Fincantieri, niente anticipo di 'cassa': scoppia la protesta a Riva Trigoso

Sindacati sul piede di guerra dopo il mancato versamento della quota integrativa in busta paga. Movimento 5 Stelle all'attacco: «Paradosso inaccettabile e pericoloso»

Scoppia la protesta negli stabilimenti Fincantieri di Riva Trigoso dopo la decisione, da parte dell’azienda, di non anticipare la cassa integrazione ordinaria ai dipendenti, che in busta paga si sono ritrovati lo stipendio pesantemente decurtato.

A denunciare il fatto sono stati i sindacati, che dopo avere indetto uno sciopero di un’ora conseguente a un’assemblea interna hanno sottolineato che «a Palermo e Castellamare di Stabia la Fincantieri ha, come previsto dal contratto, anticipato la cassa integrazione ordinaria ai lavoratori, mentre 17 operai di Riva Trigoso sono rimasti senza un euro».

A unirsi alla protesta di sindacati e lavoratori è stato anche il Movimento 5 Stelle, che in una nota ha definito al situazione «un paradosso inaccettabile e pericoloso: in un’azienda in cui non mancano certo le commesse, la dirigenza appalta il lavoro a ditte esterne, mettendo i propri dipendenti in cassa integrazione, con tanto di beffa in busta paga».

«Il mancato anticipo di cassa da parte dell’azienda rappresenta un caso più unico che raro in una realtà, come Fincantieri, ben lontana da venti di crisi o procedure fallimentari», ha proseguito Fabio Tosi, portavoce dell’M5S in Regione, ricordando che «la legge navale prevede lo stanziamento di 5,4 miliardi di euro per il rinnovamento della flotta della Marina militare italiana. Secondo alcune stime, da qui al 2018 è previsto un aumento di 3.000 dipendenti (diretti e indiretti), 1 milione e 500mila ore lavorative a regime e un pieno impiego del Cantiere Navale Militare Integrato, con una ricaduta su tutto l’indotto che si faranno sentire sino al 2025 e oltre. Eppure non si trovano i soldi per i dipendenti, siano essi operai, impiegati o capi, su cui vengono caricate responsabilità che spetterebbero ai dirigenti».

Alla base del mancato anticipo, secondo l’azienda, ci sarebbe un presunto mancato accordo: «Un’assoluta ipocrisia – ha spiegato Tosi – Se questa è la loro giustificazione, ci troviamo di fronte a un atto di rappresaglia politica bello e buono. Un atteggiamento inconcepibile da parte dei vertici di un’azienda il cui azionista di maggioranza, alla fine della filiera, è il governo, il quale nomina direttamente i dirigenti». 

«L’azienda torni ad investire sui lavoratori di Fincantieri e ad assumere con veri contratti a tempo indeterminato e non con le nuove formule del Jobs Act che non garantiscono alcuna certezza di reddito. E lo faccia in tempi brevi, prima dell’entrata in vigore della Legge Navale, attesa per fine primavera. Il tempo è scaduto».
 

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