Terrorismo, una task force per sorvegliare le case popolari

Dopo l'arresto di Nabil Benamir, il 29enne marocchino identificato come estremista islamico, Regione e Comune corrono ai ripari: l'uomo è rimasto a Genova per 9 anni occupando abusivamente una casa di Arte

Case popolari a Bolzaneto

Un’apposita task force per sorvegliare e controllare gli appartamenti di Arte Genova e prevenire occupazioni abusive: è la strategia messa a punto da Comune, Regione e Arte stessa dopo l’arresto a Genova di Nabil Benamir, il 29enne marocchino identificato come estremista islamico e arrestato prima che potesse entrare in azione per la jihad.

Benamir a Genova per 9 anni in un appartamento di Arte

Benamir, che secondo il gip che ha emesso l’ordine di custodia cautelare in carcere rappresenta « un elevato grado di pericolo in relazione ai contatti con soggetti verosimilmente disponibili alla realizzazione di attentati e allo scambio con gli stessi di informazioni su come realizzare ordigni esplosivi», a Genova aveva vissuto dal 2006 al 2015 collezionando una serie di reati che vanno dal furto allo spaccio alla violenza privata e lo stalking, questi ultimi commessi ai danni dell’ex compagna, con cui viveva in un appartamento di proprietà del Comune di Genova in via dei Pescatori, a poca distanza dalla Fiera. Che, sulla carta, avrebbe dovuto essere chiusa in attesa di ristrutturazione, così come stabilito dalla sezione genovese di Arte, l’Azienda regionale territoriale per l’edilizia che si occupa di gestire il patrimonio immobiliare dei Comuni.

Benamir e la compagna erano riusciti a entrare nell’appartamento e a occuparlo, vivendo gratis in un alloggio che, per stessa ammissione del Comune, è estremamente difficile da controllare, tenuto conto della mole di appartamenti simili sparsi in città che spesso vengono occupati abusivamente. Da qui la decisione di correre ai ripari con il vertice che si è tenuto mercoledì pomeriggio a Tursi, cui hanno preso parte i rappresentanti delle istituzioni e di Arte.

Dalla Regione 300mila euro per le "morosità incolpevoli"

Potenziamento degli uffici decentrati di Arte Genova e l’istituzione di una task force che monitori mensilmente tutti gli alloggi vestiti dalle Arte liguri segnalando eventuali casi di abusivismo: queste le risoluzioni che Regione e Comune hanno deciso di adottare, stabilite nel corso della riunione di giovedì mattina tra l’assessore regionale all’Edilizia, Marco Scajola, e i dirigenti di Arte Genova 

«Abbiamo deciso di potenziare ulteriormente gli uffici di Arte sul territorio per fare in modo che ci sia un impegno costante e di tutti, con interventi ad hoc - ha confermato Scajola  - A questo proposito, nelle prossime settimane sono previsti incontri con la giunta comunale per creare un tavolo congiunto e una task force per contrastare un fenomeno che a Genova risulta nettamente inferiore rispetto agli altri capoluoghi italiani, tuttavia va sradicato».

Nel frattempo la Giunta regionale oggi ha stanziato ulteriori finanziamenti per un totale di 300mila euro, su proposta dell’assessore regionale Marco Scajola, per il  fondo di sostegno alla morosità incolpevole negli alloggi gestiti dalle Arte liguri, anche alla luce della situazione economica che incide sulla possibilità per l’utenza di sostenere il pagamento del canone di locazione e dei servizi accessori e che, di conseguenza, crea un forte deficit nelle casse delle aziende.

I fondi sono stati erogati alle Arte liguri e destinati a ripianare parzialmente le posizioni delle famiglie che, assegnatarie di alloggi di edilizia residenziale pubblica, abbiano accumulato morosità cosiddette “incolpevoli”, dovute a situazioni sopravvenute come, ad esempio, la perdita del lavoro, un lutto, una diminuzione della capacità lavorativa dovuta ad una malattia o infortunio. Sarà una commissione costituita dalle Arte a valutare le domande in arrivo dagli inquilini che non riescono più a pagare l’affitto, a causa di una malattia sopraggiunta o della perdita del lavoro o della diminuzione del reddito e che dovranno dimostrarlo per poi ricevere i finanziamenti per coprire la morosità pregressa.

I fondi verranno assegnati entro l’anno dalle 4 Arte presenti in Liguria, e suddivisi sulla base del numero di alloggi gestiti da ciascun ente e sull’entità complessiva della morosità: ad Arte Genova saranno destinati  138.796 euro (10.901 alloggi), ad Arte Imperia saranno destinati 43.729 euro (1.522 alloggi), ad Arte Spezia 63.589 euro (3.992 alloggi) e ad Arte Savona 53.975 euro (3151 alloggi).

«Si tratta di fondi interamente regionali - spiega ancora l’assessore Scajola - messi a disposizione per aiutare, in un momento difficile di crisi economica, le tante famiglie liguri che, per motivi indipendenti dalla loro volontà, non riescono a pagare regolarmente il canone e le spese accessorie degli alloggi loro assegnati».

Occupazione abusiva, le istituzioni: «Massima attenzione»

«A Genova la percentuale di appartamenti occupati illegalmente è molto bassa rispetto alla media nazionale, ma alla luce degli ultimi fatti di cronaca vogliamo rafforzare la sinergia tra Comune, Regione e Arte per ridurre ancora di più questo fenomeno e garantire maggiore sicurezza ai cittadini», hanno dichiarato all’unisono gli Marco Scajola e Francesca Fassio, rispettivamente assessore regionale all’Edilizia e assessore comunale alle Politiche Sociali. I provvedimenti devono ancora essere definiti, ma la strategia prevede un’innalzamento dell’attenzione sul patrimonio immobiliare di Arte, con controlli serrati da parte di un’apposita task-force che, a detta di Regione e Comune, verrà istituita a breve.

Proseguono intanto le indagini su Benamir, attualmente detenuto a Marassi e in attesa di essere interrogato per la convalida dell’arresto. La Digos, coordinata dalla Direzione Anti Mafia e dal procuratore Federico Manotti, ha allargato l’inchiesta mettendosi alla ricerca dei “Lupi Solitari”, i 7 uomini con cui Namil Benamir chattava assiduamente preparando attentati. Stando a quanto dichiarato dall’ex compagna alla polizia, la radicalizzazione sarebbe avvenuta proprio a Genova, dove il 29enne sarebbe entrato in contatto con alcuni uomini che lo avrebbero iniziato allo studio del Corano. Sul suo cellulare gli investigatori hanno rinvenuto il “bando” di arruolamento a Daesh, oltre a una serie di istruzioni per costruire ordigni esplosivi sfruttando vecchi cellulari e commettere attentati usando auto o furgoni.

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