Sicurezza gallerie, il procuratore capo: «I controlli spettano al Mit, ispezioni da verificare»

Francesco Cozzi, che con il suo pool di magistrati dall'agosto del 2018 indaga sul crollo del ponte Morandi e sulle inchieste collegate alla tragedia, ribadisce la necessità di controlli ufficiali

La Procura «non è un organo di prevenzione», ma interviene soltanto «quando c’è un reato».

A ribadire ancora una volta che i controlli in autostrada vanno effettuati da concessionari e ministero dei Trasporti, a margine del Festival della Criminologia, è stato il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, che dall’agosto del 2018 indaga sul crollo del ponte Morandi e su tutte le inchieste “satellite” che sono state avviate aprendo quello che si è rivelato un vero e proprio vaso di Pandora.

Dopo l’inchiesta sulla sicurezza dei viadotti e su quella delle barriere fono-assorbenti, infatti, la Procura, con l’ausilio del primo gruppo della Guardia di Finanza di Genova, sta indagando anche sulla sicurezza e sulle condizioni delle gallerie autostradali. A far srotolare il nuovo filone, il crollo di un blocco di cemento del peso di circa due tonnellate avvenuto lo scorso 29 dicembre nella galleria Berté, sull’A26.

«La prevenzione spetta al ministero. Vedremo cosa emergerà dalle carte, ma noi al momento ci occupiamo solo di quanto successo dentro la galleria Bertè», ha infatti confermato il procuratore capo, alle prese con uno dei fascicoli più corposi e complessi mai transitati sui tavoli della procura genovese. 

«Il dato di fatto - ha aggiunto Cozzi - è che ci sono state precise direttive, da parte degli organismi europei, che hanno anche avuto attuazione da parte dello Stato italiano sin dal 2005, che ha individuato le figure e le procedure che dovevano essere seguite per dare sicurezza nella prevenzione e nella gestione delle gallerie, anche fissando scadenze temporali e sanzioni in caso di inosservanza».

Il procuratore sottolinea che le risposte sullo stato di salute di queste gallerie non può essere delegata alla magistratura: «Non possiamo verificare noi se vi sia stata attuazione delle direttive europee: noi - spiega - ce ne occupiamo nella misura in cui si verifichino fatti specifici, di competenza del nostro territorio. Chiaro che se si verificano fatti che configurano ipotesi di reato e che, in qualche modo, sono riconducibili ad inosservanze o non attuazioni di queste direttive, valuteremo il da farsi».

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«Bisognerà capire se sono stati fatti i controlli in quella galleria, quando sono stati fatti, che risultati hanno dato, se erano adeguati - ha concluso Cozzi - E poi si vedrà se fare una consulenza con la quale valutare se c'è stato un errore grossolano, se ci sono state anche in questo caso valutazioni fasulle o altro ancora».

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