Pasto da casa, il Consiglio di Stato dà ragione a due mamme genovesi: «Stop discriminazioni»

Esulta la Rete Commissioni Mensa: i bambini che decidono di portarsi il pranzo dall'esterno non potranno più essere costretti a consumarlo al banco e lontani dai compagni che usufruiscono della mensa

Vittoria per tutti i genitori che da mesi lottano contro le dirigenze scolastiche per consentire ai propri figli di consumare il pasto da casa insieme con i compagni, senza farli sentire in alcun modo emarginati. Il Consiglio di Stato ha infatti dato ragione a due coppie  genovesi condannando, di fatto, il pasto da casa consumato in classe, lontano dal locale mensa e quindi dagli altri bambini.

«La consumazione del pasto domestico da parte degli alunni appellanti avvenga insieme agli altri alunni al fine di assicurare la necessaria integrazione in un momento di particolare rilevanza per lo stesso sviluppo educativo - ha stabilito il Consiglio di Stato con un’ordinanza del 14 marzo 2019 - Tale decisione è il risultato di un bilanciamento dei contrapposti interessi che deve essere svolto non “in astratto”, mediante la rigida prevalenza di un interesse sull’altro, ma “in concreto”, nella fase attuativa della decisione stessa; ciò implica che l’istituzione scolastica dovrà effettuare, mediante il proprio personale, una attività di vigilanza, nel momento di consumazione del pasto nell’ambito dello stesso refettorio, al fine di evitare rischi di contaminazione di cibi».

A presentare il ricorso, due mamme le cui figlie sono iscritte in una scuola della Valbisagno. La preside aveva stabilito che le bambine consumassero il pasto da casa in classe, al banco, mentre i compagni affollavano la mensa mangiando le pietanze veicolate dall’esterno. E proprio l’assenza di centri di cottura interni è uno dei fattori che spinge sempre più genitori a propendere per il pasto da casa. Il fatto che alcuni dirigenti scolastici abbiano direttamente o indirettamente contestato la scelta, imponendo il consumo del pasto a un tavolo “speciale”, separato rispetto agli altri, o in classe, ha spinto alcuni genitori a riprendere i bambini e portarli a casa per il pranzo con conseguenze sul programma di tutta la giornata. Adesso il Consiglio di Stato interviene su una questione che ha rilevanza nazionale.

«Per le ragioni sin qui esposte, la Sezione ritiene che l’esercizio del potere discrezionale organizzativo dell’amministrazione resistente non abbia rispettato il principio di ragionevolezza che imponeva l’effettuazione di un diverso bilanciamento degli interessi alla luce della intrinseca natura delle posizioni soggettive coinvolte», si legge nell’ordinanza. Che di fatto impone ai dirigenti scolastici di consentire ai bambini di consumare in libertà e serenità il pasto portato da casa insieme con i compagni.

«Oggi è un grande giorno per tutti i bambini che sono stati discriminati a scuola - è il commento soddisfatto della Rete Commissioni Mensa, punto di riferimento cittadino per tutti i genitori - Sono finiti i tempi della caccia alle streghe, le mamme non più "egoiste radical chic" ma difensori (a proprie spese personali) del diritto di tutti i genitori e i bambini». Importante, comunque, sottolineare che l'ordinanza non contribuisce a regolare un tema a oggi ancora molto nebuloso: non esiste ancora una normativa precisa sul pasto da casa, ma singoli casi che vengono dibattuti in sede legale.

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