Morto nella cava del Gazzo, attesa per il racconto dell’unico testimone

Si tratta del cognato del 39enne deceduto, sotto choc e ancora troppo provato per riferire con esattezza cosa sia accaduto

Continuano gli accertamenti sulla morte di Xhafer Sahitaj, l’uomo di 39 anni che lunedì pomeriggio è precipitato da un’altezza di 20 metri mentre stava lavorando nell’ex cava del monte Gazzo, oggi adibita a deposito di rocce e materiale di scavo.

I funzionari dell’Ispettorato del Lavoro dell’Asl, cui sono affidate le indagini, stanno aspettando di ascoltare il cognato del 39enne, unico testimone del fatale incidente: l’uomo, unico altro operaio presente nel sito, ha assistito alla caduta ed è stato il primo a tentare di soccorrere la vittima, chiamando poi immediatamente il 112 per chiedere aiuto. Sotto choc, ancora non è in grado di riferire cosa sia esattamente accaduto.

L’ipotesi più probabile, al momento, è che la caduta sia stata provocata dal cedimento di parte del costone su cui Sahitaj stava installando una rete d’acciaio paramassi: la zona è stata sequestrata per accertamenti, così come le attrezzature. Da capire ancora come e dove l’imbracatura del 39enne era ancorata, e se si sia rotta in conseguenza del cedimento della roccia o prima, causando il cedimento stesso.

Sahitaj lavorava per una ditta in appalto. Assunto da circa due anni, era un lavoratore interinale e risiedeva a Villanova d’Albenga. Il sostituto procuratore Francesca Rombolà, cui è affidato il fascicolo, ha già disposto l’autopsia per accertare le cause della morte.

Edili in sciopero 4 ore mercoledì 

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Per mercoledì, intanto, è stato indetto uno sciopero di 4 ore degli edili per la sicurezza sul lavoro: «È un argomento complesso e doloroso che non viene affrontato nel modo giusto - scrivono i sindacati - basti pensare che sono stati ridotti di oltre il 30 per cento i premi assicurativi antifortunistici che le imprese hanno l’obbligo di pagare all’Inail».

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