Delitto di Lumarzo, Borgarelli interrogato in carcere

Il nipote del pensionato ucciso e decapitato nei boschi di Craviasco è in isolamento a Marassi dallo scorso giovedì. In mattinata l'interrogatorio di garanzia, che potrebbe rivelarsi un momento chiave

Claudio Borgarelli accompagnato in carcere dai carabinieri dopo l'arresto

Va in scena in queste ore nel carcere di Marassi uno dei momenti chiave dell’inchiesta sulla morte di Albano Crocco, il pensionato di 68 anni ucciso e decapitato nei boschi di Lumarzo lo scorso 11 ottobre. E’ fissato per la mattinata, infatti, l’interrogatorio di garanzia di Claudio Borgarelli, nipote della vittima, arrestato lo scorso giovedì con le accuse di omicidio aggravato e premeditato e occultamento e soppressione di parte di cadavere. 

Borgarelli, detenuto in regime di isolamento, è stato arrestato dopo due settimane di indagini portate avanti dai carabinieri di Chiavari, del Nucleo Investigativo e del Nucleo Operativo, coordinati dal sostituto procuratore Silvio Franz e dal procuratore capo Francesco Cozzi. A convincere il gip Paola Faggioni a emettere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono stati i “gravi indizi” di colpevolezza raccolti dagli investigatori, in primis le intercettazioni ambientali, che hanno rivelato un lato che Borgarelli ancora non aveva mostrato né agli inquirenti né ai media che erano riusciti a intercettarlo: sia in auto sia in casa, tappezzate entrambe di cimici, l’uomo si sarebbe più volte lasciato andare a ragionamenti a voce alta che in molti casi sono apparsi in tutto e per tutto vaniloqui, in cui di fatto avrebbe ammesso di avere ucciso lo zio per motivi legati all’utilizzo, a suo dire improprio, della strada sterrata che porta alla sua villetta e da lì ai boschi di Craviasco.

Guarda il video che "incastra" Claudio Borgarelli

Tanto ormai l’ho ammazzato, tanto vale collaborare”, avrebbe detto Borgarelli durante una delle sue riflessioni, mentre in altre sembrerebbe avere manifestato istinti omicidi anche nei confronti di una collega dell’ospedale San Martino, dove lavora come infermiere (lo stesso ruolo svolto dallo zio per molti anni), e di un’altra persona che avrebbe percorso la strada contro il suo volere. Proprio i motivi, definiti “futili” dal gip, che hanno scatenato la violenza di Borgarelli, e i timori che potesse nuovamente perdere il controllo, hanno contribuito a far scattare l’arresto, insieme con le riprese delle videocamere di sorveglianza che l’uomo aveva piazzato davanti agli ingressi della sua villetta per controllarla da ogni angolazione, e che alla fine potrebbero ritorcersi contro di lui. I filmati risalenti alla mattina dell’omicidio, pochi minuti dopo le 7.30 (ora stimata dell’arrivo di Crocco nello spiazzo davanti la casa del nipote, e della successiva morte) lo riprendono infatti uscire di casa con indosso una tuta blu mai ritrovata durante le perquisizioni, in mano un sacchetto nero della spazzatura, un braccio tenuto rigidamente lungo il corpo e stranamente “rigonfio” sotto la manica.

Il sospetto degli investigatori, corroborato anche dalle immagini delle telecamere di un benzinaio sulla strada che porta a Genova, in cui Borgarelli è ripreso mentre getta via la spazzatura, è che nel sacchetto potesse esserci la testa (ancora non ritrovata) del povero Crocco, e che nella manica l’uomo tenesse nascosto il machete che potrebbe avere usato per decapitarlo dopo averlo colto di sorpresa con una fucilata alla schiena. Indizi pesanti, che insieme con le intercettazioni-confessioni non fanno che aumentare le certezze dei carabinieri e della procura.

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Borgarelli, dal canto suo, ha continuato a negare ogni responsabilità, sostenendo di non avere incontrato lo zio la mattina dell’omicidio ma di avere soltanto visto la sua auto. Ma negli ultimi giorni, con l’arresto e il trasferimento in carcere, la sua compostezza sembra essere in parte crollata, e lo stesso avvocato, Antonio Rubino, ha ammesso di avere notato momenti di poca lucidità durante il loro primo incontro a Marassi. A svelare qualcosa in più potrebbe dunque essere l’interrogatorio, durante il quale gli inquirenti sperano di riuscire a scoprire, finalmente, che cosa sia successo esattamente la mattina dell’11 ottobre scorso.

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