Crisi Carige, Di Maio: «Assunti rischi troppo alti con Erzelli, gruppo Messina e Preziosi»

«La verità è sotto gli occhi di tutti, oserei dire è il segreto di Pulcinella: la vecchia politica e le banche sono sempre andate a braccetto e Banca Carige non fa eccezione». Non usa mezzi termini il vicepremier Di Maio

È un fiume in piena il vicepremier e ministro dello Sviluppo e Lavoro, Luigi Di Maio, che questa mattina alla Camera ha parlato di Carige in risposta a un'interpellanza urgente del Movimento 5 Stelle. Cosa ci fosse da aspettarsi si poteva dedurre anche dal post, apparso ieri sulla pagina del grillino.

«Su Banca Carige - ha scritto Di Maio - si sono fatte tante parole, troppe come al solito. Domani mattina io inizio con qualche fatto. Per esempio cominciamo col capire perché quella banca si è trovata sull'orlo del default, ma soprattutto a causa di chi. Sono stato chiamato in Aula a rendere conto al Parlamento e ovviamente a tutti voi su quanto accaduto. Abbiamo i primi dati per capire cause e colpevoli».

«La verità è sotto gli occhi di tutti - scrive oggi Di Maio -, oserei dire è il segreto di Pulcinella: la vecchia politica e le banche sono sempre andate a braccetto e Banca Carige non fa eccezione. Il politicante metteva un suo uomo nella banca e lui finanziava la qualunque, fregandosene dei danni ai risparmiatori e preoccupandosi del beneficio per il politico, per il partito e per la sua poltrona. Carige è una piccola Mps, ma nel territorio i danni non sono inferiori».

«Il problema - conclude il vicepremier - è che alla fine non paga mai nessuno e non si dice mai chiaramente come stanno le cose, chi c'è dietro la cortina di fumo dei nomi più o meno sconosciuti di amministratori e dirigenti. Quando invece per unire i puntini basta solo un po' di onestà intellettuale».

Il discorso integrale di Di Maio alla Camera

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Banca Carige è l'ennesima banca italiana portata sull'orlo del fallimento, a causa di una gestione scellerata che non è stata causata solo dall'incompetenza dei manager ma, come vedremo, anche dalle commistioni con la politica. Il 2 gennaio il Consiglio direttivo della Bce ha messo la banca in amministrazione straordinaria. Siamo al lavoro affinché paghi il conto chi è responsabile e non chi è vittima, ossia i risparmiatori. Quello che è successo negli scorsi anni non deve più accadere.

Ad ora non sappiamo se dovremo intervenire con fondi pubblici, ma se decideremo di mettere soldi dei cittadini nella banca, allora la banca diventerà dei cittadini. È un principio che dovrebbe essere banale, ma vale la pena di sottolinearlo perché in passato i soldi degli italiani sono stati usati solo ed esclusivamente per coprire quello che avevano causato pochi manager o politici legati a quella banca. In questo modo eviteremo che imprese e lavoratori del territorio debbano pagare le scelte scellerate di chi ha gestito la banca in questi anni. Se interverremo con soldi pubblici, la banca avrà la missione di dare più credito alle piccole e medie imprese, di dare più mutui alle famiglie e di finanziare progetti innovativi di giovani imprenditori.

Per rispondere alla domanda che mi viene posta sui rischi legati alla perdita dei posti di lavoro e alla stretta creditizia per le imprese, rispondo da ministro del lavoro e dello sviluppo economico che l’eventuale intervento dello Stato serve proprio ad evitare questi rischi. Il decreto che abbiamo varato l’8 gennaio 2019 crea le condizioni per essere pronti a salvare e tutelare i risparmi dei cittadini. Il risparmio degli italiani per noi è sacro ed è per questo che nella legge di bilancio abbiamo stanziato un miliardo e mezzo di euro per i truffati delle banche. Il nostro obiettivo, però, è fare in modo che simili casi non avvengano più.

È chiaro ed evidente che se i cittadini metteranno i loro soldi per la risoluzione della crisi della Carige, i responsabili di questo disastro, a partire dai grandi debitori della banca, dovranno essere resi pubblici. E dovranno pagare le conseguenze dei loro errori. I risparmiatori invece non dovranno pagare, come accaduto in passato, le colpe e le inadempienze dei manager. A questi signori il Governo chiederà di restituire i mega bonus che hanno incomprensibilmente incassato visto il disastro che hanno combinato.

