Pestaggio giornalista e scontri, la Procura apre due fascicoli: «Niente sconti»

Il sostituto procuratore Francesco Pinto: «La priorità è ricostruire i fatti, la verità storica, senza fare sconti per nessuno. Una volta ricostruiti i fatti si procederà nella maniera più opportuna»

«La priorità è ricostruire i fatti, la verità storica, senza fare sconti per nessuno. Una volta ricostruiti i fatti si procederà nella maniera più opportuna». Così si è espresso in mattinata il sostituto procuratore Francesco Pinto in relazione ai fatti avvenuti giovedì pomeriggio in occasione del comizio di CasaPound e della contro manifestazione antifascista.

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La Procura ha già annunciato l’apertura di due fascicoli distinti, al momento a carico di ignoti, uno legato agli scontri di piazza, su cui indaga la Digos attraverso testimonianze, immagini e filmati, e uno relativo al pestaggio del giornalista di Repubblica, Stefano Origone, su cui invece investigherà la Squadra Mobile della questura.

La testimonianza del cronista e l'intervento del poliziotto: «Fermatevi!»

Sul ferimento di Origone si ipotizza un’accusa di lesioni aggravate, sugli scontri si parla invece di danneggiamento e lancio di oggetti in relazione ai manifestanti. I due fascicoli proseguiranno in parallelo, nel tentativo di ricostruire l’esatta cronologia dei fatti e accertare le responsabilità: «Ho provato ad allontanarmi durante la carica, ma mi hanno raggiungo e gettato a terra, e lì hanno iniziato a piovere i colpi, manganelli e scarponi - ha raccontato pochi istanti dopo il pestaggio il cronista - Ho urlato più volte "sono un giornalista", ma soltanto l'intervento di un vice questore è riuscito a salvarmi»

Si tratta di Giampiero Bove, come testimonia anche una cronista di Genova Today che ha assistito al fatto: Bove ha difeso con il suo corpo Origone e ha bloccato i colleghi, l'ha aiutato a rialzarsi, sorreggendolo, e lo ha accompagnato in un punto più riparato, affidandolo poi a un altro collega per raggiungere il luogo in cui è stato  soccorso dall'ambulanza, chiamata nel frattempo. Origone si trova ora ricoverato all'ospedale Galliera con due dita rotte - di cui un indice a rischio operazione chirurgica - e una costola rotta, oltre a diverse altre contusioni.

Manifestazione antifascista in centro, scontri con la polizia e feriti | Video

La carica in cui è rimasto ferito è partita all'angolo tra piazza Corvetto e via Santi Giacomo e Filippo, in un punto in cui i manifestanti stavano lanciando pietre dal giardinetto soprastante e altri oggetti, tra cui cassette e bottiglie: uno dei momenti più tesi di un pomeriggio già molto difficile, in cui i poliziotti stavano tentando di tenere separati due gruppi di manifestanti per impedire loro di riunirsi.

Lo scontro si è concretizzato all'altezza dell'imbocco di via Santi Giacomo e Filippo, e nella carica un uomo è stato atterrato (si tratta di uno dei due arrestati) e immobilizzato da alcuni agenti e poi trasportato nel mezzo blindato per essere trasferito in questura. 

Convalidato l'arresto dei due manifestanti fermati

Per quanto riguarda invece i due manifestanti arrestati, processati per direttissima in mattinata e per cui è stato convalidato l'arresto, l’ipotesi di reato è resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Si tratta di due uomini di 32 e 51 anni, difesi dagli avvocati Laura Tartarini e Nicola Scodnik, per cui il giudice ha disposto l'obbligo di firma sino al 19 luglio, giorno cui è stato aggiornato il processo. Uno dei due, durante gli scontri iniziali all'altezza della barricata di piazza Marsala, ha colpito con uno schiaffo il dirigente della Digos Francesco Borrè, che stava cercando di calmare gli animi chiedendo ai manifestanti dietro lo striscione di retrocedere.

«È assurdo che accadano fatti del genere. Il giornalista Origone era in piazza a svolgere il suo lavoro di cronista in modo pacifico e non so come possa essere stato scambiato per un facinoroso - è stato il commento del procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, che in mattinata ha telefonato al cronist - Esprimo la mia più forte solidarietà e rammarico forte, perché è inconcepibile quanto successo».

