Sfregiato in un agguato sotto gli occhi dei turisti, fermato l'aggressore

L'aggressione si è verificata sabato pomeriggio davanti a Porta dei Vacca. Accoltellato al volto un 36enne tunisino, colpito da un connazionale che è stato rintracciato dalla polizia

Un’aggressione in pieno giorno, davanti agli occhi dei tanti turisti che sabato pomeriggio stavano esplorando il centro storico e la zona del Porto Antico. Un attacco fulmineo, inaspettato, che ha lasciato la vittima, un tunisino di 36 anni, con un profondo squarcio sul viso che si trasformerà in una cicatrice permanente.

La ricostruzione

L’episodio cui si fa riferimento è quello che si è verificato sabato pomeriggio davanti a Porta dei Vacca, l’antico ingresso cittadino che si affaccia su via delle Fontane, a pochi passi da via Balbi e dalla zona dell’Acquario e del Galeone. E’ qui che intorno alle 17.30 Kamel Tajouri, anche lui tunisino, 35 anni, ha aspettato il rivale, ed è qui che l’ha aggredito con un machete, un fendente al viso che ha sfigurato la vittima lasciandola sanguinante e riversa a terra. Il tutto davanti agli sguardi atterriti dei passanti, che hanno subito chiamato la polizia.

Sul posto sono arrivate le volanti della questura, che dopo avere affidato il ferito all’ambulanza hanno avviato le indagini, coordinate dalla Squadra Mobile del dirigente Marco Calì. Le ricerche dell’aggressore sono proseguite, serrate, sino alla serata di domenica, quando gli investigatori hanno individuato Tajouri in un fondo nelle vicinanze di via Chiusone, a Sampierdarena. Il tunisino, clandestino e pregiudicato per altri atti di violenza commessi a Milano, lo sfruttava come base per i soggiorni genovesi.

L'irruzione e il fermo

Gli agenti hanno fatto irruzione dal retro e hanno trovato l’uomo nascosto e alcuni abiti insanguinati, gli stessi che presumibilmente aveva indosso al momento dell’aggressione. Nessuna traccia dell’arma del delitto, un coltello che Tajouri ha sostenuto di avere gettato in un cassonetto della spazzatura durante la fuga.

Agli uomini del dirigente Marco Calì, che lo hanno fermato su ordine del sostituto procuratore Paola Calleri, Tajouri ha parzialmente ammesso di essere l’autore dell’aggressione al 36enne. Alla base ci sarebbero vecchie ruggini tra i due, che già si conoscevano e che provengono dallo stesso paese di origine, anche se il ferito, ricoverato in ospedale in prognosi riservata dopo essere stato sottoposto a un lungo intervento chirurgico, ha sostenuto di non avere avuto alcun indizio di quanto stava per accadere.

Proseguono le indagini

Trasferito in carcere, Tajouri è stato sottoposto a un fermo di polizia giudiziaria in attesa dell’interrogatorio davanti al pm. Pochi dubbi sulla sua responsabilità, anche se restano da chiarire più a fondo i motivi. Sembra esclusa, al momento, la pista della droga e del regolamento di conti dovuto allo spaccio, ma le indagini proseguono. 

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