Frana a Quezzi, gli sfollati tornano a casa. E scoppia la polemica sui lavori

Meno di 24 ore dopo il cedimento di un muro di contenimento, i residenti del palazzo di via Portazza e dei due adiacenti sono rientrati nelle loro abitazioni. Ma dopo il primo intervento del Comune, tocca a loro metterlo in sicurezza

Sono potuti rientrare nelle proprie abitazioni i quasi 200 sfollati che nella notte tra sabato e domenica le hanno dovuto abbandonare in fretta e furia nel cuore della notte dopo che parte del terreno è franato sotto un palazzo al numero 65 di via Portazza, nel quartiere di Quezzi.

Le 168 persone fatte evacuare, 30 residenti nell’edificio di via Portazza, costruito proprio sul letto del Fereggiano e da cui si è staccato un intero costone di collina dopo il cedimento di uno dei muri di contenimento, e gli altri 138 residenti nei due adiacenti dei civici 20 e 106 di via Daneo, sono rientrate nelle loro case meno di 24 ore dopo esserne uscite, dopo un intervento lampo di Comune, Protezione Civile e Vigili del fuoco, che hanno messo in sicurezza il materiale franoso scivolato nel letto del Fereggiano e poi dato agibilità a tutti e tre gli edifici. 

VIDEO | Quezzi, frana la collina: tre palazzi a rischio

Le famiglie sfollate hanno dunque potuto fare ritorno a casa dopo una notte di paura trascorsa chi da amici e parenti, chi in un centro di accoglienza organizzato nel circolo Arci Piero Pinetti. Ma stando alle parole dell’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello (uno dei primi ad arrivare sul luogo della frana, insieme con il sindaco, Marco Doria), l’intervento di Tursi potrebbe limitarsi a quello già portato a termine con l’installazione di teli impermeabili sul versante franato per eventuali altri cedimenti. Gli interventi definitivi di messa in sicurezza, infatti, sarebbero di competenza dei privati, titolari del muro e discendenti in parte da chi ha deciso di costruire il palazzo proprio sopra il letto di un torrente che nel 2011, esondando, uccise 6 persone in una devastante piena.

Il punto, sottolineano dal Comune, supportato dalla Regione, è che la frana non sarebbe stata causata dalle piogge cadute nei due giorni appena trascorsi di allerta rossa, ma da una situazione precedente, una frana cui Tursi aveva risposto con un’ingiunzione all’amministrazione di condominio affinché intervenisse d’urgenza per sgomberare l’alveo del torrente, e con l’apertura di un primo cantiere nel non ricevere risposta: «L'intervento è stato immediato - ha sottolineato il sindaco Doria - E' una situazione complicatissima, colpa di come è stata costruita la città, frutto della cementificazione».

Ai privati, dunque, l’onere di pagare i danni, anche se esisterebbe una relazione tecnica, relativa proprio all’alluvione del 2011, in cui già si sottolineava la forte instabilità di via Portazza, che in caso di forti piogge si trasforma a sua volta in fiume che va a ingrossare il Fereggiano. Da capire, adesso, le responsabilità, che potrebbero venire stabilite dalla Procura dopo l’eventuale apertura di un fascicolo su quanto accaduto.

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