella media di sistema (50/60 bps su base annua);
  • il rafforzamento patrimoniale da perseguirsi tramite un Aumento di Capitale da €630 milioni - destinato anche al rimborso delle obbligazioni subordinate sottoscritte dallo SVI - e la riduzione delle attività ponderate per il rischio (RWA). L’importo complessivo dell’Aumento di Capitale comprende gli originari €400 milioni, €120 milioni per l’ulteriore derisking, €65 milioni per ulteriori investimenti nella rivoluzione lean/digitale e €45 milioni per compensare gli effetti negativi dell’Assemblea dello scorso 22 dicembre;
  • la stabilizzazione delle fonti di finanziamento passerà attraverso un’attenta gestione delle scadenze legate al T-LTRO2 (pari a €3,5 miliardi) con la contestuale liberazione di collaterale da poter utilizzare per ulteriore funding ed un aumento della base depositi da perseguire attraverso il parziale recupero delle quote di mercato.

Quanto sopra si tradurrà in una maggiore stabilità degli indicatori di liquidità (LCR e NSFR), attesi al di sopra dei limiti regolamentari richiesti dalle Autorità di Vigilanza.

Tale significativo rafforzamento della struttura di Bilancio permetterà a Banca Carige di raggiungere solidi ratio patrimoniali (CET1r e TCR attesi al 14% a fine 2019). Il rafforzamento del Bilancio sarà il principale driver che permetterà a Banca Carige il raggiungimento del break-even già nel 2020. Tale importante risultato sarà possibile grazie alla normalizzazione del costo del rischio di credito e al venir meno degli effetti straordinari negativi che hanno appesantito le passate gestioni, nonché dalla realizzazione di risparmi di costo già contrattualizzati. Il break-even raggiunto al 2020 farà da volano per lo sviluppo della redditività che sarà contraddistinto da un nuovo modello di business basato su alcuni elementi fondanti quali una presenza radicata nelle regioni che presentano una ricchezza finanziaria pro-capite superiore rispetto a quella media italiana, la centralità del cliente, personale dedicato e preparato, con l’obiettivo di diventare la prima banca commerciale italiana ad adottare un approccio lean/digitale. Il modello di business si concentrerà sulla gestione del risparmio della clientela basandosi su un nuovo Private Banking e sul segmento affluent con l’obiettivo di creare una Wealth Management Company che, facendo leva su Banca Cesare Ponti, ottimizzi la reddittività sulle masse gestite (circa €13,0 miliardi di euro con 64 mila clienti). La società dedicata alla gestione della clientela private e affluent, che si avvarrà di una nuova rete di consulenti finanziari, permetterà un più rapido ritmo di recupero delle masse perdute.

Lo sviluppo della redditività passerà inoltre attraverso un forte impulso ai sistemi digitali, una semplificazione dei servizi e dell’offerta di prodotti finalizzati a soddisfare i bisogni dei clienti, oltre che all’ottimizzazione della rete operativa.

Risultati consolidati al 31 dicembre 2018

Il risultato netto di periodo dell’esercizio 2018 è pari a €-272,8 milioni, condizionato dal costo del rischio di credito (pari a 205 bps) che sconta il recepimento dell’ampia verifica effettuata sul portafoglio impieghi e la cessione di posizioni deteriorate che hanno determinato la contabilizzazione di €321,4 milioni tra rettifiche di valore su crediti verso clientela e perdite da cessione.

Il Margine Operativo Lordo, differenza tra proventi e oneri operativi “core”, risulta positivo e in crescita su base annua a €30,9 milioni (€40,6 milioni al netto dell’effetto IFRS9), grazie ad un frazionale calo dei ricavi e al continuo controllo sulle voci di costo (€458,2 milioni, con un calo sostanziale su base annua del -9,9%).

Il cost/income, pari al 93,7%, migliora rispetto al 98,5% dell'esercizio 2017. L'esercizio 2018 registra la contabilizzazione di tributi e oneri di sistema (SRF, DGS, schema volontario e fondo Atlante) e dei canoni Dta per complessivi €35,3 milioni, nonché accantonamenti netti al fondo rischi e oneri per €41,7 milioni, prevalentemente riconducibili alle richieste di rivalsa di Amissima derivanti dalle previsioni contrattuali.

L’Utile da cessione di partecipazioni e investimenti si attesta a €66,5 milioni e include le cessioni della piattaforma di gestione dei crediti deteriorati, l’esternalizzazione del sistema informativo, la cessione del business del Merchant Acquiring; il risultato delle attività non correnti in via di dismissione al netto delle imposte, pari a €20,9 milioni, è riferibile a Creditis.

Stante il risultato economico negativo la Banca, in un’ottica conservativa, ha deciso di non iscrivere imposte differite attive per un ammontare di circa €91,0 milioni. L’indicatore di solidità patrimoniale Cet1r phased-in è pari al 10,68%12, superiore al limite regolamentare richiesto da Bce del 9,625% e il Tcr phased-in si attesta al 12,88%. Con il definitivo completamento - nei primi mesi del 2019 - delle operazioni di derisking condotte nel quarto trimestre, il Cet1r pro-forma di dicembre 2018 si attesta al 10,89% e il Tcr pro-forma al 13,14%.

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