Scuole, si apre mercoledì 4 marzo. Università chiusa

La riapertura è però vincolata al rispetto delle norme igieniche previste dal decreto ministeriale relativo all’emergenza Coronavirus: dispenser igienizzanti in tutti gli istituti

Le scuole a Genova riapriranno mercoledì 4 marzo, e soltanto se saranno rispettate le norme igieniche previste dal decreto ministeriale relativo all’emergenza Coronavirus, ovvero se si doteranno di dispenser igienizzanti fuori dalle aule. E così, già a partire da lunedì mattina negli istittuti di ogni ordine è grado è scattata la "corsa al dispenser", non senza un pizzico di ironia da parte dei tanti genitori che hanno ricordato come spesso accada che siano le mamme e i papà a dover portare articoli per l'igiene personale come carta igienica e sapone direttamente da casa.

Alisa ha infatti chiarito, sulla base del decreto ministeriale, la composizione dei prodotti da utilizzare per la disinfezione della cute e delle superfici. Per quanto riguarda la pelle, le soluzioni idroalcoliche per il lavaggio mani devono essere un presidio medico chirurgico contenenti la quantità minima di alcol del 60%.

I prodotti disinfettanti a base di cloro o alcol per le superfici devono invecce contenere ipoclorito di sodio in percentuale dello 0,1% (corrispondente 1.000 ppm) ed essere presidi medico chirurgici. La raccomandazione è di non usare la candeggina domestica né l’alcol denaturato al 95%, perché non sono presidi medici chirurgici.

Scuole e certificato medico: come comportarsi e quando serve

La riapertura riguarda tutte le scuole di ogni ordine e grado, eccetto l'Università che rimane chiusa. Il rettore Paolo Comanducci potrà consentire, però, lo svolgersi di alcune attività «come, per esempio, l'ultimo esame per rientrare nella prossima sessione di laurea», ha spiegato il governatore Toti. Regione e Alisa hanno inoltre chiarito come comportarsi per la riammissione di bambini e ragazzi a scuola e la presentazione dei certificati medici.

Il certificato medico è necessario, ha spiegato Alisa, solo per assenze dovute a malattia infettiva soggetta a notifica obbligatoria e di durata superiore a 5 giorni. Non è invece ecessario se l’assenza è riferibile esclusivamente al periodo di chiusura della scuola prevista da ordinanza, anche per periodi superiori a 5 giorni, e non è intervenuta una malattia infettiva soggetta a notifica obbligatoria.

Per le assenze per le quali non è previsto il certificato medico, le famiglie sono tenute a produrre in forma scritta un’autocerticazione in cui sottoscrivono che il bambino non ha "contratto una malattia infettiva soggetta a notifica obbligatoria, non ha soggiornato in zone endemiche e non ga avuto contatti con casi sospetti o confermati”.

Il presidente della Regione, Giovanni Toti, aveva cercato di rispondere, domenica, ai dubbi di chi chiedeva che la chiusura venisse prorogata per non rischiare eventuali contagi o diffusione dei casi: «A coloro che mi scrivono che andrebbero tenute chiuse le scuole 14 giorni perché tale è la durata dell’incubazione del coronavirus, voglio spiegare che questo è un ragionamento totalmente insensato dal punto di vista scientifico - ha detto Toti - I 14 giorni scattano dal possibile contagio di ogni persona, non dal giorno della firma della chiusura delle scuole. Dunque, una persona contagiata oggi potrebbe diventare positiva fino al 14 marzo. E una contagiata il 14 marzo fino al 28 marzo e così via. Allora capite bene che questi numeri non hanno senso. Abbiamo chiuso una settimana le scuole perché non sapendo da quale parte il virus ci avrebbe aggredito volevamo avere la possibilità di individuare eventuali focolai e tracciare le persone. Oggi, al momento, abbiamo tracciato tutti i contagi che arrivano dagli stessi luoghi sotto controllo. Dunque riaprire le scuole domani o tra una settimana dal punto di vista del contenimento del virus non fa alcuna differenza». 

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«O le riapriamo - ha proseguito Toti - o, siccome il virus comunque durerà ancora molte settimane, dovremmo tenerle chiuse per tutte quelle settimane, probabilmente fino alla chiusura dell’anno scolastico, se dovessimo aspettare la totale scomparsa del virus. Ognuno può pensarla come vuole, ma questo ci dice la scienza. So bene che in questo momento prendere decisioni è difficile. Stiamo cercando di fare tutto il possibile per salvaguardare la salute dei cittadini e contenere il virus, senza distruggere il lavoro, la vita sociale e il futuro della nostra regione».

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