La questura: «Massima collaborazione con la magistratura»

La Questura di Genova, intanto, ha reso noto di avere già «trasmesso tutte le informazioni utili all'autorità giudiziaria, restando a disposizione per soddisfare eventuali deleghe o approfondimenti inerenti qualsiasi aspetto connesso alle vicende che hanno connotato l'evento, in uno spirito di assoluta collaborazione e trasparenza». Il questore Vincenzo Ciarambino è stato tra i primi a fare visita a Origone in ospedale, porgendo le sue scuse per quanto accaduto.

Il commento del sindaco Bucci: «Se uno è lì è lì»

Il sindaco Bucci, dal canto suo, si è invece così espresso in mattinata: «Spero che nessuno si presenti più in piazza con spanghe e bastoni. Non è tollerabile attaccare la Polizia. Ma se si ripresentasse un'occasione del genere forse cambiarei le aree date a CasaPaund».

«Non posso negare spazi a una forza politica che si presenta alle elezioni, è contro la legge, ma forse la location di piazza Marsala non è stata quella adatta», ha aggiunto a margine della conferenza per il cambio di nome del terminal portuale Vte, decidendo però di non commentare quanto accaduto al cronista di Repubblica: «Non lo so, non faccio commenti. Però se uno è lì è lì. Quando succedono queste cose possono essere coinvolte persone che non c'entrano».

Il governatore Giovanni Toti: «Intollerabile in una società civile»

Tra i rappresentanti delle istituzioni che hanno fatto visita a Stefano Origone c'è anche il governatore ligure Giovanni Toti, che in un post su Facebook ha confermato che «sono andato a trovare il collega di Repubblica Stefano Origone, rimasto ferito negli scontri. Un abbraccio agli agenti contusi già dimessi. La responsabilità di tutto questo ricade su chi, nascondendosi dietro un ipocrita antifascismo di facciata, utilizza questo pretesto per devastare città, attaccare agenti, distruggere auto e negozi. Lo abbiamo visto accadere troppe volte - ha proseguito - Questa non è difesa della democrazia, ma il peggior totalitarismo intollerante. E intollerabile in una nazione civile. Alla Magistratura ovviamente accertare le responsabilità legali, quelle politiche mi sembrano chiare. Con CasaPound che se la ride per una visibilità che poche decine di persone non avrebbero mai avuto altrimenti».

Da Salvini a Di Maio, le reazioni politiche

Anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini è intervenuto sulla vicenda, esprimendo la propria vicinanza al giornalista di Repubblica, aggiungendo però: «Ogni volta che ci sono i centri sociali in piazza è il caos. Nel decreto sicurezza bis pene severe per i teppisti da stadio, per chi aggredisce uomini e donne in divisa e per chi va in piazza con caschi e bastoni».

Luigi Di Maio, ospite ad Agorà, ha invece detto che «a me non piace mai quando si cerca di rievocare o di soffiare sul fuoco di ultradestra contro centri sociali. Quello che è successo ieri in piazza a Genova ci deve ricordare che non è il caso di far salire la tensione, soprattutto polarizzando estrema destra ed estrema sinistra, perché poi di mezzo ci vanno i nostri uomini delle forze dell'ordine, il giornalista, ma ci possono andare di mezzo, ingiustamente purtroppo, anche cittadini che magari passano di lì. Veniamo da 4 mesi in cui una volta si litiga con l'Onu, una volta si fischia il Papa in piazza, e poi gli attacchi ai pm. Dobbiamo abbassare un po' la tensione». 

Vicinanza a Stefano Origone è poi arrivata da Roberto Fico, presidente della Camera, che sui social ha scritto: «La mia solidarietà a Stefano Origone per quello che è successo ieri. A lui mando i miei auguri di pronta guarigione. Sono certo verrà fatta chiarezza su quanto accaduto a Genova».

La Federazione nazionale della stampa italiana: «Quanto accaduto è intollerabile»

La Fnsi è stata, insieme con le sezioni locali e regionali, la prima a esprimersi sul pestaggio ai danni di Origone, condannando duramente quanto accaduto: «Quanto è successo ieri a Genova, con il giornalista Stefano Origone di Repubblica preso a manganellate mentre stava facendo il suo lavoro, è un fatto grave e non tollerabile - si legge in una nota a firma di Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana - Il cronista picchiato si era anche qualificato. Penso che, visto quanto accaduto, i vertici della polizia debbano adottare provvedimenti inevitabili e immediati. Se il collega riterrà opportuno far valere le sue ragioni in sede processuale, può essere certo che la Fnsi e l'Associazione dei giornalisti liguri saranno al suo fianco».

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