Salvare ponte Morandi, petizione di architetti e ingegneri

“No alla demolizione precipitosa Sì all'analisi costi benefici”. Si intitola così la petizione lanciata da Antonino Saggio, architetto che insegna all'Università La Sapienza di Roma, e firmata da professionisti di spicco come l'ingegner Edoardo Cosenza e l'architetto ligure Gianluca Peluffo

“No alla demolizione precipitosa. Sì all’analisi costi benefici”. Si intitola così la petizione lanciata da Antonino Saggio, architetto che insegna progettazione architettonica e urbana all'Università La Sapienza di Roma. Una petizione che è stata trasmessa anche in procura, firmata da molti professionisti di primo piano come Edoardo Cosenza, ingegnere che insegna all'Università Federico II di Napoli e fa anche parte del consiglio superiore lavori pubblici del  Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.  Tra i firmatari anche l'architetto ligure Gianluca Peluffo, autore di tanti progetti in italia tra cui la sede Bnl alla stazione Tiburtina di Roma.

Antonino Saggio:  «Vista la tecnica costruttiva modulare la parte rimanente non è stata lesionata dal crollo di un pilone»

Antonino Saggio, in un post sulla propria pagina Facebook ha scritto: «Ho trasmesso la petizione “No alla demolizione precipitosa Sì all’analisi costi benefici”, che ha raggiunto 650 firmatari ed ha autorevoli promotori, alla Procura della Repubblica. Le stesse forze che hanno portato all’incuria e al crollo e ne sono corresponsabili moralmente se non penalmente oggi sono schierate per l’immediata demolizione. Ma è la legge italiana che prevede una analisi costi-benefici ed è quello che chiede la petizione. Vista la tecnica costruttiva modulare del viadotto la parte rimanente non è stata lesionata dal crollo di un pilone, inoltre esistono tecniche del tutto ragionevoli illustrate al massimo livello, per esempio dal professor Edoardo Cosenza, Università di Napoli, Consiglio superiore lavori pubblici, che indicano la completa plausibilità del recupero. La petizione dice “No alla demolizione precipitosa Sì all’analisi costi benefici” e agli estensori e ai firmatari sembra una posizione di semplicemente “ovvia” ragionevolezza».

Edoardo Cosenza: «Qualunque sia lo stato di degrado della parte  rimanente, a mio parere il recupero si può fare»

E proprio l'ingener Edoardo Cosenza dell'università di Napoli ha parlato anche di "Ponte della memoria" con un lungo post sulla propria pagina Facebook in cui ha spiegato il suo punto di vista: «Qualunque sia lo stato di degrado della rimanente parte del Ponte Morandi di Genova, a mio parere il recupero si può fare. E se potessi decidere io: si deve fare. Nulla in generale contro gli abbattimenti e le ricostruzioni, anzi in Italia si usano pochissime volte ed è un male. Anche le strutture si possono e a volte si devono rottamare. Ma la struttura di Riccardo Morandi nella sua semplicità si presta a qualunque rinforzo. E a tornare a nuova vita».

E poi prosegue cercando di fornire le risposte ad alcune delle principali criticità: «Le pile (diciamo in generale gli elementi subverticali della struttura) sono degradate? Si rimuove il calcestruzzo superficiale, si trattano le armature che credo siano solo esterne, si ripristina il tutto con malte e a mio parere si rinforza pure significativamente con materiali fibrorinforzati, soprattutto per aumentare il confinamento. Più resistente e più durevole. Problemi agli stralli rimanenti? Non credo perché sono stati cambiati di recente. Se ricordo male e invece qualcuno non è stato ancora sostituito, lo si può fare tranquillamente. Problemi nelle travate e nelle solette? Sono casi comuni, direi interventi standard. Le stesse vanno irrigidite per problemi dinamici? Anche questo non è complicato, specie con il ponte non in esercizio. Il Ponte deve rimanere per ricordo della grande ingegneria e dei problemi dell'ingegneria, della manutenzione. E in memoria delle povere vittime. E anche per non sprecare altro denaro. Che certo deve andare per altre opere, non per far risparmiare il concessionario. Poi sulla parte da ricostruire, anche spazio alla fantasia ingegneristica, oppure che lo si rifaccia uguale ma con tecniche modernissime. Per me su questo va bene qualunque idea. Questo è il mio modesto pensiero. Abbattere solo per abbattere? Come simbolo politico? Per me: no grazie. A me piacerebbe che rimanesse come il Ponte della Memoria».

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