I lavoratori edili tornano in piazza

In un anno, solo in Liguria, persi diecimila posti di lavoro. I sindacati chiedono al governo lo sblocco delle grandi opere

Venerdì 15 novembre gli edili aderenti a Cgil, Cisl e Uil saranno in 100 piazze italiane per chiedere il rilancio del settore. Lo hanno deciso a Roma i circa 500 partecipanti giunti da tutta Italia per gli Attivi unitari delle tre categorie. A Genova l'appuntamento è alle ore 9 a De Ferrari.

Nel corso dei numerosi interventi di segretari e delegati è emersa la volontà di chiedere al governo una decisa inversione di rotta rispetto al passato e di mettere in campo tutte le misure idonee al rilancio del comparto, e conseguentemente alla competitività e alla produttività del Paese.

Secondo i dati Istat, solo in Liguria, dal secondo trimestre 2018 al secondo trimestre 2019 il settore delle costruzioni ha perso 10mila posti di lavoro passando da 44mila addetti a 34mila.

«La giornata di sensibilizzazione e proposta - hanno dichiarato i segretari generali di FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri, Alessandro Genovesi - come è già avvenuto nel corso dello sciopero generale del 15 marzo scorso, sarà l'occasione per ribadire le nostre proposte, già presentate alla ministra delle Infrastrutture De Micheli nei giorni scorsi. In particolare chiediamo una vera politica industriale nei settori dell'edilizia e dei materiali, il rilancio delle infrastrutture, la riqualificazione e messa in sicurezza del territorio, la riforma delle pensioni e del fisco, un impegno più forte sulla legalità, con il rafforzamento del Durc, la diffusione della congruità, l'attuazione della Patente a punti, un inasprimento delle pene, una reale riforma del Codice degli Appalti, che riduca il ricorso al subappalto e il numero delle stazioni appaltanti e favorisca il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Vogliamo confrontarci con il Governo - aggiungono i segretari - ed in particolare con i ministeri delle Infrastrutture, del Lavoro, dello Sviluppo Economico, per capire i tempi e le modalità con cui si vuole intervenire sui temi che abbiamo indicato, dopo gli annunci positivi delle scorse settimane. In questi 11 anni di crisi sono centinaia di migliaia le aziende del settore che hanno chiuso i battenti, determinando una perdita di oltre 800 mila posti di lavoro. Rimettere in moto il settore – concludono i tre segretari generali – vuol dire non solo generare occupazione ma dotare il Paese di infrastrutture moderne e sicure».

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