Identificate le orche genovesi: arrivano dall'Islanda, la migrazione è da record

Un viaggio lunghissimo dalla terra "del ghiaccio e del fuoco" per finire "intrappolate" nel bacino portuale di Pra'-Voltri: ecco cosa si sa sul pod che ormai da 12 giorni staziona nel Mediterraneo

Credit: Orca Guardians Iceland

Mamma orca sarebbe SN114, poi ci sono “Riptide”, “Dropi” e “Aquamarin”: al 16esimo giorno di permanenza del pod di orche nel bacino portuale di Pra’-Voltri, arrivano importanti novità almeno dal punto di vista della loro identità e provenienza, anche se ancora poco o nulla si sa sui motivi per cui restano così sotto costa, in acque poco familiari.

Grazie alle fotografie e all’incrocio dei dati, è stato possibile tracciare il percorso del pod e la loro provenienza: si tratterebbe di una famiglia proveniente dall’Islanda, come confermato anche dall’organizzazione “Orca Guardians Iceland”, che ha identificato il pod grazie alle immagini scattate da Samuele Wurtz di Artescienza, dalla presidente di Menkab, Giulia Calogero, e da Biagio Violi dell'Università di Genova, oltre ai colleghi del centro di ricerca islandese Duncan Versteegh, Manon Themelin e Marie Therese Mrusczok. Un viaggio da record, una migrazione di oltre 5.200 km tra la “terra del ghiaccio e del fuoco” e l’Italia, che è stato ricostruito grazie alla collaborazione di una grande rete di ricercatori, esperti e “avvistatori”.

«Abbiamo usato le immagini del nostro database, costruito in 6 anni di osservazioni e tour nell’Ovest dell’Islanda e nella penisola di Snaefellsnes - spiegano da Orca Guardians Iceland - E attraverso la comparazione delle foto siamo riusciti a individuare alcune caratteristiche che ci hanno permesso di identificare il pod».

VIDEO | Orche in porto, il lamento straziante di mamma orca per il suo piccolo

Stando a quanto ricostruito dall’associazione, il pod è stato avvistato per la prima volta nel giugno del 2014. Un anno dopo il gruppetto è diventato un assiduo frequentatore delle acqua islandesi durante l’estate, con 6 avvistamenti confermati. Ai tempi il gruppo era già formato da 4 esemplari, mancava - ovviamente - solo il piccolo, morto proprio in acque genovesi o comunque poco distante dalle coste liguri. L’associazione riporta che tra giugno e luglio 2017 tutti e 4 i metri del pod sono arrivati in Islanda proprio con il piccolo: «Non è rato che alcuni gruppi diventino stabili, arrivando sempre nello stesso periodo - confermano gli esperti - Molti gruppi sembrano seguire sempre lo stesso modello di migrazione, soprattutto le orche che vediamo in estate nella penisola dello Snaefellsnes».

Dal 2017 in poi il pod “genovese” non è più stato avvistato in Islanda: due anni e mezzo dopo è comparso a Genova, calamitando l’attenzione internazionale e lasciando un grande interrogativo irrisolto. E cioè: perché restano in acque così poco familiari? Davvero uno o più esemplari sono malati, o la permanenza deriva da una serie di fattori concatenati - la morte del piccolo, la stanchezza per un viaggio così lungo, i cambiamenti climatici che possono averle confuse e altri incognite - su cui ancora va fatta chiarezza.

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A due settimane dal loro arrivo nel mar Ligure, intanto, le orche non danno segno di voler lasciare il fazzoletto di mare in cui nuotano e in cui mamma orca, alla fine, ha abbandonato il piccolo morto, area interessata da un'ordinanza del Ministero dell'Ambiente a tutela dei cetacei. Sabato si era riaccesa la speranza, nessuna pinna nera per oltre 10 ore, ma alla fine il pod è rientrato in rada, con tutta probabilità dopo avere mangiato. E le loro condizioni, in particolare quelle del giovane maschio, suscitano sempre più preoccupazione.

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