Nove giorni di folla per Van Gogh e il viaggio di Gauguin

Grande successo della mostra di Palazzo Ducale a Genova, che ha chiuso i battenti il primo maggio dopo aver accolto quasi 350 mila persone. Bilancio più che positivo per gli organizzatori e per Genova

Gradimento in crescita per la mostra allestita Palazzo Ducale da Marco Goldin e Linea d'ombra, che, tra marzo e aprile, ha visto aumentare esponenzialmente i visitatori fino ad arrivare a stampare più di 4 mila biglietti al giorno nelle ultime settimane di apertura.

L'evento si chiude con un bilancio più che positivo per gli organizzatori e per Genova, che in questi cinque mesi e mezzo ha ospitato una delle più importanti esposizioni dell'anno. Un successo da sottolineare sia perché, come ricorda Marco Goldin, «sono numeri importanti se si considera il difficile momento economico che sta vivendo l'Italia», sia perché ha eletto la città a meta privilegiata degli appassionati d'arte, che sono affluiti numerosi soprattutto da Torino, Milano, Savona, Cuneo e Nizza.

D'altra parte i meriti degli organizzatori sono evidenti: raramente in Italia sono state ospitate mostre ricche di autori e di opere così importanti, sia per le difficoltà nell'ottenere i prestiti (il noto quadro di Gauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” torna in Europa per la seconda volta in un secolo), sia per gli enormi costi che questi eventi comportano.

Una scelta atipica quella di Marco Goldin, che predilige gli appassionati viaggi tra le grandi tele e le connessioni sentimentali più spericolate tra gli autori, piuttosto che il lavoro filologico e di impianto monografico più comune tra i critici italiani; non a caso qui si è cimentato proprio con una esposizione che ha come tema il viaggio stesso e che schiera 80 autentici capolavori.

Certo, i rischi sono dietro l'angolo: non è usuale associare gli autori della Hudson river school al William Turner più visionario, il Sole del mattino di Edward Hopper con i toni astratti di Nicolas de Staël, come risulta vagamente straniante la pur bellissima stanza dedicata a Kandinskij.

Eppure anche i passaggi più vertiginosi sono illustrati con maestria dal curatore, che riesce a raccontare il senso emotivo ed estetico di queste connessioni, e che spesso crea fantasmagorici cortocircuiti, come la riuscitissima stanza che riunisce i quadri monocromi di Mark Rothko e Ocean Park di Richard Diebenkorn, con i paesaggi marini di William Turner, antenato di un secolo e mezzo prima che già sapeva fissare luce e colore trascendendo il peso della materia.

L'altro grande pregio della mostra risiede infatti nell'ottimo allestimento: pur scontando un deficit di spazio particolarmente evidente nelle giornate di maggior afflusso di pubblico, l'organizzazione di Linea d'ombra ha curato attentamente l'illuminazione, la collocazione delle opere e il percorso espositivo. Molto interessante soprattutto l'idea di accompagnare le tele di Van Gogh con le lettere dell'autore che, notoriamente generose nel descrivere pensieri, tecniche e percorsi creativi, diventano autenticamente rivelatrici se affiancate alle sue opere.

Ci auguriamo dunque che la chiusura della mostra sia un arrivederci tra Linea d'ombra e la città di Genova. Ricordiamo che a Palazzo Ducale è ancora in corso la mostra Migrazioni. Il lungo viaggio con foto di Uliano Lucas (fino al 20 maggio 2012) e La vita è sogno con le opere vincitrici del VI premio Sergio Fedriani (fino al 6 maggio 2012).

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