Delitto di Borzonasca, Marietto Rossi e la sua banda a processo con rito abbreviato

Il gangster genovese che nel febbraio del 2015 freddò a colpi di pistola il pusher Giuseppe Lombardi si presenterà davanti al giudice il 21 marzo insieme con i complici, usufruendo di uno sconto di pena

Si è conclusa con un richiesta di rinvio a giudizio con rito abbreviato l’udienza preliminare del processo che vede imputato il gangster genovese Mario “Marietto” Rossi per l’omicidio di Giovanni Lombardi, il corriere della droga freddato un anno fa con 4 colpi di pistola a Borzonasca, nell’entroterra genovese.

Rossi e la sua banda, composta dai genovesi Paolo Saba e Paolo Barigione, hanno chiesto e ottenuto di poter essere processati con il rito abbreviato per poter usufruire di una riduzione della pena di un terzo. Per loro il processo incomincerà il prossimo 21 marzo, mentre Cosimo Salvatore Catalfamo, Gianluca Rosetta e Mario Caldaroni, i tre uomini accusati di avere collaborato con Marietto per portare a termine quello che secondo gli agenti della Squadra Mobile sarebbe stato un blitz punitivo per conquistare la piazza di spaccio genovese, sono stati rinviati a giudizio davanti alla Corte d’Assise, dove dovranno presentarsi il prossimo 12 aprile.

Le accuse sono, a vario titolo, di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, tentato occultamento di cadavere e detenzione di droga: stando a quanto ricostruito dagli investigatori, coordinati dal pm Alberto Lari, la notte del 21 febbraio Marietto Rossi aveva teso un agguato a Lombardi, incaricato di consegnare due kg di cocaina da Giacinto Pino, il cosiddetto “boss di Soziglia”, l’uomo che controllava la piazza di spaccio cittadina e che ha patteggiato una condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per la partita di droga affidata al pusher ucciso. 

Lo scopo della banda di Rossi, secondo l’accusa, era proprio quella di stravolgere gli equilibri colpendo Pino attraverso Lombardi: i poliziotti, che da tempo tenevano sotto controllo la banda con appostamenti e intercettazioni, erano riusciti ad arrivare sul luogo del delitto pochi minuti dopo l’omicidio, cogliendo sul fatto Rossi e i suoi complici mentre si preparavano a seppellire il cadavere di Lombardi in una fossa già preparata nel terreno di proprietà di Rosetta.

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