Terrorismo, il sospetto degli investigatori: Genova fra i centri di radicalizzazione in Italia

L'arresto a Varese del giovane di 23 anni deciso a partire per la Siria per arruolarsi nell'esercito jihadista riapre il filone d'indagine nel capoluogo ligure, dove aveva soggiornato per diverse settimane

Continuano le indagini della sezione Antiterrorismo della Procura di Genova e delle Digos del capolugo ligure e di Milano dopo il fermo di Mahmoud Jrad, il 23enne siriano residente a Varese che secondo gli inquirenti sarebbe stato pronto a partire per la Siria per arruolarsi nelle fila di Jabat Al Nusra, il gruppo di combattenti filo-qaedisti responsabili fra l'altro del rapimento delle 2 cooperanti italiane Greta Rameli e Vanessa Marzullo.

Fermato ieri mattina con un’operazione congiunta proprio a Varese, dove vive con i genitori, i tre fratelli e le tre sorelle, Jrad è accusato di “partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo anche internazionale”, come si legge nel provvedimento emesso dal sostituto procuratore Federico Manotti. Lo stesso reato pende sul capo del fratello minore di Jrad, che avrebbe dovuto accompagnarlo in Siria nel tentativo di “vigilare” su di lui, forse convinto anche dalla famiglia, che da sempre osteggiava con forza - come dimostrerebbero anche alcune intercettazioni telefoniche - il fanatismo del figlio, che si sentiva incompreso sia dai parenti sia dalla comunità islamica locale, e il suo desiderio di entrare nell’esercito della jihad. 

Per lo stesso reato, quello cui fa riferimento l'articolo 270 bis del codice Penale, sono indagati anche tre imam di Genova e provincia, che per il pool antiterrorismo avrebbero accolto Jrad durante il suo soggiorno nel capoluogo ligure di ritorno dal primo viaggio in Siria, avvenuto nell’estate del 2015, e ulteriormente radicato nella sua mente le idee di combattere per l’Islam; un filone di indagine, quello genovese, al cui centro ci sono il tunisino Mohamed Ali Othman, imam della moschea di via Cereghetta a Rapallo, ma soprattutto il 34enne albanese Bledar Brestha e il 33enne di origini marocchine Mohamed Naji, guide spirituali e predicatori rispettivamente nelle sale di preghiera di piazza Durazzo e di vico Amandorla, la stessa dove Giuliano Delnevo, il foreign fighter genovese morto in Siria nel 2013, si è accostato e ha poi sposato l’Islam.

Proprio Brestha e Naji, secondo la Digos, sarebbero i fondatori di un altro centro di preghiera, una sala in via Castelli, a Sampierdarena, su cui si concentrano i maggiori sospetti degli inquirenti: secondo gli agenti, qui si incontrerebbero gli islamici più radicali, dietro un portone verde costantemente sorvegliato che i residenti avevano già segnalato alle autorità cittadine.

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Il filone di indagine, insomma, si allarga sempre di più, e pare avere uno dei centri nevralgici nel capoluogo ligure: la sala è stata perquisita, insieme con le altre finite nel mirino della Digos, e smartphone e computer sono stati sequestrati; in queste ore gli inquirenti stanno passando al vaglio tutta la massiccia documentazione che fa parte di un fascicolo sempre più corposo, fatto di intercettazioni e scambi su social network e chat, nella speranza di riuscire a tirare le fila di quella che gli uomini dell'Antiterrorismo hanno definito “un'associazione criminale in via di costituzione, collegata alle organizzazioni terroristiche di matrice araba”.

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