Violenza sulle donne, in Liguria oltre 1.000 richieste d'aiuto ai centri

Flash mob a De Ferrari, sabato pomeriggio, per dire no alla violenza di genere, oltre 20mila adesioni alla campagna #nessunascusa

Decine di palloncini rosa a punteggiare la piazza, con le testimonianze di alcune sopravvissute e una madrina d’eccezione: sabato pomeriggio anche Genova ha detto no alla violenza contro le donne con un flashmob andato in scena davanti al “Muro dell’Arte” (ex Muro delle bambole), cui ha partecipato anche Jo Squillo.

La manifestazione è iniziata intorno alle 17, tra i presenti anche tanti bambini che hanno retto tra le mani il palloncino, simbolo dell’evento. E nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, continuano ad arrivare adesioni alla campagna social #nessunascusa, di Regione Liguria, con 20mila persone che hanno espresso sostegno con un like, con commenti di approvazione o modificando la propria immagine profilo con l'hashtag #nessunascusa. Tra loro anche molti volti noti della politica, della cultura, dello spettacolo e dello sport, che hanno accettato di fare da testimonial: da Fabio Quagliarella a Domenico Criscito, da Tedua a Enrico Bertolino passando per il campione di nuoto Massimiliano Rosolino e il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, tanti hanno voluto manifestare via social la loro adesione.

Dal punto di vista dei dati, il 2018 a oggi si sta rivelando un anno tragico per quanto riguarda i femminicidi (a oggi sono 106 le donne uccise nel 2018, una ogni 72 ore). In Liguria le vittime di femminicidio sono state 4, ma sono aumentate le persone che si sono rivolte agli 8 centri antiviolenza regionali in questi ultimi mesi: 1106 contro le 1009 dell’anno passato. 

Stando ai dati diffusi dalla questura, a Genova è calato il numero di denunce per stalking, violenze sessuali e maltrattamenti, e aumentano quelle per lesioni e percosse: «Alla domanda se è la prima volta che vengono picchiate o abusate, molte donne rispondono di sì. Una risposta che lascia intendere la ritrosia a denunciare l’abuso continuato», aveva spiegato Olga Crocco, dirigente della Direzione Anticrimine della questura di Genova, che in queste settimane ha partecipato alla campagna “Questo non è amore” che ha portato gli agenti nei mercati rionali cittadini.  

I dati evidenziati dalla Regione parlano di un aumento del lavoro dei centri antiviolenza, che negli ultimi mesi hanno preso in carico più casi (anche grazie alla firma del protocollo che prevede una sinergia tra pronto soccorso e polizia giudiziaria per indagare sui casi ritenuti sospetti) e si prendono cura di un numero maggiore di vittime di violenza, riuscendo a dare vita ad un percorso di recupero e di reinserimento sociale. Nel 2017 erano state 523 le donne di cui i centri si erano fatti carico, mentre nell’anno in corso ammontano a 733, oltre 200 in più.

Violenze di genere, le vittime in Liguria

Dal punto di vista sociale, le violenze sembrano svilupparsi in contesti anche molto differenti l’uno dall’altro: su 733 donne, 360 hanno un lavoro, 7 svolgono il ruolo di dirigente, 150 svolgono un lavoro impiegatizio. Le donne senza un’occupazione sono 183 e risultano essere la categoria maggiormente colpita dal fenomeno della violenza. 

Per quanto riguarda la scolarizzazione, le donne colpite in maggior numero (255) sono quelle in possesso del diploma di scuola superiore, mentre quelle con la licenza media sono 179; 105 quelle che si sono laureate all’università.

L’analisi della nazionalità delle situazioni in carico ai centri antiviolenza conferma una maggioranza di donne italiane (492 su 733). Se a queste sommiamo i numeri relativi agli altri paesi dell’area europea, la percentuale arriva all’75% del totale. La seconda area di provenienza delle donne sono i paesi del continente americano, in particolare dell’America centro-meridionale e dell’Africa. Molto più ridotti infine gli accessi di donne provenienti dai paesi dell’Asia (17 casi). Rispetto all’anno precedente si conferma il rapporto tra le donne italiane (67% del totale) e le donne straniere (33%).

Dal punto di vista dei comportamenti degli aggressori, i dati raccolti dai centri antiviolenza evidenziano che nella maggioranza dei casi la stessa donna subisce contestualmente tipi diversi di violenze. Nella grande maggioranza delle situazioni (643 casi) è presente violenza di natura psicologica (insulti, denigrazioni, ricatti, minacce, controllo), in 467 casi la violenza fisica. Anche la violenza economica (controllo dello stipendio, impedimento a trovare un impiego, assunzione di impegni economici a nome della donna a sua insaputa o contro la sua volontà) è un fenomeno diffuso, rilevato in 279 situazioni. Altre forme di violenza, come la violenza sessuale sono rilevate con minor frequenza. 

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