Sampierdarena, il bilancio sull'ordinanza anti alcol: circoli nel mirino

Una decina i cosiddetti "circoli culturali" chiusi negli ultimi tre mesi, potenziati i controlli nei minimarket: residenti soddisfatti, anche se l'invito è di continuare a lavorare

L’ultima conquista è la sospensione della licenza per un mese per il Fantasy di via Buranello, uno dei cosiddetti “circoli culturali” più problematici di Sampierdarena. Ma per i residenti del quartiere, e per le tante associazioni che vi operano e che da anni sono impegnate nella sua riqualificazione, il lavoro da fare è ancora tanto: è quanto è emerso in mattinata durante la riunione delle commissioni consiliari incentrata sui risultati ottenuti dall’ordinanza anti alcol, entrata in vigore a dicembre 2017.

All’incontro hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni di Sampierdarena, San Teodoro e San Benigno, dei Civ e delle pro-loco, che si sono confrontati con gli assessori comunali al Commercio e alla Legalità, Paola Bordilli e Stefano Garassino. Il bilancio è stato in gran parte positivo: l’ordinanza, sostiene chi nel quartiere vive e lavora, sta dando i suoi frutti, una decina di locali sono già stati chiusi e molti altri controllati. 

I residenti soddisfatti, ma «c'è ancora tanto da fare»

Il provvedimento, lo ricordiamo, vieta tra le altre cose anche il consumo di alcol per strada, con conseguente dirette sui minimarket, altra piaga del quartiere insieme con i circoli: i controlli della Municipale e delle altre forze dell’ordine sono stati serrati, ma c’è ancora qualcuno che sfugge alle maglie di un sistema che, per i residenti, si basa ancora troppo sulla repressione.

«Siamo soddisfatti dei primi mesi di ordinanza, ma è importante andare oltre e trovare una soluzione più radicale per chiudere in maniera definitiva i locali che contribuiscono a creare e alimentare il degrado - conferma Gianfranco Angusti, presidente delle Officine Sampierdarenesi, che in mattinata ha consegnato una mappa dettagliata e aggiornata con tutti i dati sui locali da tenere d'occhio -  Non si può negare che l’ordinanza stia producendo risultati, è da rimarcare anche l’impegno delle forze dell’ordine. Il problema è che la percezione di sicurezza e vivibilità dei residenti resta bassa: a nostro parere è indispensabile modificare il regolamento nazionale per quanto riguarda i circoli culturali, che nella stragrande maggioranza dei casi sono solo luoghi in cui viene servito alcol sino all’alba, e stringere i controlli sui mini market. In particolare, per quanto riguarda i circoli bisognerebbe prestare maggiore attenzione alla concessione della Scia, il provvedimento che consente di somministrare alimenti e bevande ai soci nei circoli privati. Noi abbiamo individuato i locali più problematici: si tratta di 6 circoli, 7 minimarket e 4 bar ristoranti che si limitano a servire alcolici».

Garassino: «Presto progetti condivisi con il Consolato dell'Ecuador»

Dichiarazioni che hanno incontrato l’approvazione dei consiglieri e degli assessori, che hanno promesso di lavorare all’istituzione di un tavolo permanente di confronto per tenere monitorata la situazione nel quartiere: «L’ordinanza sta funzionando bene, siamo soddisfatti - conferma l’assessore Garassino - Riteniamo giusto però affiancarle progetti mirati, che si basano meno sul controllo e la repressione. Stiamo continuando con gli incontri nelle scuole genovesi insieme con la Municipale e gli specialisti del San Martino per mettere in guardia i più giovani dall’abuso di alcol e droghe, e a breve avvieremo progetti condivisi con il Consolato dell’Ecuador sempre in un’ottica di prevenzione e sensibilizzazione».

Anche per Garassino, sui finti circoli culturali è necessaria «una normativa nazionale più stringente: la sospensione non dovrebbe riguardare la società, ma il civico in cui il circolo a sede: in questo modo è impossibile per chi lo gestisce costituire una nuova società e continuare l’attività bypassando il provvedimento. Sarebbe bello trasformare Sampierdarena in un laboratorio e poi in un modello nazionale, sperimentando nuove normative in grado di riqualificare il quartiere sfruttano maggiori controlli, leggi su misura e progetti sociali. Si avrebbe una ricaduta positiva anche sul tessuto commerciale, spingendo eventuali investitori a interessarsi a una zona non più degradata, ma riqualificata». 

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