Conti in banca e proprietà intestate: scoperti "furbetti" della pensione minima

Scoperta truffa ai danni dell'Inps: in circa 10 anni, 13 persone hanno indebitamente percepito la misura di sostegno al reddito pur non avendone i requisiti, costando allo Stato oltre mezzo milione di euro

C’è chi aveva case intestate, chi percepiva di fatto uno stipendio, chi ancora - ed è uno dei casi più eclatanti - aveva investimenti in banca da centinaia di migliaia di euro. Eppure ricevevano regolarmente, e lo hanno fatto per numerosi hanno di fila, l’assegno sociale, versamenti da circa 500 euro al mese che sono costati allo Stato oltre 500mila euro.

Truffa all'Inps, 13 denunciati

Il periodo preso in considerazione è quello che va dal 2006 al 2029: a scoprire 13 “furbetti” dell’assegno sociale sono stati i carabinieri di Genova, che a maggio 2018, su segnalazione dell’Inps, hanno avviato una serie di accertamenti su alcuni nominativi e autocertificazioni reddituali che all’ente risultavano sospetti. Dei poco più di 7mila beneficiari della misura di sostegno prevista per chi risulta praticamente a reddito zero, circa 5mila sono stati passati ai raggi X e alcuni sono stati scoperti e denunciati. Ma la lista, secondo gli investigatori coordinati dal procuratore Francesco Cardona Albini, è molto più lunga.

Una dovuta premessa: per beneficiare dell’assegno sociale, che frutta circa 6mila euro l’anno, il richiedente deve avere superato i 66 anni e 67 mesi d’età dopo il 2018 (unico requisito rispettato dagli indagati), deve risiedere sul territorio italiano da almeno 10 anni consecutivi e deve dichiarare un reddito inferiore ai 5.889 euro annui, limite stabilito per legge. 

Assegno sociale senza averne diritto: come in 13 hanno truffato lo Stato 

Delle 13 persone denunciate, 4 risiedevano ormai da anni all’estero: il caso più sorprendente, quello di un cittadino francese che durante il suo soggiorno in Italia ha chiesto e ottenuto di ricevere l’assegno sociale, ma quando ha fatto ritorno in patria si è “dimenticato” di comunicarlo e ha iniziato a lavorare nel campo della ristorazione e della pubblicità, ricevendo inoltre un “gettone” dall’amministrazione del Comune in cui risiede per avere prestato servizio come “nonno vigile”, pensionati che aiutano i bambini ad attraversare la strada v vicino alle scuole.

In un altro caso, un ex professionista facoltoso, residente in Albaro, aveva all’attivo numerosi investimenti in titoli azionari per svariate centinaia di migliaia di euro, oltre che beni e proprietà, eppure percepiva ugualmente l’assegno ogni mese: chi risiedeva all’estero aveva certificato di esser ancora stabilmente residente in Italia e mantenuto un conto corrente , sfruttando figli o parenti per il ritiro dei soldi che venivano poi inviati fuori dallo Stivale. Altro caso ancora: marito e moglie che, pur non avendo di fatto i requisiti necessari per chiedere l’assegno sociale, avevano entrambi inoltrato la domanda e ottenuto il beneficio.

Truffa dell'assegno sociale, proseguono le indagini

«L’operazione è stata lunga e complessa - ha detto il colonnello Gianluca Feroce, comandante provinciale dei carabinieri da poco insediato - Inps ha chiesto il nostro supporto per analizzare i profili sospetti, si tratta di un’operazione lunga e complessa che proseguirà nei prossimi mesi con sempre maggiore collaborazione: la lista di persone che beneficiano dell’assegno sociale senza averne titolo è sicuramente destinata a crescere».

I 13 “furbetti” sono stati denunciati per il reato di indebita percezione di erogazione ai danni dello Stato, ed è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente delle somme percepite, che ammonta a oltre mezzo milione di euro: «Si tratta di un’attività molto importante - fanno sapere da Inps - Non soltanto perché nelle casse dello Stato rientreranno 500mila euro, ma anche perché verrà interrotta l’erogazione annuale, almeno per quanto riguarda queste persone, di circa 78mila euro l’anno».

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