Ponte Morandi, ipotesi alternativa: «Ricostruire su quanto resta»

In una lettera al ministro Toninelli, al governatore Toti e al sindaco Bucci l'Inarch, istituto nazionale di architettura, propone una soluzione alternativa rispetto all'abbattimento di quel che resta di ponte Morandi

Questa mattina si è riunito in Prefettura il Comitato Operativo delle Viabilità per un confronto sulle problematiche della viabilità stradale e ferroviaria determinate dal crollo di ponte Morandi. All'incontro hanno partecipato i rappresentanti del Comune di Genova e della Città Metropolitana di Genova, delle Forze dell'ordine, del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, della Capitaneria di Porto, dell'Autorità di Sistema Portuale, dell'Anas, della Società Autostrade per l'Italia, di Rfi, Trenitalia nonché della Protezione Civile regionale e comunale.

È stato nuovamente affrontato il tema specifico della viabilità cittadina, attesa al banco di prova della ripresa dell'attività scolastica e del pieno regime dei circuiti produttivi. Prosegue da parte del Comune l'individuazione di modifiche a sostegno del traffico commerciale e privato lungo le direttrici levante-ponente, mentre sul fronte della realizzazione di una viabilità alternativa destinata essenzialmente a smaltire il flusso dei mezzi pesanti diretti all'area portuale attraverso il perimetro dell'Ilva è imminente il passaggio alla fase operativa.

Dalla giornata odierna non è più in vigore l'ordinanza di viabilità che poneva il divieto di circolazione - in entrambi i sensi di marcia e in alcune fasce orarie - per i mezzi merci con peso superiore alle 7.5 t. sul lungomare Canepa. Permane invece per i percorsi a lunga percorrenza diretti verso Livorno e Firenze la necessità di bypassare Genova tramite il percorso che coinvolge l'A26 e l'A7. Al riguardo, anche ai fini della pianificazione di emergenza per la stagione invernale, sono in corso di individuazione aree di stoccaggio dei mezzi pesanti presso l'area portuale al fine di ridurre le criticità in caso blocco della circolazione lungo le autostrade A26 e A7.

Il crollo del viadotto dalle telecamere di Autostrade. Video

Per quanto riguarda la viabilità ferroviaria, Rfi e Trenitalia hanno confermato il potenziamento delle linee ferroviarie utili per l'alleggerimento del nodo genovese, nonché l'immediata possibilità di avviare il ripristino dei binari sottostanti al crollo, una volta sgomberate le macerie, attualmente in fase di repertazione 24 ore su 24 da parte dei Vigili del Fuoco su disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

L'Istituto Nazionale di Architettura: «Ricostruire su quanto resta»

In una lettera al ministro Toninelli, al governatore Toti e al sindaco Bucci l'Inarch, istituto nazionale di architettura, propone una soluzione alternativa rispetto all'abbattimento di quel che resta di ponte Morandi.

«Nonostante dichiarazioni e appelli alla ricerca di una soluzione più efficiente e culturalmente più appropriata - scrive l'istituto -, continua a essere presa in considerazione soltanto l'ipotesi di demolire quanto rimane del viadotto Morandi e realizzare una struttura completamente nuova al suo posto. Un'ipotesi rivelatasi peraltro problematica fin dalle prime mosse, se è vero com'è vero che il Procuratore Generale di Genova vi ha ravvisato un rischio di compromissione delle prove d'indagine sul crollo; se è vero com'è vero che si è subito scatenata una diatriba su chi debba realizzare l'opera; se è vero com'è vero che si tratta di un'operazione lunga e complessa, che comporta la demolizione di molti altri edifici residenziali e produttivi; se è vero com'è vero che porterebbe alla cancellazione di una testimonianza d'eccellenza della “rivoluzione industriale italiana”».

«Dunque sotto il profilo culturale - prosegue la lettera -, ma ancor di più sulla base dell'esigenza di restituire alla città di Genova un sistema della mobilità adeguato in tempi rapidi e in condizioni di completa sicurezza, l'Inarch conferma la convinzione (già espressa nel comunicato stampa diffuso il 23 agosto scorso) che sia necessario approfondire anche un'ipotesi alternativa di restauro e reintegrazione dell'opera. Un'ipotesi consistente nel consolidamento di quanto resta del viadotto Morandi - operazione della cui fattibilità si ha conferma da numerosi esperti di strutture in cemento armato - e nell'introduzione, sul sedime della parte collassata, di un nuovo ponte squisitamente contemporaneo. Un'ipotesi fondata sui criteri metodologici più avanzati messi a punto nel nostro paese, che fungono da guida agli interventi di salvaguardia dei beni culturali anche a livello internazionale. Ciò garantirebbe - conclude l'Inarch - semplificazione delle procedure, tempi più rapidi e costi di realizzazione più contenuti e, non ultima, la salvaguardia di un'opera straordinaria, del cui crollo qualcuno ha avuto l'ardire di attribuire la responsabilità non alla cattiva gestione, ma all'insufficiente competenza professionale di Riccardo Morandi».

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