Traffico di droga e merce contraffatta, porto di Genova «crocevia per la criminalità organizzata»

Una recente relazione della Direzione centrale dei servizi antidroga ha evidenziato il fatto che dallo scalo ligure passa il 30% dell'eroina e della cocaina a livello nazionale. La prefettura annuncia tavoli tecnici interforze dedicati

Traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, importazione di merce contraffatta: il porto di Genova, come tutti i grandi scali ad alta valenza logistica, si conferma un crocevia che fa gola anche alla criminalità organizzata. Lo dimostrano i numerosi sequestri di varia natura portati a termine dalle forze dell’ordine nel corso dei mesi, e lo conferma anche il prefetto Fiamma Spena, che martedì mattina ha convocato proprio in prefettura una conferenza regionale cui hanno preso parte i prefetti di tutta la Liguria, Autorità Portuale e rappresentanti delle forze dell’ordine e dell’autorità cittadine, provinciali e regionali. Al centro del tavolo di confronto, proprio la sicurezza in ambito portuale.

«Queste riunioni vengono organizzate mensilmente, e questa volta il focus è stato su un tema considerato molto importante, anche sulla base dei recenti casi di cronaca, e cioè la sicurezza del sistema portuale della Liguria - ha spiegato Spena - Ci siamo concentrati sui controlli che vengono fatti, e su come migliorare la nostra capacità di rissa ad attività illegali come il traffico di stupefacenti, quello delle merci contraffatte, ma anche l’immigrazione clandestina. Stiamo lavorando insieme, consapevole del fatto che ci sono criticità».

Porto di Genova: i numeri dei traffici illegali, dalla droga alla merce contraffatta

I dati parlano chiaro: una recente relazione della Direzione centrale dei servizi antidroga ha evidenziato il fatto che dal porto di Genova passa il 30% dell'eroina e della cocaina a livello nazionale. L’esame dei dati raccolti nel 2018 sostiene che in Liguria sia stato sequestrato il 10,51% di tutta la cocaina sequestrata a livello nazionale, il 28,35% dell’eroina, l’1,63% di hashish e l’1,08 di marijuana, lo 0,23% di cannabis.

Nell’area metropolitana di Genova è stato sequestrato il 77,02% di tutte le sostanze sequestrate a livello regionale, il 19,69% a Imperia, il 2,27% a La Spezia e l’1,03 a Savona. Genova, ha aggiunto il prefetto, è «uno scalo importante per i traffici illeciti soprattutto dopo che si sono destabilizzate alcune strutture di 'ndrangheta che lavoravano su Gioia Tauro. Ma non ritengo che si possa parlare di trasferimento di determinate strategie dallo scalo di Gioia Tauro a Genova, perché è diverso il contesto e anche il controllo del territorio».

Innegabile, però, che il porto genovese susciti l’interesse della criminalità: basti pensare alla quantità di droga intercettata e sequestrata negli ultimi mesi (a luglio la Guardia di Finanza ha arrestato un boss della ‘ndrangheta che aveva appena organizzato il trasporto dalla Colombia di 3,5 quintali di cocaina, a giugno altri 200 kg erano stati trovati al Vte nascosti in un carico di pesce congelato, nel novembre del 2018 sempre in porto a Genova la polizia ha intercettato in alcuni container transitati dal porto 270 kg di eroina, il carico più grosso degli ultimi 20 anni), e ai frequenti carichi di merce contraffatta e “tarocca” arrivata nello scalo ligure.

Qualche esempio: lo scorso luglio la Guardia di Finanza ha scoperto oltre un migliaio di scarpe da ginnastica “taroccate”, a giugno, in collaborazione con l’Ufficio delle Dogane, è toccato a dieci tonnellate di profumi e medicinali contraffatti, tra cui farmaci destinati a bambini. E anche dal punto di vista dell’immigrazione clandestina, il sistema portuale di Genova si è rivelato uno scalo “ambito”: da giugno 2018 a oggi sono stati 20 i migranti trovati nascosti in container o, in un caso, in un camion diretto in porto. Alcuni erano minorenni.

Infine, il capitolo rifiuti: nel porto di Genova, nel 2018, sono state movimentate in totale 53.568.336 tonnellate di merci, tra cui merci pericolose quali i prodotti chimici (490.519 tonnellate) e gli idrocarburi (15.048.393 tonnellate) nonché 34.241.957 tonnellate di merci non classificate.

I rifiuti illeciti vengono spesso celati all’interno di container, nascosti fra masserizie e capi di abbigliamento o all’interno di vecchi elettrodomestici e di veicoli dismessi, e destinati soprattutto a Paesi dell'Africa come Nigeria, Ghana, Senegal, Benin, Egitto, Camerun, Burkina Faso, Tunisia, Togo o all'Oriente, in particolare a Cina e India.

I rifiuti rinvenuti con maggiore frequenza sono cascami di plastica, cascami di gomma, parti di auto/moto/camion, batterie e compressori per autoveicoli, bombole a gas, RAEE, pneumatici fuori uso, indumenti. Tra il 2014 e il 2015 nel porto di Genova sono stati sequestrati circa 6000 kg di rifiuti illeciti e circa kg 10.000 nel 2016. Gli uffici doganali, a partire dal 2017 hanno riscontrato una crescita allarmante dei traffici in questione; infatti, in tale anno sono stati sequestrati 1.197.611 kg di rifiuti contro i 605.350 del 2018, e i 158.450 nel primo semestre del 2019.

Nel dicembre 2018 il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Genova ha effettuato il controllo di circa 160 società (di cui 43 nell’area metropolitana genovese), 45mila euro di multa e sequestri per un valore di circa 3,5 milioni di euro.

«Le criticità esistono - ha ribadito Spena - Lo dimostrano anche le indagini sulle infiltrazioni mafiose compiute dalla procura di Genova, e le due interdittive antimafia emesse dalla stessa prefettura su altrettante aziende. Anche l’Autorità di Sistema Portuale ne ha preso atto, e abbiamo stabilito di organizzare tavoli tecnici strategici per affrontare la problematica».

Tra gli altri provvedimenti previsti per combattere i traffici illegali, l’utilizzo dei sistemi di scannerizzazione e il potenziamento della videosorveglianza delle aree portuali attraverso circuiti integrati e l’implementazione di dispositivi per la lettura delle
targhe dei veicoli che consentano tra l’altro la creazione di “black list” di veicoli sospetti.

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