Ricordo anche che in Carige negli ultimi tre anni – dopo il disastro della precedente gestione, oggetto di pesanti condanne in secondo grado in attesa della Cassazione per il dottor Berneschi e i suoi collaboratori – si sono alternati numerosi presidenti e amministratori delegati contribuendo pesantemente a rendere ancora più grave una situazione già critica.

La verità è sotto gli occhi di tutti, oserei dire è il segreto di Pulcinella: la vecchia politica e le banche sono sempre andate a braccetto e Banca Carige non fa eccezione. Il politicante metteva un suo uomo nella banca e lui finanziava la qualunque, fregandosene dei danni ai risparmiatori e preoccupandosi del beneficio per il politico, per il partito e per la sua poltrona. Carige è una piccola MPS, ma nel territorio i danni non sono inferiori.

Il problema è che alla fine non paga mai nessuno e non si dice mai chiaramente come stanno le cose, chi c’è dietro la cortina di fumo dei nomi più o meno sconosciuti di amministratori e dirigenti. Quando invece per unire i puntini basta solo un po’ di onestà intellettuale. Questa mattina qui in Aula voglio pronunciare i nomi e i cognomi non solo di chi ha contribuito al fallimento della banca, ma anche dei loro sponsor politici.

Basta infatti leggere le carte per vedere che all’interno del cda della Banca, nel periodo in cui si sono registrate le maggiori sofferenze, erano presenti membri legati al mondo politico che hanno giocato a fare i banchieri.

L'ex vicepresidente di Carige è l'ex parlamentare Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro nei vari governi Berlusconi nonché sindaco di Imperia, Claudio Scajola;

Un ex consigliere del CdA è Luca Bonsignore, figlio di Vito Bonsignore ex eurodeputato sempre nel Popolo delle Libertà;

Un altro ex consigliere è Giovanni Marongiu, sottosegretario nel Governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi;

L'ex direttore centrale di Carige è Alessandro Repetto, ex presidente della Provincia di Genova con il centrosinistra e parlamentare dell’Ulivo.

Come vedete si spazia da destra a sinistra. L'intera classe politica precedente ha le sue colpe e le ha scaricate sui risparmiatori. Il funzionamento del meccanismo è semplice e lo si capisce dalle operazioni temerarie della stessa banca.

Per un lungo periodo Carige ha assunto rischi troppo alti su numerose operazioni diciamo “discutibili”. Come hanno riportato numerosi organi di stampa la Banca ha accumulato perdite sui crediti per diversi miliardi di euro dovuti. Tra questi troviamo:

– un debito di circa 450 milioni per i finanziamenti erogati al gruppo Messina;

– 250 milioni concessi con estrema leggerezza, come ha sottolineato anche Bankitalia, al Parco degli Erzelli, una cittadella tecnologica fortemente voluta dalla politica ligure realizzata sola a metà sulla collina di Cornigliano;

– 35 milioni di euro per il mutuo concesso al gruppo Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone;

– 20 milioni erogati al gruppo facente capo a Beatrice Cozzi Parodi;

– Prestiti o fidi, in parte sanati, ma che hanno causato sofferenze alla banca, sono stati erogati per svariate decine milioni di euro ad alcune società riconducibili al dottor Enrico Preziosi e per 20 milioni alla Prelios, società che faceva capo a Pirelli Re del gruppo Pirelli.

Oggi sono qui da ministro a leggervi questi nomi, ma guardando al futuro ci sono due cose che porteremo avanti per evitare che queste storie si ripetano e per spezzare questo legame, deleterio per i cittadini, tra partiti e banche. Prima di tutto mi auguro che con la nuova commissione di inchiesta sulle banche venga avviata una seria inchiesta sul caso Carige.

Inoltre come Governo e come maggioranza abbiamo intenzione di approvare nei prossimi mesi nuove norme tra cui:

L'approvazione del Glass Steagall Act che prevede la distinzione tra banche commerciali e banche d'affari;
Fondo di garanzia per i risparmiatori delle banche ottenuto trattenendo fino al 60% dei bonus dei manager per 5 anni;
Una norma sulle porte girevoli;
Una seria legge sul conflitto di interessi;
Nuovi vertici per Consob e riforma della vigilanza bancaria a livello europeo;
Istituzione di un Fondo di Garanzia UE per i risparmiatori.

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Commenti (2)

  • Armatore Messina, quello delle navi dei veleni e della morte dei guardiani del porto ? Di Peio vuol mettere in Galera i furbetti del rdc, ma tutti quelli citati liberi e col passaporto in tasca...va a ciapè i rat....

  • Intervento sobrio e onesto, i nomi fatti sono conosciuti e non meritano commenti. Speriamo, che con gli interventi del Ministro i truffatori paghino di tasca loro...

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