Violenza domestica, i segnali per riconoscere se un partner è pericoloso

Ci sarebbe una lunga storia di violenze e abusi dietro la morte di Alessio Rossi, ucciso dalla compagna Alessia Mendes al culmine dell'ennesima lite. Ne abbiamo parlato con Alessandra Bucci, dirigente delle Volanti della Questura di Genova

«Quello cui abbiamo assistito è il classico caso di un rapporto che sfocia in un circolo vizioso di abusi, violenza e maltrattamenti»: Alessandra Bucci, dirigente della Volanti della Questura di Genova, è stata una delle prime a intervenire, giovedì pomeriggio, in via Pellegrini, al Campasso, davanti al palazzo in cui Alessia Mendes, 39 anni, aveva appena ucciso il marito, il 35enne Alessio Rossi, al termine di una lite sfociata in violenza. L’ennesima, stando a quanto dichiarato dalla donna agli investigatori che l’hanno interrogata, l’ultima di una lunga serie che si è verificata nel corso degli anni in cui la coppia ha convissuto.

La Bucci, da qualche mese a capo dell’ufficio Upg della Questura, ha trascorso buona parte della sua carriera tra casi di violenza domestica e maltrattamenti, ed è stata lei, qualche mese fa, a proporre di adottare il protocollo Eva, un sistema che consente alle forze dell’ordine di “schedare” i violenti e creare una sorta di database degli episodi cui ricorrere proprio in casi come quello del Campasso, per prevenire tragici epiloghi. 

Non sempre però l’intervento della polizia riesce a essere risolutivo: «Quello di giovedì è un esempio di come può evolvere ed esplodere un rapporto violento, soprattutto quando la vittima di violenze è una donna - spiega Bucci - Le fasi sono solitamente tre: nella prima le tensioni crescono sempre di più, con violenze più di natura psicologica che fisica. La vittima vive atteggiamenti ostili finalizzati al totale controllo, e molto spesso giustifica l’abuso come un episodio isolato, una reazione occasionale magari provocata. E in molte donne scatta un meccanismo che le spinge a tentare di “salvare” il compagno, di redimerlo».

La fase successiva, prosegue Bucci, è quella in cui la violenza vera e propria esplode: «È il punto in cui si raggiunge il culmine, il primo schiaffo, il primo pugno, il primo abuso fisico, ed è anche il momento in cui l’intervento delle forze dell’ordine può essere decisivo. Se al primo episodio scatta la denuncia, la vittima può sentirsi appoggiata e supportata e decidere di allontanarsi subito dal suo aguzzino. Non sempre succede, però: gran parte delle vittime di violenza tentano ancora di giustificare il compagno, trovano scuse, arrivano a darsi la colpa e, nel caso in cui si sia in presenza di figli, ad acconsentire alle richieste del partner violento per evitare che si sfoghi su di loro».

Nella terza fase, l’ultima di un ciclo che spesso si ripete e si autoalimenta, la persona violenta si accorge di avere oltrepassato il limite e si preoccupa non tanto di perdere il legame affettivo, ma di «perdere lo status, di marito, di padre, di compagno, magari agli occhi degli altri persino amorevole. E quindi si pente, chiede scusa, giura che non commetterà più lo stesso errore. E spesso la vittima vuole crederci, lo perdona e torna sui suoi passi».

Proprio ciò che avrebbe fatto Alessia Mendes, che nel corso degli anni trascorsi al fianco di Rossi ha più volte sporto denuncia (in un caso i giudici hanno rinviato a giudizio l’uomo per maltrattamenti e lesioni), ma ha sempre finito per tornare con il marito. Sino a quando, al culmine dell’ennesima lite, ha afferrato un coltello e lo ha colpito: tre fendenti, di cui uno fatale. Il 35enne ha provato a mettersi in salvo fuggendo, ma sulle scale è crollato, ed è lì che l’hanno trovato ormai in fin di vita i militi del 118, che hanno provato inutilmente a salvarlo.

La 39enne, rimasta nell’appartamento, all’arrivo delle volanti ha minacciato di uccidersi sporgendosi pericolosamente dalla finestra dell’appartamento, al quarto piano, e di gettarsi nel vuoto. A convincerla a desistere l’intervento di due poliziotte, una delle quali è rimasta per oltre mezz’ora dentro l’appartamento, a pochi metri dalla donna, parlandole e raccogliendo il suo sfogo, mentre la collega dalla strada le dava manforte.

La Mendes è stata arrestata e accusata di omicidio volontario aggravato: starà al pm Paola Crispo, ora, decidere come procedere in sede giudiziaria, analizzando i trascorsi della coppia e le denunce che moglie e marito avevano sporto l’una contro l’altro. Nel quartiere in cui i due vivevano, però, resta la consapevolezza di avere più volte assistito a liti molto violente, e di avere notato i segni di percosse sui due coniugi: «È fondamentale che chi subisce violenza si fidi di noi, ci racconti ciò che subisce, se non alle forze dell’ordine a qualcuno di cui si fidano, sin dal primo episodio - sottolinea Alessandra Bucci - Solo così è possibile intervenire in tempo, interrompere la spirale di violenza e impedire che sfoci in tragedia».

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