Sciopero mercoledì 27 giugno: lavoratori in piazza contro il governo

Tre presidi della Cgil a Genova per manifestare contro il nuovo decreto legge sul lavoro. In piazza Massena, a Cornigliano, presenti anche i dipendenti della Parmalat che rischiano il licenziamento

Genova - Oggi, mercoledì 27 giugno, si sono svolti a Genova tre presidi dei lavoratori della Cgil per manifestare contro il disegno di legge sul lavoro.

Due ore di sciopero come preannunciato con le manifestazioni che si sono tenute in mattinata davanti alla Prefettura, in piazza Cavour e in piazza Massena, a Cornigliano.

Non tantissimi i lavoratori presenti in piazza Massena, ma immediati i disagi al traffico in via Cornigliano, dove la circolazione è andata subito in tilt. Presenti in ogni caso tra loro i lavoratori della Centrale del Latte di Genova, che in questi giorni ha ricevuto la notizia della possibile chiusura dell’impianto voluta dalla Parmalat (leggi la notizia).

Si tratta di uno stabilimento che occupa attualmente 63 dipendenti diretti e il personale dell’indotto (produttori, cooperativa di raccolta latte e appalti) per un totale di 150 lavoratori oltre a rappresentare uno storico marchio genovese. Questa ed altre realtà del nostro territorio hanno la necessità di politiche industriali, di investimenti e di sviluppo”.

Riforma del mercato del lavoro, precarietà del lavoro, ammortizzatori sociali, politiche attive del lavoro efficaci e finalizzate ad un'occupazione stabile e tutelata: questi i temi caldi su cui la Cgil insiste anche questa mattina nei tre presidi genovesi. Il tutto per un diritto del lavoro (articolo 18) che renda più certa ed esigibile la tutela contro i licenziamenti illegittimi, per un vero piano di crescita del paese che promuova la buona occupazione.

I lavoratori in piazza si soffermano sul provvedimento del lavoro che ha ricevuto la fidufcia del governo contestato da mesi dalla Cgil e da altre forze sociali. “Le nuove norme non producono sviluppo, non aumenteranno l’occupazione, non miglioreranno la qualità del lavoro, non contrasteranno la precarietà, specie dei giovani, ma per contro mantengono tutte le tipologie precarie nate dalla politica liberista dei governi Berlusconi, non universalizzano le tutele in caso di perdita del lavoro, anzi ne riducono drammaticamente la durata dei sussidi: con l’attuale normativa i lavoratori potevano godere di un sistema di protezione che tra cassa integrazione e mobilità potevano durare sino a un massimo di 48 mesi, tutto ciò verrà sostituito dalla sola ASPI che avrà una durata massima di 18 mesi e con importi inferiori”. Secondo la Cgil viene di fatto smascherata la propaganda del Governo che ha sostenuto che la riforma andava a beneficio delle giovani generazioni che invece non godranno, a causa dei vincoli inseriti nella normativa, delle tutele delle nuove norme.

Una riduzione delle protezioni sociali che causerà un forte disagio sociale in un contesto di crisi economica: inevitabili, secondo la Cgil, drammatiche situazioni quando si dovranno affrontare problemi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale.

Il Governo procede in modo unilaterale così come ha fatto per le pensioni  per le quali da subito avevamo denunciato l'iniquità delle norme e il rischio di ricadute pesanti e il governo, a partire dagli esodati, ha dovuto fare marcia indietro; allo stesso modo, sul mercato del lavoro denunciamo la pericolosità del provvedimento che rischia di generare incertezze sui diritti e contenziosi infiniti”.

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