Mafie, per gli studenti liguri vanno combattute con il sequestro di beni

Presentato in Regione l'XI Rapporto sulla Sicurezza Urbana e la Criminalità, realizzato dall'Università di Genova

La criminalità organizzata è presente nelle città della Liguria, è un fenomeno di cui bisogna parlare 'senza timori e indugi'. Le misure per indebolirne la forza criminale? Sequestrare i beni economici in loro possesso. Questo il quadro che emerge dalla ricerca svolta su un campione di 470 studenti liguri tra i 17 e i 18 anni (di Ventimiglia, Savona, Rapallo e Spezia) nell'ambito del XI Rapporto sulla Sicurezza Urbana e la Criminalità, realizzato dall'Università di Genova e curato dal professor Stefano Padovano (il Rapporto elabora i dati riferiti al 2017, consolidati delle Prefetture). Obiettivo dell'indagine tra i giovani, approfondire il rapporto tra 'l'illegalità' e la percezione dei modelli 'mafiosi', con le ricadute di ordine sociale, professionale, economico.

In particolare, dalla ricerca emerge che la presenza di gruppi criminali è un fenomeno presente in città tra 'abbastanza' e 'molto' per il 40% dei ragazzi che per l'87% si sono dichiarati 'favorevoli' a trattare il tema senza timori e indugi. Inoltre per il 52% degli studenti intervistati l'espansione della criminalità organizzata è collegata agli affari conclusi tra i criminali già presenti nella loro città e quelli immigrati dalle terre in cui le mafie hanno avuto origine. Inoltre il 40% di ragazzi indica il sequestro dei beni quali misura più efficace per contrastare il fenomeno mafioso. Agli studenti sono state poste domande anche sui reati legati alla criminalità diffusa: a partire dal quesito 'quanto ti ritieni sicuro rispetto ai seguenti reati?', il 48% degli studenti intervistati ha dichiarato di non esserlo 'per niente' e solo il 24% ha dichiarato 'abbastanza' nel caso dello spaccio di droga. Malgrado la garanzia di anonimato, ben il 94% ha detto di 'non essere stato coinvolto nello spaccio di droga' mentre il 13% ha dichiarato di avere commesso dei furti, e il 12% alcuni danneggiamenti, a fronte del 66% che sceglie di 'non rispondere' mentre il 14% dichiara di 'averlo fatto tanto per provare'. Emerge un'inclinazione al confronto coi genitori (nel 50% dei casi) e con gli amici (18%), mentre il 21% degli interpellati ha risposto 'mi basto da solo' e soltanto il 7% si rivolge agli insegnanti. Tra i reati che allarmano maggiormente, la violenza su donne e minori (85%) e i furti in appartamento (36%).

Il rapporto approfondisce anche la relazione tra spazio urbano e sicurezza, ponendo l'accento su quanto la progettazione urbana (le infrastrutture, il disegno urbano, la gestione degli spazi pubblici), influisca sul livello di criminalità e gli allarmi sociali.

Il Rapporto dedica un approfondimento alla violenza domestica in famiglia. Il maltrattamento dei minorenni visto da un pronto soccorso pediatrico risulta un fenomeno complesso, da distinguere in tre aree: il maltrattamento derivante dal conflitto generazionale con i genitori e in particolare con il padre (e figure maschili sostitutive); il maltrattamento dei minori vittime della conflittualità tra genitori, che sfocia nella violenza di genere; una significativa area di abusi sessuali che si caratterizzano per essere perpetrati, in proporzione, più da una cerchia intermedia esterna al nucleo familiare che da componenti del nucleo stesso.

«Voglio ringraziare il professor Padovano e l'Università di Genova per il prezioso lavoro svolto: ancora una volta - osserva la vicepresidente e assessore alla Sicurezza di Regione Liguria - questo Rapporto ci offre spunti di riflessione preziosi, anche in vista del Tavolo della Legalità che ho convocato per il prossimo 23 maggio. Credo che la fotografia emersa dall'indagine tra i giovani studenti liguri sia positiva: hanno coscienza del problema e il fatto che vogliano parlarne significa che stiamo lavorando nella giusta direzione per rafforzare quegli anticorpi indispensabili per contrastare la criminalità organizzata».

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