Contratto per il ponte, Bucci: «Consegna entro il 15 aprile 2020»

Giornata storica per il futuro della città di Genova e la sua mobilità. A palazzo Tursi la firma del contratto che assegna i lavori per la demolizione del ponte Morandi e la costruzione del nuovo viadotto autostradale

Oggi nel salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi è stato firmato il contratto per la demolizione e ricostruzione del viadotto Polcevera. Il viadotto, progettato dall'ingegnere Morandi, è crollato il 14 agosto 2018, provocando 43 vittime. «Quando alla capacità si associa la passione i risultanti vengono. Vogliamo dare un segnale al mondo che in Italia le cose belle si riescono a fare bene, con i costi giusti e in tempi brevi». Così il sindaco di Genova e commissario alla Ricostruzione Marco Bucci.

Presenti alla cerimonia anche il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, l'architetto Renzo Piano e i rappresentanti delle imprese coinvolte. «La data indicata nel contratto è la fine dell'anno 2019 per vedere l'impalcato del ponte, ovviamente non percorribile. Poi ci saranno i collaudi, le verniciature. La data del 15 aprile 2020 è indicata come data ultima per poter andare sul ponte», ha spiegato Bucci.

Per quanto riguarda una soluzione alternativa dopo l'uscita dalla cordata della ditta Vernazza Vittorio Omini, della Fratelli Omini Spa capofila dei demolitori impegnati nello smantellamento dei resti di ponte Morandi, ha dato la sua disponibilità. «Non abbiamo problemi a sostituirla - ha detto Omini -, all'interno della nostra Ati abbiamo ad esempio la ditta Fagioli che fa più o meno lo stesso lavoro. Vernazza si era proposta e noi eravamo felici perché è un'azienda di Genova, poi per motivi suoi ha deciso di uscire».

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«Arriveremo al 31 marzo per permettere di avviare la ricostruzione. Siamo sicuri di lavorare nei tempi che il commissario ha imposto, problemi speriamo che non ce ne siano e noi per parte nostra non ne troviamo. Siamo sicuri di arrivare in tempo in questo programma e lavorando giorno e notte lo abbiamo già impostato», ha concluso Omini

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