Pestaggio sul bus, in 6 a processo. Ma il barman rimarrà invalido

Chiuse le indagini sull'aggressione avvenuta a Caricamento lo scorso luglio. Per i giovani picchiatori le accuse non sono più di tentato omicidio, ma di lesioni gravissime

Si alleggerisce la posizione dei sei giovani accusati del pestaggio ai danni del barman 44enne che la notte del 14 luglio 2015 è stato aggredito a bordo in un autobus della linea 1 al capolinea di piazza Caricamento: il pubblico ministero, Vittorio Ranieri Miniati, ha comunicato la chiusura delle indagini preliminari rimandando a giudizio i tre ragazzi e le due ragazze coinvolti con un’accusa di lesioni gravissime, e non più di tentato omicidio.

Le accuse sono state derubricate sulla base della perizia del medico legale, Silvana Mazzone, secondo cui le ferite inferte alla vittima, pur gravissime, non avrebbero potuto causarne la morte. Un parere che cambia radicalmente non soltanto il capo d’accusa - lesioni gravissime con l’aggravante dell’aver usato un’arma, la cintura di uno degli aggressori, di avere agito in gruppo e dai futili motivi- ma anche l’eventuale pena cui verrebbero condannati gli accusati se riconosciuti colpevoli.

In seguito alla violentissima aggressione, il 44enne era finito in un coma da cui si è risvegliato pochi mesi fa con la vita completamente stravolta dalle conseguenze del pestaggio. Gravemente debilitato, è assistito costantemente dai familiari e dalla compagna e lotta ogni giorno per tornare alla vita di un tempo, anche se il verdetto dei medici non lascia spazio a interpretazioni: non sarà in grado di tornare al suo locale nel centro storico, né di riprendere il suo lavoro e di guadaganrsi da vivere.

Rimangono da chiarire, all’indomani dalla chiusura delle indagini, le motivazioni alla base del pestaggio: il barman, supportato dall’amico inglese che quella sera era con lui e che è stato a sua volta preso di mira dai picchiatori, continua a sostenere di essere stato aggredito perché creduto gay, mentre i 6 ragazzi fermati - uno all’epoca minorenne per cui sta procedendo il tribunale dei minori - smentiscono, affermando che a far scattare la violenza sarebbe stato l’apprezzamento del barman 44enne nei confronti di una delle ragazze presenti e, secondo il pm, coinvolte materialmente nell’aggressione. 

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Rimane invece invariata la situazione per Simone Furfaro, l’autista che quella sera era alla guida del bus su cui si è consumata la violenza, che non si è fatto avanti per fermare il pestaggio e non ha neppure chiamato i soccorsi e le forze dell’ordine. Per lui il pm ha formulato le accuse di omessa denuncia e favoreggiamento.

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