Movida, esposto al Tar di Ascom e Confesercenti contro le ordinanze

Non si placano le proteste dei commercianti del centro storico dopo l'entrata in vigore dei provvedimenti con cui Tursi ha disposto chiusure anticipate per bar e locali notturni della zona

Non si placano le proteste dei commercianti del centro storico, sul piede di guerra dall'entrata in vigore delle due ordinanze di Tursi (l’altra riguarda Sampierdarena) finalizzate a regolamentare la movida imponendo chiusure anticipate e divieti in materia di vendita e somministrazione di bevande alcolici: Fiepet-Confesercenti e Fepag-Ascom hanno annunciato l’intenzione di fare ricorso al Tar e di avere già provveduto a segnalare all’Antitrust i punti del provvedimento che «hanno profili di illegittimità».

A scatenare la protesta, il fatto che il provvedimento, pensato per il centro storico soprattutto per combattere la proliferazione dei mini market, venga applicato senza differenziazioni a tutti i locali notturni e i bar della zona, obbligati ad abbassare le saracinesche alle 2 nei prefestivi e all’una negli altri giorni della settimana: «Non è possibile mettere sullo stesso piano i tanti commercianti seri e i pochi che provano a fare i furbi, fissando un orario di chiusura anticipata uguale per tutti – tuonano i responsabili delle due associazioni - Erano state le stesse Fiepet e Fepag a chiedere, da tempo, un giro di vite contro ogni forma di abusivismo commerciale, ma per riuscire nell'obiettivo sarebbe stato sufficiente far rispettare le regole esistenti mediante seri controlli da parte delle forze dell'ordine. Estendendo in maniera generalizzata l'obbligo di chiusura all'una di notte nei giorni infrasettimanali e alle due nei weekend, invece, il Comune provoca un danno economico a tutti gli operatori del centro storico, indistintamente, e questo è inaccettabile, anche alla luce degli investimenti sostenuti da molti esercizi: basti a pensare a quelli che si sono dotati, pagandolo di tasca loro, di un servizio di vigilanza interno ed esterno al locale».

Da qui a decisione di rivolgersi al Tar e di presentare un esposto all’Antitrust, in cui le associazioni hanno citato le parole del presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Giovanni Pitruzzella, che in audizione al Senato l’1 luglio 2015 aveva sottolineato che «le restrizioni alla libertà degli operatori economici in materia di orari e di giornate di apertura e chiusura degli esercizi commerciali ostacolano il normale dispiegarsi delle dinamiche competitive», e che secondo la normativa nazionale le attività commerciali «non possono essere soggette a limiti in materia di orari di apertura e chiusura dei relativi esercizi, essendo rimessa ogni decisione in materia al libero apprezzamento degli operatori economici».  

Nell’esposto all’Antitrust le associazioni hanno inoltre fatto riferimento al conflitto di competenze tra enti locali e Stato: «Se da una parte spetta in effetti alle Regioni e, comunque, non ai Comuni, legiferare in materia di commercio, il commercio stesso è inevitabilmente influenzato dalla materia sulla concorrenza che è, invece, di esclusiva competenza dello Stato». 

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L’entrata in vigore delle ordinanze aveva sollevato una vera e propria bufera di critiche sulla giunta Doria da parte dei titolari di gran parte dei bar e dei locali notturni del centro storico, soprattutto quelli che da anni sono un punto di riferimento per gli amanti della musica dal vivo, e dai frequentatori abituali della movida cittadina, da cui era anche partita una raccolta firme per chiedere maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine invece di una «chiusura anticipata folle e letale per ogni forma di svago serale a Genova».
 

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