Dalle mazzette alle escort, così gli imprenditori si prendevano gli appalti del Terzo Valico

L'indagine che ha portato all'arresto di 14 tra funzionari e dirigenti di Cociv, il general contractor della grande opera, svela una lunga serie di illeciti e irregolarità compiute in due anni di attività: tutti i dettagli

Le riprese ottenute dalla Guardia di Finanza

L’operazione “Arka di Noé”, a Genova, è scattata alle prime luci dell’alba e si è abbattuta sul Cociv, il general contractor dei lavori del Terzo Valico, con una forza inarrestabile: la guardia di Finanza è entrata nella sede del consorzio che gestisce i lavori per la grande opera (di cui fanno parte Salini Impregilo al 64%, Società italiana Condotte d’acqua al 31% e Civ al 5%), e in varie abitazioni sparse sul territorio, per consegnare 14 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari, due delle quali sono finite nelle mani di Michele Longo ed Ettore Pagani, rispettivamente presidente e attuale direttore generale di Cociv; un’altra è stata invece consegnata a Pietro Paolo Marcheselli, direttore generale del consorzio sino al 2015.

Le ipotesi della Procura
Le accuse sono pesantissime: corruzione, concussione e turbativa d’asta nell’ambito dell’affidamento e della gestione degli appalti per portare a termine una delle infrastrutture più importanti della Regione, che collegherà Genova e Milano con l’Alta Velocità. Stando a quanto accertato nel corso di un’indagine partita a fine 2014 e durata quasi due anni, portata avanti dalle Fiamme Gialle e dal loro nucleo di polizia Tributaria del colonnello Maurizio Cintura insieme con la Procura di Genova, gli episodi si sarebbero verificati dal 2013 al 2015 e riguarderebbero appalti per un valore totale di 324 milioni di euro. Nell’indagine sono finiti funzionari e dirigenti di Cociv nel loro ruolo di rappresentanti della pubblica amministrazione, e imprenditori che, pagando tangenti e in alcuni casi anche servizi di escort, sarebbero riusciti a farsi assegnare lavori per cui non avrebbero avuto i requisiti. 

In particolare, si legge sull’ordinanza di custodia, «in occasione dello svolgimento delle gare indette da Cociv, alcuni dirigenti preposti allo svolgimento delle stesse, per pilotare l’assegnazione dei lotti (al momento si parla di 6, ndr) ad alcune società ed escluderne altre, hanno fatto in modo in alcuni casi che offerte anomale divenissero regolari in violazione ai principi della par condicio. In altre occasioni si sono avvalsi della compiacenza di concorrenti di comodo, in realtà non interessati all’aggiudicazione della gara, per indirizzare direttamente l’assegnazione all’unico concorrente interessato. In determinate circostanze, la turbativa veniva accompagnata dal pagamento di una somma di denaro». 

Il caso di Cravasco e il video dello scambio di soldi negli uffici di Cociv
Come nel caso dell’assegnazione dei lavori della galleria di Cravasco, dove un video (nel corposo fascicolo della Procura ci sono tutte le intercettazioni, ambientali e non solo, effettuate nei lunghi mesi di ndagine) riprende uno dei rappresentanti della ditta cui è stato poi affidato l’appalto consegnare una mazzetta a Marcheselli negli uffici di Cociv. Il filmato riprende uno dei due abbassare la tendina dell’ufficio e l’imprenditore consegnare il denaro e poi uscire rapidamente, lasciando l’altro a contare i soldi: «Missione compiuta secondo indicazioni ricevute», è il commento al termine della trattativa. In altri casi, come quello dell’assegnazione dei lavori per la galleria Vecchie Fornaci, il pagamento sarebbe avvenuto tramite escort, offerte da un imprenditore a Giulio Frulloni, coordinatore Costruzioni di Cociv, anche se poi l’operazione "corruzione” non sarebbe andata a buon fine.

Le irregolarità nelle gare, sottolineano gli inquirenti, coordinati dai sostituti procuratori genovesi Francesco Cardona Albini e Paola Calleri, erano molteplici:
- in certi casi venivano rivelate informazioni confidenziali agli imprenditori per consentire loro di presentare un’offerta al massimo ribasso;
- in altri venivano segnalate anomalie nelle proposte delle imprese concorrenti per favorire quelle prescelte (viceversa, venivano fatte sparire le anomalie presenti);
- in altri ancora venivano invitate a partecipare alla gara imprese non realmente interessate a ottenere l’appalto, in modo da assicurare il successo di quelle che avevano pagato. 

Il filone romano dell'inchiesta
Un’inchiesta che si allarga anche alla Capitale, dove i carabinieri hanno notificato altre ordinanze di custodia cautelare, questa volta in carcere, ad altre 21 persone per le accuse di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione. Un vero e proprio “amalgama” (così è stata appunto ribattezzata l’operazione romana) in cui spuntano anche collegamenti con la criminalità organizzata e in cui, per quanto riguarda Genova e il Terzo Valico, si incrociano i nomi di Pagani, di Longo e di Giampiero De Michelis, direttore dei lavori per le opere del Terzo Valico, e del socio Domenico Gallo: questi ultimi, si legge nell’ordinanza, «mediante abuso di poteri inerenti alla loro funzione, ponevano in essere atti diretti a costringere la società appaltatrice del lotto Libarna a interrompere il contratto di subappalto stipulato con una società fornitrice di materiali» per rifornirsi dalle cave di proprietà degli stessi Gallo e De Michelis.

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Nei cantieri i lavori proseguono
«Questa indagine non riguarda i lavori nella loro interezza, molte grandi opere sono state portate a termine senza ripercussioni, basti pensare a Expo. E’ comunque rassicurante ilf atto che si faccia pulizia nella gestione e nella prosecuzione di lavori strategici per l’interesse nazionale», ha spiegato il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, confermando che a oggi nessun cantiere è stato sequestrato e i lavori proseguono. Ci sono però incognite, una delle quali riguarda i lavori per la galleria di Cravasco, dove sussistono «forti dubbi che l’opera sia stata eseguita nel migliore dei modi possibili» proprio in virtù della corruzione messa in atto. Aspetti che verranno verificati nel corso delle indagini, e che potrebbero portare a nuovi sviluppi.

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