Sub vittima di un malore, Provinciale lo soccorre e scopre rete da pesca illegale

La Polizia Provinciale di Genova pesca una rete illegale nelle acque dell’Area Marina Protetta del promontorio di Portofino e soccorre un subacqueo in difficoltà dopo un’immersione con le bombole e lo affida al 118

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

Genova - Ieri, 24 giugno 2012, la domenica di pattugliamento e controllo in battello dell’Area Marina da parte della Polizia Provinciale, con il coordinamento della Capitaneria di Porto - iniziata con la sistemazione di sei nuove boe sotto il promontorio di San Rocco per segnalare l’ordinanza che vieta la navigazione e la balneazione entro i 150 metri dalla riva per il rischio di frane dal versante roccioso - è poi continuata con due salvataggi: quello di un subacqueo dopo un malore e quello delle gorgonie e dei pesci minacciati da una rete abusiva, lunga più di duecento metri e ancorata sul fondo.

Il subacqueo, arrivato con un diving autorizzato - che ha subito provveduto a chiedere i soccorsi - alla Secca Gonzatti ha avuto un malore dopo un’immersione con le bombole e la Polizia Provinciale, intervenuta con il battello dell’Area Marina con cui vigila sul tratto protetto, l’ha preso a bordo, dove gli è stato somministrato l’ossigeno, e trasportato a Camogli dove è stato immediatamente affidato alle cure del 118.

«Gli interventi sono stati molto tempestivi – dice il commissario superiore della Polizia Provinciale Giorgio Mastrocola – e l’uomo è arrivato a Camogli in buone condizioni». Sono in buone condizioni anche i saraghi e i paguri che un subacqueo dell’Area Marina è riuscito a liberare dalla rete da pesca illegale scoperta dalla Polizia Provinciale nel tratto compreso fra Punta Chiappa e Cala d’Oro.

 «In navigazione – racconta il commissario Mastrocola – ho visto un insolito gavitello privo di ogni segnalazione identificativa che deve sempre contraddistinguere quelli per la pesca autorizzata dei residenti nei tre Comuni dell’Area Marina». Accostato il battello al gavitello per rimuoverlo, la Polizia Provinciale ha scoperto che vi era agganciata una rete da pesca abusiva, sistemata orizzontalmente alla costa e ancorata fra l’altro sul fondo di gorgonie rosse, la delicata specie corallina ramificata che è anche un prezioso bioindicatore della vita sommersa.

«A questo punto – dice Giorgio Mastrocola - segnalata via radio la scoperta ci siamo diretti alla sede dell’Area Marina per prendere a bordo un subacqueo specializzato di un diving e il rappresentante della Provincia nel direttivo dell’ente, Sauro Genocchio, anch’egli sub esperto, con i quali abbiamo poi rimosso completamente la rete e liberato gli esemplari marini ancora vivi, soprattutto saraghi e paguri, catturati dalle maglie fra i rami delle gorgonie, mentre purtroppo altri pesci e alcuni polpi erano già morti nella rete abusiva, per la quale stiamo procedendo a una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica».

Su tutta l’Area marina protetta del promontorio di Portofino – istituita dal Ministero dell’Ambiente nel 1999 e affidata alla gestione consortile dei Comuni di Camogli, Portofino, Santa Margherita, della Provincia e dell’Università – vigila e controlla in mare anche la Polizia Provinciale di Genova, con il coordinamento della Capitaneria di Porto, su un veloce battello dell’Area Marina spinto da un motore da 225 cavalli. Il servizio di pattugliamento che agli inizi dell’intesa tra Provincia e Consorzio dell’Area Marina si svolgeva solo d’estate, ora continua tutto l’anno.
 

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