Omicidio Di Maria, maxi condanne per Guido e Vincenzo Morso

I giudici hanno condannato padre e figlio rispettivamente a 19 e 21 anni di carcere per l'uccisione del 27enne genovese, avvenuta il 17 settembre 2016 a Molassana

Si chiude con una condanna rispettivamente a 17 e 15 anni di carcere per omicidio il processo con rito abbreviato che vede imputati Guido e Vincenzo Morso per l’omicidio di Davide Di Maria, il 27enne ucciso in un appartamento di Molassana il 17 settembre del 2016. 

La sentenza è stata emessa in mattinata, al termine della riunione in camera di consiglio dei giudici: a quella per omicidio colposo si aggiunge anche la condanna a 4 anni e 5 mesi e 4 anni per ricettazione e possesso di armi, che porta il totale a 21 anni e 5 mesi di carcere per Guido, e a 19 anni per il padre Vincenzo. Per quest'ultimo le accuse erano state riformulate a processo ormai inoltrato, spingendo gli avvocati a chiedere e ottenere il rito abbreviato.

La ricostruzione

La tesi dell’accusa, sposata dai giudici, è che il pomeriggio del 17 settembre 2016 i due Morso siano arrivati nell’appartamento di Molassana in cui li attendevano Di Maria e gli amici Marco N’Diaye e Christian Beron già convinti che si trattasse di una trappola. Al centro delle tensioni, un debito di droga e l’intenzione, soprattutto da parte di N’Diaye, di “invadere” la piazza di spaccio dei Morso, come dimostrerebbe anche la rapina messa a segno il giorno prima della morte di Di Maria. Vittime due giovani genovesi “colpevoli” di non rifornirsi di droga da N’Diaye, presi di mira anche per recuperare la somma dovuta ai Morso.

L’incontro con padre e figlio sarebbe stato convocato, sulla carta, proprio per chiarire la situazione, anche se, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, N’Diaye era deciso a tendere una trappola. Di cui i Morso sarebbero stati consapevoli.

«Volevano uccidere», ha sostenuto durante il processo il sostituto procuratore Alberto Landolfi (che aveva chiesto 19 anni per ciascuno) in aula, sottolineando che appena messo piede nell’abitazione Vincenzo Morso, armato, avrebbe estratto la pistola e sparato un colpo andato poi a conficcarsi in un mobiletto. L’arma si sarebbe quindi inceppata, e ne sarebbe nata una rissa: N’Diaye si sarebbe lanciato su Vincenzo Morso, e il figlio Guido, per difendere il padre, avrebbe estratto un coltello e colpito prima N’Diaye alle gambe e poi Di Maria allo stomaco con un fendente mortale.

Lo stesso N’Dyaie (l’unico detenuto in carcere con l’accusa di spaccio e possesso di armi) al termine del procedimento è stato condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere per rissa aggravata dalla morte.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • I ristoranti di Genova proposti dalla Guida Michelin 2020

  • Referendum per il taglio dei parlamentari: come e quando si vota

  • Coronavirus, guardia alta anche in Liguria: la Regione attiva sindaci e medici di famiglia

  • Pentema diventa un set per il film "Mondi Paralleli"

  • Coronavirus, Viale: «Negativi i test sulle persone esaminate al San Martino»

  • Coronavirus, le disposizioni di Trenitalia: «Rimborso in bonus a chi rinuncia al viaggio»

Torna su
GenovaToday è in caricamento